Roma, 4 feb – Chi l’avrebbe mai detto: per circa la metà delle imprese italiane molte delle misure che costituiscono il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non hanno “nessuna” rilevanza come fattore di sostegno nel primo semestre del 2022. Il dato emerge dal report Istat “Situazione e prospettive delle imprese dopo l’emergenza sanitaria Covid-19“. Infatti, per quanto riguarda i capitoli digitalizzazione, rivoluzione verde e infrastrutture e mobilità sostenibili, “circa la metà delle imprese non li considera rilevanti come traino dell’attività”. Il fattore di sostegno più importante è invece considerato quello di rilancio dela domanda interna, che è scarsa a causa appunto della crisi economica.

Pnrr: per un’impresa su due molte delle misure non hanno nessuna rilevanza nel primo semestre 2022

Per un’impresa su due, non hanno alcuna rilevanza le misure del Pnrr legate a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica. Sul fronte della ripresa, oltre l’80% delle imprese, che rappresentano più del 90% del valore aggiunto, prevedono di trovarsi in una situazione di completa (41,3%) o parziale (39,5%) solidità entro la prima metà del 2022. Poco più del 3% si giudica invece gravemente a rischio. Altro dato rilevante, il 9,4% delle imprese ha aumentato il personale nella seconda metà del 2021 mentre un altro 12,1% sta assumendo. Ma tra queste quasi i due terzi segnalano difficoltà a reperire le competenze necessarie. Per quasi un quarto delle imprese i fattori di rischio per la crescita sono l’indebolimento della domanda e gli ostacoli nell’acquisire gli input produttivi.

Per la ripresa serve un aumento della domanda, che però non è possibile

Anche in questo caso dunque quello che pesa è la poca domanda, dovuta all’impoverimento generale delle famiglie, alle prese per di più con l’inflazione record scatenata dal caro energia. Ovvio che se gli italiani devono pagare bollette di luce e gas aumentate a dismisura non possono certo rilanciare i consumi. Il governo in tal senso finora ha varato provvedimenti tampone, ritenuti insufficienti dalle associazioni di categoria. Anche perché servirebbero misure strutturali.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. La pandemia serve al potere per il controllo digitale totale di tutta la popolazione.Sembra tuttavia che sia molto utile anche per demolire l’economia europea.Dato che Cina e Russia sono arricchite dai consumi europei ed oggi sono considerate un pericolo al potere dei banchieri centrali occidentali,la distruzione della domanda europea porterebbe in crisi economica Russia e Cina.

    dal sito maurizioblondet.it;
    Per far male alla Cina, devastare l’Europa- 4 Febbraio 2022
    E’ la ideologia di Mackinder
    “…………..L’Europa del resto …..ha 500 milioni di consumatori solventi di merci e tecnologia cinese, riceve dalla Russia metà dell’energia di cui ha bisogno…..”

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