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Roma, 29 mag – Nel momento in cui Luigi Di Maio usa toni durissimi contro Mattarella, chiedendo addirittura impeachment (la messa in stato d’accusa) del presidente della Repubblica, Beppe Grillo, invece, veste i panni del pompiere. E predica calma e serenità ai suoi. Grillo parte quindi da un’analisi della situazione attuale: «Sento definire quello che è successo come drammatico, incredibile e un gravissimo scontro istituzionale, in un crescendo di allarmati e allarmanti squittii. Eravamo talmente abituati all’idea che “politica” significasse correre dietro a personaggi scandalosamente impresentabili da confondere la cronaca rosa shocking delle loro demenziali imprese», ha scritto in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano. «Mentre il paese era distratto dalla definizione della nuova unità di misura della degenerazione istituzionale – prosegue Grillo – era in corso la cessione della sua sovranità e della sua stessa aria a chiunque fosse in grado di comprarsela al ribasso.
«Oggi, finalmente giunti ai primi veri scontri fra modi diversi di intendere la cosa pubblica, sento che questo viene chiamato caos. Accidenti, era così radicata l’idea che parlare di politica significasse solo inseguire nipoti (da Letta a Ruby) e orchestrare dibattiti sul nulla che assistiamo al disorientamento assoluto di fronte alla ripresa del confronto politico, anche duro». Insomma, per Grillo quello che è successo farebbe semplicemente parte del gioco politico: «L’establishment – continua Grillo – è riuscito a bloccarci? Ok, fa parte del gioco! Non siamo certo affetti dalla sindrome dell’adolescente ribelle che spera che, alla fine, il padre gli dia ragione. Mattarella ha intortato le cose oppure ha fatto lo sgambetto alla democrazia? Lo vedremo, ma quello che invece è sicuro riguarda il cuore della contesa: c’è chi vuole vivere inginocchiato alle ragioni della finanza e dei suoi azzardi e chi non lo vuole. C’è chi vorrebbe continuare a consegnarci alla speculazione e chi no».
Di qui le conclusioni del garante dei Cinque Stelle: «Quello che ne seguirà si chiama semplicemente politica: il confronto fra interessi diversi combattuto con mezzi diversi dalla violenza, dopo avere denudato la casta questo era il nostro obiettivo più importante: un paese che tornasse a porsi i temi che contano per il suo futuro. Certo, sarebbe stato meglio non perdere altro tempo a cottarellarci al sole filtrato da un’aria così difficile da respirare, ma il confronto proseguirà: questa è la politica, bellezze! In alto i cuori».
Federico Pagi



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