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Torino, 13 mag – E insomma, quest’anno al Salone del Libro di Torino è andata così. Epurazione, lettera scarlatta, roghi virtuali di libri e sgangherati cosi antifascisti per Altaforte e Chiara Giannini, autrice di Io sono Matteo Salvini. Tappeto rosso e ospitata d’onore, invece, per gli Emirati Arabi. Proprio quegli Emirati, uno dei principali membri della coalizione a guida saudita, la cui occupazione principale in questo periodo è quella di bombardare lo Yemen: uno dei peggiori disastri umanitari di questi ultimi anni. I libri stampati da Polacchi sono un pericolo per la democrazia, gli affamatori e i macellai di centinaia di migliaia di bambini si fanno le foto con l’Appendino.

La denuncia di Sgarbi

Sharjah infatti, uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, è stato il Paese ospite d’onore al Salone che ha presentato 57 titoli tradotti per la prima volta dall’arabo all’italiano. Pare che nessuno sia stato infastidito da questa presenza. Nessuno tranne Vittorio Sgarbi che da Facebook, spendendosi per la terza volta in favore di Altaforte, ha tuonato: “Il vero scandalo del Salone non è il libro-intervista di Chiara Giannini al ministro Salvini, edito da Altaforte Edizioni, ma la presenza degli Emirati Arabi (con uno stand generosamente collocato all’ingresso) dove vige ancora la pena di morte, e in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani, come denuncia Amnesty International. Gli antifascisti della domenica su questo non hanno nulla da dire?”.

Il rapporto Amnesty

Nel post Sgarbi linka anche il rapporto di Amnesty che descrive dettagliatamente tutte le violazioni dei diritti umani perpetrate dagli Emirati. Si va dalle limitazioni alla libertà di espressione e associazione – il massimo per un Paese nominato capitale mondiale del libro dall’Unesco -, per arrivare a “casi di tortura e altro maltrattamento, compresa la negazione di cure mediche ai reclusi”, la discriminazione delle donne “nella legge e nella prassi, soprattutto in relazione a questioni come matrimonio e divorzio, eredità e custodia dei figli. Le don­ne non erano tutelate in modo adeguato contro la violenza sessuale e la violenza all’interno della famiglia”, la pena di morte e i diritti dei lavoratori sistematicamente calpestati. Insomma, questa edizione del Salone del Libro verrà ricordata non come una kermesse culturale ma come un luogo di ingiustizia dove i piccoli vengono vessati e silenziati, mentre i boia, i terroristi rossi, gli oppressori di popoli vengono coccolati e difesi. Tutto come al solito quindi.

Cristina Gauri

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