Roma, 11 ago – Negli ultimi giorni, complice la crisi di governo, i “pieni poteri” reclamati da Matteo Salvini e lo spettro di un governo Lega-Fdi, lo stantio paragone tra il leader leghista e Benito Mussolini, già onnipresente da tempo, ha completamente saturato il dibattito pubblico. Di fronte a tali deliri politologici e storiografici, la tentazione di alimentare gli incubi della borghesia progressista con delle conferme indirette sulle camicie nere alle porte è forte, ma si tratterebbe solo di un maligno divertissement. La verità, tuttavia, è che basterebbe avere qualche minima conoscenza storica non ingessata in schemi preconcetti per smentire certi paragoni fuori luogo.

I limiti della sinistra nell’analisi del fenomeno

Nello specifico, lo schema utilizzato dalla sinistra sconta un vizio originario di matrice marxista e cioè l’idea che le rivoluzioni (tanto quelle progressive, quanto quelle presuntamente reazionarie, cioè le controrivoluzioni) siano determinate unicamente dalle circostanze oggettive del contesto sociale. Il fascismo sarebbe quindi la strategia ricorrente del padronato in particolari fasi dello sviluppo capitalistico. Stesse condizioni sociali = stesso esito politico. A questo schema, tuttavia, sfugge completamente la specificità del fascismo. Ecco, in particolare, alcuni tratti del movimento mussoliniano che lo rendono non riproponibile nel contesto attuale.

1) La rivoluzione non è un pranzo di gala


La vera conditio sine qua non per una rivoluzione non è un dato contesto sociale, ma il fatto che esista qualcuno disposto a combatterla. Un presupposto antropologico e non economico. Il fascismo fu possibile perché esisteva una massa di giovani disposta a combattere per una serie di istanze raccolte e sintetizzate dal fascismo. Oggi dov’è quella massa? Chi combatterebbe per il sovranismo? Oggi non c’è fascismo perché non ci sono masse fasciste o fascistizzabili. Ci sono plebi arrabbiate e fascioconsumatori. Ma non si può fare una marcia su Roma senza nessuno che sia disposto a marciare.

2) Un rapporto diverso con la violenza

Il fascismo nacque in una società che globalmente, soprattutto dopo il primo conflitto mondiale, aveva un rapporto completamente diverso con la violenza, la guerra, la morte. Tre cose che oggi sono tabù, non più contemplate anche nell’orizzonte esistenziale della stragrande maggioranza degli elettori e dei politici populisti.

3) Oltre la contestazione il nulla

Il fascismo fu preparato dal lavorio instancabile di decenni di cultura vitalista europea, che non solo demolì i miti progressisti, liberali e socialisti, ma propose anche una miscela confusa di controvalori, miti, immagini, temi, filosofie, ideali. Tutto questo manca oggi completamente. Gli intellettuali che occhieggiano ai partiti sovranisti non hanno preparato un bel niente, ma sono in genere arrivati dopo la rabbia popolare e i primi successi elettorali populisti. E, comunque, non sanno minimamente proporre qualcosa che vada oltre l’orizzonte decadente che contestano.

4) Manca un vero spauracchio

Anche se i fascisti non ridussero mai la loro politica alla mera reazione anticomunista, è innegabile che il loro successo popolare fu largamente condizionato dal timore suscitato in tutta Europa dalla rivoluzione sovietica, come dimostrato da Nolte. Oggi, tuttavia, non c’è nulla di simile a quello spauracchio. C’era l’Isis, che tuttavia si è sciolto come neve al sole. Il terrorismo islamico, peraltro, colpisce in maniera troppo episodica e soprattutto si presenta con una lampante asimmetria culturale rispetto all’Occidente: il comunismo poté suscitare una reazione uguale e contraria perché condivideva con i suoi avversari il medesimo brodo esistenziale, mentre il cittadino occidentale medio non ha assolutamente i mezzi culturali per comprendere l’odio e la violenza islamista, tanto meno per articolare una risposta di eguale intensità. Quanto all’immigrazione in sé, il tema continua a essere declinato dallo stesso discorso populista in termini di “gestione” meramente securitaria, quindi con toni che, a dispetto della retorica incendiaria, sono in fondo minimizzanti.

Insomma, per esserci il fascismo mancano i fascisti, mancano i presupposti sociologici, mancano gli intellettuali e manca un nemico che polarizzi in maniera assoluta le energie. In poche parole, manca tutto, a parte le citazioni da calendario predappieschi di qualche leader populista.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. Complimenti all’autore ;
    analisi perfetta ,
    faccio notare che l’ ultimo treno per la rivolta fascista passò nel 1978 …. e pochissimi salirono

    (ma eravamo cmq pochi in generale….)

    Alcuni pagano ancora oggi la propria scelta , ONORE a loro .

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