Roma, 4 feb – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due eroi della Nazione e della Patria. Questo, solo per cominciare. Chi sfrutta i loro cadaveri, e peggio ancora se ne “impossessa” ideologicamente pur proponendo spesso concetti completamente opposti a quelli dei due magistrati siciliani, di eroico ha proprio poco. Anzi, c’è molto di subdolo, di vigliacco e di ipocrita. Ma andiamo con ordine

Falcone, Borsellino e Saviano

Nello sfruttamento dell’immagine di eroi del passato non poteva mancare lo zampino di Roberto Saviano, ospite ieri sera a Sanremo, in un contesto che già dovrebbe far sorgere almeno qualche dubbio ai suoi numerosi discepoli (come se non bastassero le infinite contraddizioni della sua esistenza professionale e umana). Uno zampino in cui il presunto “vate”, parla più di sé stesso che di loro, cercando di puntare il ditino contro chi “osa” mettere in dubbio la scorta (per carità, in toni generici, ma decisamente strumentali).

sfruttamento Falcone e Borsellino

Quarant’anni fa circa, due siciliani e un toscano (ovvero Antonino Caponnetto) organizzavano la più grande lotta alla mafia dai tempi di Cesare Mori, grazie all’aiuto di tanti altri validi Italiani, Eroi, Uomini e collaboratori. Quarant’anni dopo, una banda di vili speculatori politici sputa sui loro cadaveri, ma proferendo parole dolci, mentre in vita li ha ostacolati, e in morte ha promosso battaglie che con le loro, beh, non c’entrano nulla (droghe libere e abolizioni del 41bis).

L’ipocrisia

Gente come Saviano ha più volte avviato campagne per la legalizzazione di alcuni tipi di droga, sostenendo di ostacolare così il narcotraffico. Che è un po’ lo stesso approccio dell’immigrazione, che per togliere alla mano degli scafisti occorrerebbe “legalizzare” direttamente. Se qualcosa è illecito, basta renderlo lecito per risolvere il problema. In altri ambienti, sempre di sinistra, si è promosso e lottato più volte per l’abolizione del celebre articolo 41bis, ovvero il carcere duro e senza contatti esterni per i mafiosi.

Queste persone, con lo spirito e il rigore di Falcone e Borsellino, beh, non c’entrano niente. Non è un caso come puntino costantemente sull’avanguardia del “metodo investigativo” di entrambi (effettivamente un altro punto enorme a favore dei due magistrati, per l’epoca) e poco su altre caratteristiche che magari stonerebbero anche con quella foto – quasi sempre la stessa – che li ritrae sorridenti, esibita alla solita manifestazione di sinistra per la legalizzazione della cannabis.

È questa la sfida: contrastarli. Con l’aiuto anche dei pochi – come il magistrato Giuseppe Di Lello e il sopravvissuto Giovanni Paparcuri – hanno ammonito Saviano già prima della “seratona sanremese” con un messaggio chiaro: “Non usi Falcone”. Con loro, con altri. Per avviare una delle lotte culturali più importanti della storia italiana.

Stelio Fergola

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