Roma, 20 feb – Al termine della verifica dei 15 giudici aventi diritto la Corte Costituzionale italiana si è espressa sulle 8 proposte di referendum incentrate su eutanasia legale, cannabis legale e giustizia, accettando 5 quesiti sulla riforma della magistratura e rifiutando i restanti. Non intendiamo sollevare un dibattito nel merito delle singole tematiche affrontate nelle proposte, su cui opinioni e punti di vista sono molteplici e spesso discordanti anche tra individui con sensibilità ed aree politiche di riferimento simili e compatibili. Tuttavia, intendiamo ragionare sull’effettivo iter che una proposta di referendum deve affrontare prima di essere sottoposta al giudizio popolare, percorso travagliato e facilmente utilizzabile dal sistema giuridico per provare ad impedirne il cammino.

Referendum, i numeri delle firme raccolte esprimono una volontà popolare ben delineata

In primis, è necessario evidenziare un dato fattuale: i numeri delle firme raccolte (digitali o in presenza) testimoniano un indirizzo ed una volontà popolare ben delineata. Una motivazione che dovrebbe far riflettere quando dibattiamo di rappresentanza popolare e rispetto delle istanze che giungono ai palazzi del potere dai cittadini. Tuttavia, con il vaglio della Consulta da superare, ogni referendum rischia di subire uno stop basato sulle decisioni di 15 esponenti che appartengono all’ambito della magistratura, contesto che da decenni a questa parte dimostra in molti casi la propria politicizzazione ed interpretazione ad hoc delle norme giuridiche.

Cosa dice la Costituzione in materia

Inoltre, proprio sul diritto ed il merito della Corte Costituzionale urge ricordare ciò che la Costituzione stessa sancisce quando si esprime in materia di referendum. All’interno dell’art. 75 è esplicitato che: “Sono escluse dal referendum abrogativo le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Non è possibile abrogare disposizioni di rango costituzionale, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria”. Quattro tematiche precise (su cui comunque si potrebbe dibattere a lungo) che escludono di fatto la totalità degli argomenti proposti in questa occasione.

Bisognerebbe privilegiare giudizio e volontà popolare

Anche in ragione di ciò, sarebbe utile ipotizzare di privilegiare giudizio e volontà popolare, modificando poi la Carta costituzionale in base alla volontà dei cittadini italiani. In tal caso potrebbero evitarsi interpretazioni ad hoc da parte dei magistrati e giochi di palazzo volti a favorire piuttosto che depotenziare delle possibili riforme. Inoltre, si dimostrerebbe il reale interesse di voler avvicinare i cittadini alla politica, nella speranza possa già accadere adesso con i 5 quesiti che saranno sottoposti al voto dei cittadini in primavera.

Tommaso Alessandro De Filippo

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1 commento

  1. NO,non è giusto.
    è ora che l’italia diventi una democrazia VERA come la svizzera,
    dove i cittadini hanno il potere primario di decidere su OGNI cosa,
    comprese materie scomode,tipo il fisco,i trattati internazionali,
    la giustizia ecc
    e la corte costituzionale è meglio che si occupi delle leggi vigenti
    VERAMENTE incostituzionali,
    a cominciare da tutta la legislazione di genere,
    comprese le varie leggi e leggine che istituiscono quote rosa
    e similari…
    dalla legge dell’inversione dell’onere della prova,
    e da tutte le leggi che si mettono tra il reo e la punizione per il suo crimine,mandandolo quasi sempre impunito e distruggendo così la funzione repressiva della giustizia e delle forze dell’ordine.

    DI QUELLE COSE,VI DOVETE OCCUPARE:
    e non,di decidere per noi su cosa possiamo o non possiamo votare.
    avete capito,
    incapaci sfasciademocrazie?

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