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Roma, 30 gen – Nei primi anni ’90, nel pieno dell’emergenza “naziskin”, Franco Berardi “Bifo” pubblicò un volumetto il cui titolo era tutto un programma: Come si cura il nazi. Nel 2018, nel pieno di un’altra emergenza tutta mediatica, quella sulla “onda nera”, l’estrema sinistra ha significativamente cambiato prospettiva e il tono generale sembra essere: Come si parla del nazi. Si tratta di un passo indietro concettuale e politico significativo: negli anni ’90, almeno, si ammetteva che ci fosse una questione da affrontare nella realtà, a prescindere dal fatto che la soluzione proposta fosse poi supponente e “terapeutica”. Oggi, invece, si dà tutta la colpa ai media: i “nazi” non esistono, sono i media che li fanno esistere. Bisogna quindi operare sui media, con il bastone e la carota: ora spiegandoglielo paternalisticamente, ora criticandoli, ora minacciandoli.
Sono diversi i segnali che vanno in questo senso. Il caso dell’articolo appena uscito di Open Democracy  a proposito dei media italiani che starebbero rendendo “glamour” il fascismo ne è un caso eloquente: un lungo articolo in inglese in cui vengono pubblicamente tirate le orecchie ai media italiani, colpevoli di aver dato un’immagine troppo bella dei “fasci”, cioè in sostanza di CasaPound. Un vero e proprio foglio d’ordini inviato ai giornalisti, che arriva dal portale di George Soros (sembra monotono tirare sempre in mezzo lui, ma non è colpa nostra se l’estrema sinistra è allineata a uno dei peggiori pescecani della finanza globale di sempre). L’autrice del pezzo, Claudia Torrisi, scrive anche per Vice, portale in cui, tuttavia, il vero esperto di fascisteria è Leonardo Bianchi. Il quale, già tempo fa, ci aveva regalato un’altra perla del genere, intitolata “Come CasaPound sta ‘fregando’ i media italiani”. Al centro dell’analisi, la strategia mediatica di Cpi, letta appunto come una grande operazione di trollaggio, a cui i giornalisti si presterebbero per ingenuità o per una strutturale carenza di anticorpi antifascisti nella società italiana.
Il 14 febbraio, Bianchi si troverà a parlare di tutto ciò nell’incontro eloquentemente intitolato “Fascismo mainstream? Le ragioni dello sdoganamento a reti unificate dello squadrismo”, organizzato da alcune delle sigle più radicali dell’antifascismo militante romano. Ospite d’onore, l’immancabile Zerocalcare, che poche settimane fa ha avuto uno spazio spropositato, nonché la copertina, gentilmente concessi dall’Espresso (chi sarebbe il mainstream, quindi?). Per dire cosa? a) Che tutta l’estrema destra o anche quella meno estrema va definita come “nazista” (la spiegazione è che i nazi si camuffino da “semplici” fascisti per sembrare più accettabili, quando in realtà vale il discorso esattamente opposto: è l’estrema sinistra che usa la categoria del nazismo per impressionare l’opinione pubblica, se non funzionasse neanche questa userebbero indifferentemente quella di “satanisti” o “pedofili”); b) che i “nazi” mentono sempre, quindi non bisogna mai credere loro; c) che non bisogna mai far parlare i “nazi”, semmai parlare di loro, secondo le categorie fornite da Zerocalcare stesso. Insomma, chiacchiere da bar di periferia rossa elevate a innovativa chiave ermeneutica (Damilano, nell’editoriale-marchetta, non ha potuto fare a meno di chiamare il fumettista “maestro”).
Insomma, c’è una gigantesca operazione volta a fare pressione sui media, condotta da un vasto schieramento che, con una inquietante porosità, passa dagli ambienti sorosiani a quelli dell’ipercapitalismo libertario di Vice, dal più retrivo, violento e “impresentabile” antifascismo da centro sociale alla sinistra colta, istituzionale e liberale rappresentata dal gruppo l’Espresso. Per dire cosa? Che l’intero apparato mediatico dovrebbe comportarsi come una gigantesca agenzia di diffamazione nei confronti dei movimenti sgraditi all’autorevole consesso di luminari. Cosa non è andato giù, di preciso, ai custodi dell’antifascismo? Cose come l’invito di Simone Di Stefano dalla Annunziata, con la conduttrice che arriva ai limiti dell’insulto verso l’ospite, dichiarando anticipatamente di non credere a nulla di quello che avrebbe detto? Il doppio invito dello stesso Di Stefano da Formigli, in cui il segretario di Cpi è stato costretto ad agghiaccianti processini da parte di inquisitori del calibro di Alan Friedman e Vladimir Luxuria (?), o una Federica Angeli in piena crisi idrofoba, il tutto preceduto da sermoni del conduttore che si giustificava per aver comunque dato la parola a Cpi nonostante le critiche ricevute? Che poi da questa indegna macchina del fango Cpi sia comunque uscita vincente, per la buona ragione che tutte le incarnazioni mediatiche dell’antifascismo sono perfettamente respingenti e portano consensi ai loro avversari, non è comunque un buon motivo per scambiarla per una platea gentilmente concessa da media complici. Sarebbe semmai interessante rintracciare le complicità fra media mainstream e attivismo sedicente “antagonista”. Ma questa è un’altra storia, di cui vi parleremo un altro giorno.
Adriano Scianca



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5 Commenti

  1. fredino,la lux,la angeloni,nemici terribili,se loro rappresentano la democrazia Marte è un satellite terrestre.

  2. Sono nato nel 1980, da giovanissimo negli anni ’90 ho aderito ai movimenti skinhead del Veneto, ricordo bene le risorse sprecate, i processi e la caccia alle streghe da parte del giudice Papalia di Verona. Non è cambiato nulla, ma ormai siamo in tanti per essere tenuti a bada con questi mezzi, quindi ne cercano di altri. La nascita della rivista e la sua diffusione anche con questo sito sono una grande cassa di risonanza, ma non basta.

  3. Mai che accettino un confronto paritario in dignità. Se gli togli i 4 slogan sui quali hanno costruito le loro, ehm, carriere, gli rimane solo la pensione della nonna. Zerocalcare? Estica.

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