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Roma, 30 gen – Quasi tutta colpa della (mancata) vigilanza. È questo il “risultato” al quale, dopo mesi di lavori, è pervenuta la commissione banche che doveva far luce sulle criticità del sistema del credito italiano.
“Nello scenario che ha caratterizzato l’ultimo decennio – si legge nella relazione conclusiva – l’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace“, specialmente “ai fini della tutela del risparmio”. “La disamina e l’approfondimento di alcuni eventi che hanno contraddistinto l’azione della vigilanza – nella specie di Banca d’Italia e Consob – ha fatto emergere, nell’ambito dell’inchiesta, oggettive debolezze nella collaborazione e nello scambio reciproco di informazioni rilevanti tra i due organismi”, prosegue il testo, che oltre a via Nazionale punta il dito contro la commissione per le società e la borsa, la quale, pur dotata di più ampi poteri ispettivi, “non pare averli utilizzati adeguatamente (avendoli attivati in due sole occasioni) né aver, di fatto, conseguito risultati significativi”.
Seguono alcune ipotesi di lavoro che la commissione lascia in eredità al prossimo esecutivo. Un memorandum di misure che il venturo parlamento sarà invitato ad approvare al fine di evitare il ripetersi dei crac di questi anni, da Mps alle banche venete. “Appare opportuno – si legge ancora – valutare la previsione di allargare a Banca d’Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf e quindi, tra l’altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni”. Si segnala poi, stanti le evidenti difficoltà di comunicazione fra i vari entri, la necessità di “garantire costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le Autorità di vigilanza nazionali”.
La commissione banche, annunciata in pompa magna come lo strumento risolutivo delle crisi degli istituti di credito, chiude così le proprie sedute con una relazione finale sulla quale non si riesce neanche a trovare un’unitarietà di vedute, dato che gli esponenti del Movimento 5 Stelle, insieme a quelli di Liberi e Uguali e del centrodestra, hanno votato contro. Il motivo? La forca, tanto per cambiare: stando ai grillini, nel documento non sarebbe indicata alcuna responsabilità. Come se la commissione avesse dovuto sostituirsi alla magistratura.
Dall’altra parte, invece, verrebbe da dire a Casini e sodali un bel “grazie”, non fosse che le conclusioni sono talmente lapalissiane da lasciare quasi basiti. Nessun riferimento alla perdurante stagnazione che porterà le banche ciclicamente a nuove difficoltà, di fronte alle quali non basteranno i (tardivi) miliardi iniettati dal pubblico. Nessuna denuncia delle storture dovute ad allegre scelte di credito, che almeno nel caso di Mps sono legate a doppio filo anche con la politica (meglio: con il Pd). Le criticità del sistema di vigilanza erano e sono invece note da anni per la quasi comica quanto cronica incapacità di intervenire se non quando i proverbiali buoi sono già scappati, rientrati in stalla e scappati di nuovo. E c’era bisogno di una commissione ad hoc per saperlo?
Filippo Burla

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1 commento

  1. “Appare opportuno – si legge ancora – valutare la previsione di allargare a Banca d’Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf e quindi, tra l’altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni”
    Allucinante!! Vogliono dare alla banca d’italia(non a caso in minuscolo) che è privata(solo il 5% è pubblico) il potere di investigare le aziende italiane!! Cosi’ banca d’italia avrà tutti i dati necessari per metterle sotto accusa e poi farle scalare a due soldi dai suoi padroni globalisti stranieri che si sono comprati anche il resto del nostro paese, banche pubbliche comprese ??

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