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Roma, 5 feb – 30 mila euro di diritti sborsati dalla Rai per la puntata di “C’è Grillo” al popolare comico ligure: adesso è il turno di Roberto Benigni e della sua richiesta di 200 mila euro per la messa in onda di “C’è Benigni”, lo speciale sulla sua carriera andato in onda lunedì 4 febbraio.

L’attore e regista toscano (ultimamente tra i firmatari e promotori della iniziativa pro Ong “Non siamo pesci”) avrebbe chiesto un compenso certamente esoso per l’utilizzo di spezzoni di sketch comici e brani dai suoi film.
Stando a questa indiscrezione (riportata anche da Il Fatto Quotidiano) sin’ora la puntata monografica dedicata a Benigni del format di “Mamma Rai” sarebbe la più costosa per le casse dell’azienda, superando di diverse lunghezze quelle dedicate precedentemente ad Adriano Celentano e, per l’appunto, all’opera di Beppe Grillo.

Il cineasta toscano, “gran visir” della sinistra pane e caviale, avrebbe fatto pervenire le proprie pretese attraverso il suo manager Lucio Presta.

Di fronte a tale assurda richiesta, la Rai avrebbe cercato con il management del premio Oscar per “La vita è bella” un accordo, riuscendo a ribassare la cifra in uno spettro che va dai centomila e i centocinquantamila euro: una piccola “vittoria” se si tiene presente che ciò che è andato in onda su Rai 2 non era altro che una carrellata di spezzoni di repertorio.

Se, infatti, a “parole” Benigni si dichiara a favore dell’uguaglianza sociale contro le spietate leggi del capitalismo sa guardarsi molto bene i suoi “affari” (sarebbe il caso di aggiungere “di famiglia”): i diritti d’immagine di tutte le performance che lo riguardano (ivi comprese quelle che furono girate e poi trasmesse dalla emittente nazionale italiana) sono di sua esclusiva proprietà. Ovvero della società cinematografica “Melampo”, di cui Benigni è proprietario assieme alla moglie Nicoletta Braschi.
In altre parole altri due famosi “comunisti col Rolex” potranno comprare con le tasse dei contribuenti l’esoso orologio svizzero.

Ilaria Paoletti

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