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Roma, 27 mar – Il primo del mese di dicembre del 1912 nasceva Lidio Urbano Mancini nel paesino di San Giorgio in Bosco in provincia di Padova da genitori entrambi originari di Cesena. Ben presto, come altri assi dell’aviazione, Mancini si appassionò al mondo del volo. Da sempre grande sportivo, entrò 24enne nella scuola di pilotaggio di Malpensa, completandola nel 1936. Avendo avuto il brevetto per pilotare i Caproni e i Breda, volle frequentare anche la scuola militare uscendone con il grado di sottotenente.
Dal 30 aprile 1938 al 29 gennaio 1939 venne affidato all’8° Stormo “da bombardamento notturno” secondo la famosa denominazione attribuitagli negli anni precedenti. L’8° Stormo, infatti, ricopre un ruolo importante nella storia dell’aviazione italiana in quanto fu uno dei primi ad essere utilizzati prettamente per i bombardamenti. Essendosi distinto per merito di guerra, Urbano venne promosso a tenente ed ottenne la medaglia di bronzo al valor militare.105° Gruppo autonomo aerosiluranti
Tornato in Italia, Urbano Mancini venne, ben presto, rimesso sopra un aereo e spedito a combattere in Albania durante gli anni dell’invasione dell’Epiro.
Alle idi di febbraio del 1940, Mancini ebbe l’occasione di dimostrare una volta per tutte il suo straordinario talento. Il soldato padovano venne, infatti, affidato al 105° Gruppo autonomo aerosiluranti di stanza a Pisa comandato dal ministro degli Esteri Ciano e dal ministro della Cultura Popolare Pavolini. Mancini e Ciano volarono sullo stesso mezzo in quanto Urbano era ufficiale puntatore.
Da allora, combatté in tutto il Mediterraneo, in Francia e in Grecia, distinguendosi per abilità e coraggio in ogni scenario si trovasse. Il 12 agosto 1940 insieme a Remo Cadringher, tenente colonnello, portarono a termine una coraggiosa missione che, alla fine, venne premiata con l’affondamento di una nave nemica di 15.000 tonnellate di stanza nel Mediterraneo orientale. E ancora l’8 novembre 1942, mentre gli Alleati avanzavano in Nord Africa, affondò una portaaerei centrandola in pieno con un siluro.
Il 9 dicembre 1942 Urbano Mancini ottenne fama eterna nel mondo dell’aeronautica. Con altri 2 compagni, malgrado le condizioni atmosferiche assolutamente avverse, riuscì ad arrivare ad Algeri e bombardò la corvetta britannica Marigold da 16.000 tonnellate facendola affondare. La felicità si trasformò in rabbia quando gli Spitfire si misero al suo seguito e, dopo 35 minuti di battaglia, riuscì a distanziarli e a tornare alla base.
Nei primi mesi del 1943 ottenne il comando del 105° Gruppo continuando a bombardare gli Alleati presenti nel Mediterraneo. In occasione della sua promozione, Ciano gli fece avere un suo telegramma “sicuro che comando di gruppo sotto tua guida ferma e sicura continuerà superbe tradizioni invia a te e camerati piloti specialisti migliori auguri. Galeazzo Ciano”.
Da allora Urbano Mancini fu sempre presente ad ogni azione di bombardamento e siluramento: in totale affondò da solo 100.000 tonnellate di naviglio.
Il 27 marzo il capitano partì per l’ennesimo attacco ai danni della Royal Navy e riuscì ad affondare la fregata Empire Rowan alle 12:20 ora del suo telegramma “eseguita missione – rientro”. Però, Mancini e il suo gruppo non torneranno mai più alla base. Due Spitfire erano alle loro costole e abbatterono anche l’aereo del pilota di San Giorgio in Bosco facendolo precipitare in mare.
Scomparivano così, tra le onde del Mediterraneo, il corpo e anche il ricordo di uno dei militari più valorosi della nostra Patria.
Tommaso Lunardi



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2 Commenti

  1. Onore a Urbano Mancini, caduto nella difesa della sua patria contro le plutocrazie.Oggi, nel guardare dal paradiso degli aviatori insieme ai suoi altri camerati aviatori tra cui anche mio nonno caduto sempre in azione di guerra e a tutti gli altri caduti Italiani,speriamo non gli vengano le lacrime nel vedere come è ridotta l’ italia a colonia della dittatura finanziaria straniera e invasa da orde di musulmani.L’ unico conforto che hanno è sapere che non sono morti per nulla perchè le loro idee ed il loro coraggio sono ancora ben presenti nei tanti che amano l’Italia e che gli ricordano con grande stima,affetto e gratitudine

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