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isis guerra occidenteRoma, 11 feb – Oramai è difficile negare, persino per i più sprovveduti, il fatto che quella che si profila all’orizzonte sia una sorta di guerra civile islamica su scala planetaria. Il parallelismo storico che maggiormente merita di essere evocato è quello della Guerra dei 30 anni fra papisti e vetero-testamentari che devastò l’Europa continentale, arrivando ed estinguere i due terzi degli abitanti della Germania. La differenza però fra le due situazioni è lampante: la Guerra dei 30 anni iniziò come guerra di religione e finì come guerra fra Stati, con il mai abbastanza ricordato trattato di Westfalia. Questa non è una differenza da poco perché mentre la guerra di religione è guerra assoluta, nella quale l’obiettivo è lo sterminio di un nemico al quale non si può riconoscere lo status di justus hostis, la guerra tra Stati è guerra limitata, nella quale l’obiettivo è una alterazione favorevole dei rapporti di forza con un nemico al quale si riconosce pari legittimità.



Scrive Giovanni Gentile in Genesi e struttura della società: “Causa della guerra è soltanto un dissenso; e fine di essa perciò non è altro che il superamento di tale dissenso”. In altre parole, una guerra in senso classico, cioè una guerra fra Stati, è una guerra che per quanto crudele e violenta (come tutte le guerre) ha fine prima di arrivare alla distruzione totale dell’esistente per sua necessità intrinseca. Nel mondo islamico, il percorso pare invece inverso. Prima entrano in gioco i conflitti tra Stati (innescati dallo sciagurato intervento Usa in Iraq), poi il conflitto fra Stati si avvia verso il conflitto religioso tra sciiti e sunniti. È importante in questo caso non raccontarsi qualcosa di autoconsolatorio: sarà una guerra lunga, sporca, feroce che lascerà innumerevoli vittime sul campo e sarà combattuta senza esclusione di colpi. Soprattutto, destinata a polarizzarsi ulteriormente. Il gioco che stanno facendo i necrofili salafiti è esattamente questo: per battere il loro nemico sciita – e laico- socialista-patriottico – tentano di innescare una guerra santa dell’Islam contro l’Occidente genericamente inteso, per indurre una sorta di “Santa alleanza” degli islamici della quale prenderebbero la guida. In questo e non in altri modi vanno letti gli attentati in Europa.

Black Brain

È inutile dire quanto sarebbe pericoloso un evolversi della situazione in questo senso. Anche perché in parte abbiamo avuto un assaggio, seppur molto modesto, della nostra reale capacità di difenderci con i fatti di Colonia (ed altre città) a Capodanno. I pennivendoli radical-chic di meglio non hanno saputo fare se non portare avanti un goffo e squallido tentativo di giustificare questi begli episodi. A partire dai nostrani begli esempi, offerti dalle vignette idiote di un Vauro, è stato tutto un “ma poverini, ora perché lo hanno fatto loro…ma anche gli italiani o gli altri europei stuprano…e poi questi sono ragazzi, vittime degli orrori della guerra, vengono da una cultura in cui tutte sono velate” e, conclusione logica, di fronte alla vista di tanta bionda gnocca a volto scoperto, i poverini hanno fatto l’unica cosa possibile. Quello che è stato né più né meno che uno swarm attack, ovvero un atto intenzionale e deliberato di guerra per avvertire gli Europei della loro impotenza non viene nemmeno riconosciuto come tale dalla nostra pigra ed impotente “opinione pubblica”, troppo impegnata a dibattere sull’affidamento dei figli ad invertiti e traveste varie. E poi ci stupiamo del disprezzo che le orde terzomondiste nutrono per la nostra civiltà?

L’imperativo fondamentale per i popoli europei sarebbe molto semplice in fondo: bloccare l’importazione di allogeni da un lato, e tirarsi fuori il prima possibile dalla politica estera made in Usa. Non è nemmeno pensabile l’idea di ficcarsi nel ginepraio in cui i neocon d’oltreatlantico vogliono trascinarci, dopo averci già ampiamente resi complici dei loro efferati crimini. La guerra all’Isis non è cosa che ci riguarda.

Matteo Rovatti

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2 Commenti

  1. “Quello che è stato né più né meno che uno swarm attack, ovvero un atto intenzionale e deliberato di guerra per avvertire gli Europei della loro impotenza non viene nemmeno riconosciuto come tale dalla nostra pigra ed impotente “opinione pubblica”, troppo impegnata a dibattere sull’affidamento dei figli ad invertiti e traveste varie. ”

    Mi sembra un’ottima analisi.

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