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Londra, 16 dic – Se pensavate ci fossero limiti all’ipocrisia del politicamente corretto, vi sbagliavate. A provarlo è un recente fatto di cronaca, di cui tutto il mondo della sinistra e dell’establishment ha omesso di parlare, forse perché una donna che uccide un uomo – se vogliamo chiamarlo “maschicidio” – è troppo impopolare.

Pochi giorni fa un tribunale londinese ha condannato all’ergastolo Hasna Begum, una 25enne bengalese, per aver ucciso lo scorso giugno l’ex fidanzato 24enne Pietro Sanna, dj originario di Nuoro, colpendolo 36 volte con un coltello da cucina. I giudici londinesi – che nella sentenza parlano di “insana ossessione” e “gelosia morbosa” – hanno stabilito che la giovane avrebbe agito dopo la fine della loro relazione, che era durata un anno, dopo la quale Hasna, non rassegnandosi, aveva continuato a molestare Pietro. Fino ad ucciderlo.

Il gesto rappresenta una violenza ed una ferocia impressionanti, perché immaginare una donna che accoltella ben 36 volte una persona che amava o ha amato ci fa capire quanto in là i limiti umani possano spingersi. Ma ciò che più rileva è che nessuno ha speso una parola per sottolineare come questi fenomeni accadano spesso anche a ruoli inversi rispetto a come possiamo pensare. Quel che è importante è invece dimostrare che si sta dalla “parte giusta”, dalla parte dei “deboli”. Qui però non ci sono sessi forti e sessi deboli, ci sono gesti efferati – e non c’è “femminicidio” o “maschicidio”, né altre amenità del genere – compiuti non da uomini o da donne. Ma da esseri umani.

Dario Dedi

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1 commento

  1. Il nascondere notizie del genere è la dimostrazione del delirio che stiamo vivendo e che (indovinate chi) ci vogliono imporre. Raccapricciante.

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