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Grottammare, 25 feb – Lorenzo Rossi è un personaggio particolare. Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Grottammare in provincia di Ascoli Piceno, alcuni giorni fa si è opposto strenuamente alla richiesta di intitolare una via o una piazza per i martiri delle Foibe, come richiesto dal consigliere di Fratelli d’Italia Lorenzo Vesperini. Per motivare il suo no ad una via per le Foibe a Grottammare, Rossi ha attinto al solito repertorio giustificazionista. “Le Foibe sono state la conseguenza dei crimini dei fascisti”, “nessuno parla dei poveri partigiani jugoslavi nei campi di concentramento”, “le Foibe vanno contestualizzate”, “c’è una strumentalizzazione politica operata dalla destra”, “le Foibe fanno parte delle conseguenze di una guerra civile e non sono paragonabili all’olocausto ebraico”. Un intervento surreale, raccontato da questo video pubblicato dallo stesso Lorenzo Rossi sul suo profilo Facebook.

Le parole di Rossi hanno generato la comprensibile indignazione del Blocco Studentesco. I militanti dell’organizzazione studentesca di CasaPound hanno così deciso di intervistare Rossi, per chiedergli conto delle sue affermazioni sulle Foibe. Questo che segue è il video pubblicato dal Blocco Studentesco.

L’intervista del Blocco Studentesco a Lorenzo Rossi

Come si vede nelle immagini i ragazzi hanno posto delle legittime domande al professor Rossi, intervistato nei pressi del liceo dove insegna. Un’intervista di un minuto dall’approccio sicuramente meno pressante utilizzato da certe trasmissioni tv. Quando Rossi dice ai ragazzi di doversi spostare per andare a fare lezione gli viene risposto “prego professore”.

Così scrive il movimento nella sua nota ufficiale: “Il professore, incalzato dalle domande dei ragazzi del Blocco Studentesco per sviare dalle sue responsabilità, ha condannato l’operato dei partigiani di Tito, affermando di essere favorevole a togliere l’onorificenza consegnata al maresciallo jugoslavo dalla Repubblica Italiana nel 1969. Sorpresi dalle risposte piuttosto differenti dalle dichiarazioni fatte in consiglio comunale, ci domandiamo infine che esempio morale e culturale possa essere per gli studenti un professore che rifiuta di riconoscere la portata della tragedia italiana delle Foibe”.

Lorenzo Rossi trasforma una intervista in una intimidazione

Ma per Lorenzo Rossi, erede di una lunga dinastia di antifascisti militanti (il padre Massimo ex presidente della provincia era quello “della violenza necessaria contro i fascisti”), ha subito utilizzato l’intervista degli studenti del Blocco per passare da vittima. E così alcune domande lecite sono diventate come per incanto una sorta di intimidazione. “C’è un brutto clima in questo paese” ha scritto Rossi su Facebook ieri. “Stamattina ad aspettarmi fuori dal mio posto di lavoro – conoscendo quindi il mio orario – c’erano una decina di ragazzi, che poi ho scoperto essere di Blocco Studentesco, l’organizzazione giovanile di CasaPound”. Rossi ha detto di essere stato “filmato a sua insaputa” e denuncia “i metodi coraggiosi di chi non rinnega il fascismo”. Per l’assessore di Grottammare questo fatto sarebbe una prova che “c’è una strumentalizzazione politica del tema delle Foibe da parte della destra italiana”.

Lorenzo Rossi invoca la censura

Insomma il coraggioso Lorenzo Rossi gioca la parte del martire a causa di una banale intervista, “sputando in faccia” al Blocco Studentesco soltanto con un post su Facebook. Durante l’intervista era apparso molto più mansueto. Ma la parte più divertente non è questa. A riportare la notizia del botta e risposta tra Lorenzo Rossi e il Blocco Studentesco era stata la testata locale Riviera Oggi in questo articolo. La cosa non è andata giù a Lorenzo Rossi, a tal punto che l’assessore si è prodotto in una telefonata minatoria nei confronti della testata. Rossi ha intimato a Riviera Oggi di non dare spazio al Blocco Studentesco, sostanzialmente chiedendo una censura e provando a limitare la libertà di espressione del giornale in questione. Questo offre chiaramente lo specchio della caratura del personaggio. Del resto una volta si diceva “tale padre tale figlio”. E la famiglia Rossi sembra fare del fanatismo politico e dell’arroganza un vero e proprio marchio di fabbrica.
Davide Di Stefano

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