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Figline Valdarno, 5 ott – Lo stabilimento Bekaert di Figline Valdarno (Firenze) proseguirà la sua attività fino al 31 dicembre, poi per i 318 dipendenti si aprirà un anno di cassa integrazione per cessazione. Questo è in sintesi il risultato dell’accordo firmato mercoledì scorso al ministero dello Sviluppo Economico fra la multinazionale belga e i sindacati. I lavoratori toscani per il momento possono tirare un sospiro di sollievo. Il documento sottoscritto dalle parti, infatti, prevede alcune clausole interessanti. Vediamo quali. Intanto la sospensione della procedura di licenziamento collettivo, la cassa integrazione di un anno (ex decreto 109/2018) e incentivi all’esodo che prevedono tre scaglioni di anzianità per ogni fascia.
Inoltre verrà avviato un piano di politiche attive ossia incentivi alle aziende che assumeranno gli operai della multinazionale belga. In particolare, le imprese che decideranno di investire nello stabilimento avranno uno “sconto” pari a 40mila euro per ogni lavoratore riassorbito, mentre le aziende terze che assumeranno i dipendenti Bekaert avranno un incentivo di 10mila euro alla riassunzione, oltre al pacchetto di politiche attive che verrà messo in atto anche con il sostegno della Regione Toscana. L’intesa raggiunta ha soddisfatto tutti: azienda, governo e sindacati.
Ma non è tutto oro quello che luccica. I toni trionfalisti, però, dovrebbero lasciare spazio ad una riflessione più approfondita alla luce di quanto è accaduto in questi ultimi mesi. Facciamo un piccolo passo indietro. Lo scorso giugno Bekaert Group ha annunciato la decisione di chiudere il sito italiano di Figline e Incisa Valdarno, dedicato alla produzione di rinforzi in acciaio per pneumatici (steel cord), e di cessare le attività nella fabbrica, acquistata nel 2014 da Pirelli. Il colosso belga dopo aver sfruttato per quattro anni le competenze delle maestranze toscane, sceglie di delocalizzare. Seguiranno scontri anche aspri con dipendenti e sindacati. Alla fine l’azienda ha ottenuto il suo obiettivo: trasferire la produzione all’estero. Il costo sociale di quest’operazione è rimasto a carico della collettività.
La vera sfida, dunque inizia ora e si chiama riconversione. C’è un anno di tempo per trovare un nuovo acquirente per lo stabilimento di Figline Valdarno. È necessario evitare la desertificazione industriale. La proroga degli strumenti di sostegno al reddito come la cassa integrazione deve servire a gestire una crisi transitoria dei volumi di lavoro, non può essere una soluzione di medio termine.  Le vere politiche attive per il lavoro non possono essere solo mance e bonus per chi assume, ma debbono rilanciare in maniera organica e strutturale il nostro sistema produttivo.
Salvatore Recupero

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