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Roma, 30 dic- La web tax “potrebbe determinare uno svantaggio competitivo delle imprese residenti sia rispetto al mercato tradizionale interno sia rispetto al mercato internazionale”. A dirlo è l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) nel suo ultimo Bollettino Flash dedicato alla tassazione delle transazioni digitali.

La nuova imposta con aliquota al 3% sulle transazioni on line business to business è stata introdotta dalla manovra per il 2018 e in vigore a partire dal 2019.  Il problema, spiega l’UpB, sta nel fatto che i ricavi delle imprese digitali residenti “sono sottoposti non solo al nuovo tributo, ma anche alle altre imposte dirette con le aliquote vigenti in Italia, con un onere di imposta effettivo più elevato”. Per capire meglio quanto detto, il Bollettino fa due esempi pratici. Nel primo, ipotizzando un margine di profitto del 50% sulla singola transizione, l’aliquota implicita complessiva sui profitti passa dal 27,9% (per l’Ires e l’Irap) al 33,9 per cento. Con un margine di profitto al 20%, “più basso” ma anche “più coerente con i margini medi delle imprese nel settore digitale”, l’aliquota sale al 42,9% “e continua a crescere con la riduzione del margine di profitto”. Al contrario, per le multinazionali non residenti “il nuovo tributo potrebbe assolvere definitivamente agli obblighi tributari in Italia continuando a pagare aliquote di imposta irrisorie nei paesi a fiscalità privilegiata”.

Il gettito, inoltre, rischia di essere assai misero. Dalla web tax – che sarà applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni e colpirà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi nell’anno solare – arriveranno, secondo la stima della relazione tecnica che accompagna la manovra, appena 190 milioni di euro. Il parere dei tecnici di Palazzo San Macuto conferma le critiche che sono state mosse nei confronti di questo procedimento. L’iter legislativo di questo provvedimento è stato molto complesso e si è concluso con l’approvazione di un emendamento di Francesco Boccia (Pd) che modifica la formulazione della web tax introdotta nel primo passaggio al Senato. Il primo relatore del provvedimento Massimo Mucchetti ha stroncato senza mezzi termini le modifiche volute dal suo collega di partito. Boccia dal canto suo critica le valutazioni dell’UpB e si difende sostenendo che: “Le aziende italiane non pagheranno un solo centesimo nel 2018”.  Inoltre il deputato dem invita a guardare avanti: “Se l’Europa manterrà le promesse (annunciate nel consiglio Ecofin di dicembre) diventerà superflua anche l’imposta sulle transazioni perché tutte le multinazionali pagheranno le imposte nei Paesi in cui fanno business”. Pertanto, in attesa dell’intervento di Bruxelles, le multinazionali dell’economia 2.0 continueranno ad eludere il fisco e in compenso le aziende italiane che operano nel settore subiranno un aumento della pressione fiscale. La diciassettesima legislatura si chiude con l’ennesimo clamoroso caso di autolesionismo.

Salvatore Recupero

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1 commento

  1. Che disastro, i soliti comunistelli miopi ed
    impegnati a razzolare soldi a caso,idioti inconsapevoli dei danni che arrecano al sistema paese già arretrato e nelle mani di una burocrazia borbonica….. ovviamente quella funzionava meglio. Poi in futuro qualche illuminato mi spiegherà cosa ci fanno gli espertoni economici nei ministeri,alla ragioneria dello stato,nelle commissioni varie di camera e senato…..ma quanta cavolo di gente paghiamo per non fare un emerito ca**o dalla mattina alla sera…..???

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