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Bonaccini, la laurea e il disprezzo di classe: la lezione che la sinistra non ha mai imparato

by Tony Fabrizio
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Roma, 30 ago – Stefano Bonaccini ha finalmente trovato la spiegazione alle sconfitte della sinistra: gli elettori hanno studiato poco. Ridotto ormai a meme di sé stesso, l’ex governatore emiliano è riuscito nell’impresa di condensare in poche parole uno dei motivi per cui il centrosinistra continua a perdere consensi proprio tra quelle classi popolari che pretende ancora di rappresentare.

Bonaccini e quell’insopportabile puzza sotto il naso

Questa perla non è neanche scappata a Bonaccini durante il travaglio di una sconfitta elettorale, quando il politico bocciato accusa gli elettori di «non essere ancora pronti per la sua grandezza». No, l’ha sparata a bocce ferme. Gratis. Così, per lo sfizio di farsi del male. E pensare che Bonaccini negli ultimi anni aveva lavorato duramente alla propria trasformazione: comunista, poi moderato con la stessa facilità del cambio di look e della dieta, arrivato tardi, troppo tardi, nel solco tracciato da quel Silvio Berlusconi che la sua parte politica aveva combattuto per decenni. Il risultato, però, è una brutta copia del berlusconismo fuori tempo massimo: una macchietta spocchiosa e specchiosa di un modello politico ormai sepolto e resuscitato senza nemmeno il talento dell’originale. Ma soprattutto nemmeno laureato.

Il punto ovviamente non è Bonaccini o le lauree necessarie per poter parlare tipo in Cina. È dal 2011 che la destra incassa assegni in bianco grazie all’insopportabile puzza sotto il naso dei progressisti. Ogni volta che un esponente della sinistra sale sul pulpito a spiegare che i poveri votano a destra perché «hanno studiato poco», a Giorgia Meloni non resta che impacchettare la frase, infiocchettarla e servirla agli italiani: «Avete visto? Loro vi chiedono la laurea per rispettarvi, noi vi ascoltiamo». È una dinamica ormai talmente prevedibile da apparire quasi scientifica. La sinistra perde consenso popolare, cerca una spiegazione e finisce puntualmente per attribuire la colpa agli stessi elettori che vorrebbe riconquistare: ignoranti, disinformati, manipolati, incapaci di comprendere i propri interessi. Poi si stupisce se quegli stessi elettori preferiscono votare qualcun altro.

Una strategia vincente

A questo punto la domanda nasce spontanea: ma per un puro e semplice istinto di sopravvivenza, alla sinistra non viene il dubbio che fare la stessa identica fesseria da quindici anni sia da fessi Evidentemente no. Altrimenti avrebbero capito che la vera fortuna di questa destra è anche l’impresentabilità dell’attuale sinistra: primarie sì, primarie no, candidiamo un diciottenne, meglio se partigiano, ma perché no Elly Schlein, anzi Elena per i compagni. Un campo largo che cambia formule, candidati e slogan senza mai mettere in discussione il proprio rapporto con il Paese reale. Insomma, loro continuano a pontificare dall’alto del nulla con la laurea in tasca, mentre gli «ignoranti» potrebbero tranquillamente vincere di nuovo le elezioni.

Tony Fabrizio

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