Roma, 9 giu – Signore e signori, fate spazio in prima pagina, perché l’ultimo miracolo italiano non l’ha firmato un santo e nemmeno uno statista, ma il Tribunale di Ancona. Con una mossa di puro equilibrismo ideologico, i magistrati marchigiani hanno ufficialmente elevato il gioco d’azzardo a supremo e insindacabile criterio di integrazione sociale. La favoletta che i media progressisti vi stanno spacciando a reti unificate, con le lacrimucce d’ordinanza, la conoscete già. Un cittadino nigeriano, clandestino per la Questura da quattro lunghi anni passati a campare di espedienti e mendicità fuori da un supermercato di Pesaro, decide di investire gli spiccioli dell’elemosina in un Gratta e Vinci. Gratta, azzecca la combinazione da 500mila euro e – abracadabra – lo Stato gli stende il tappeto rosso, concedendogli quella “protezione speciale” che per anni gli era stata sacrosantamente negata.
Il crollo del mito buonista: sciacallaggio tra “fratelli”
Ma la vera perla di questa sceneggiata non sta nelle stanze ovattate del tribunale. Sta nel crollo verticale di uno dei miti più cari alla retorica radical-chic. Quello della leggendaria “solidarietà tra immigrati“, costantemente dipinta come un’oasi di mutuo soccorso e amore francescano.
Guardiamo in faccia la realtà. Appena il vincitore si è trovato davanti al muro della burocrazia (niente documenti, niente conto in banca, nessuna possibilità di riscuotere lo scontrino milionario), ha chiesto a un connazionale regolare di fargli da prestanome. E come ha risposto il “buon samaritano” africano? Ha intascato i soldi ed è scappato con la cassa.
Altro che solidarietà: puro, vecchio e cinico sciacallaggio. Per evitare che la situazione finisse nel modo peggiore, è dovuta intervenire la comunità locale con una “mediazione”. Un qualcosa che assomiglia molto più a un accordo tra bande che a un percorso civile. La vincita è stata brutalmente spartita a metà. Eppure, per i giudici, questo far west risolto a tarallucci e vino è diventato magicamente un “percorso di inclusione sociale ineccepibile”.
La santificazione del dio denaro: se sei ricco, la clandestinità scompare
Qui non si tratta di moralismo: che il vincitore incassi la sua fortuna è un fatto che riguarda lui e la dea bendata. Il vero scandalo – politico, giuridico e morale – risiede nel modo in cui la magistratura ha piegato le istituzioni, stabilendo un principio aberrante. La clandestinità cessa di essere un problema nel momento in cui diventi ricco.
Per anni la retorica dell’accoglienza ci ha spiegato che la protezione speciale serviva a salvare i disperati in fuga da guerre e persecuzioni. Oggi scopriamo che tra i requisiti umanitari rientra ufficialmente il possesso di un biglietto vincente. Il messaggio sociale è devastante. Per i clandestini poveri: resta il foglio di via e l’espulsione; per i clandestini milionari: c’è la regolarizzazione per direttissima patrimoniale.
Si tratta di una beffa feroce anche nei confronti di milioni di immigrati regolari. Parliamo di persone che per anni hanno fatto la fila agli sportelli delle questure, pagato le tasse, aspettato i decreti flussi e dimostrato contratti di lavoro reali prima di poter calpestare legalmente il suolo italiano. Con un colpo di spugna, i giudici hanno spiegato a questa platea di onesti lavoratori che hanno sbagliato tutto. Non serve rispettare le regole, basta comprare un tagliando da 5 euro in tabaccheria.
Lo Stato abdica: benvenuti nella Repubblica del Bingo
Ciò che spaventa maggiormente è la totale discrezionalità con cui una parte della magistratura opera sull’immigrazione, dimostrando una volontà politica nemmeno troppo velata di boicottare qualsiasi tentativo del Parlamento di stringere le maglie degli ingressi. Quando le norme non piacciono, i tribunali le aggirano con interpretazioni creative, creando un privilegio feudale moderno dove il denaro compra lo status giuridico con il timbro del tribunale.
Se per essere regolarizzati in Italia non serve più dimostrare di essere perseguitati, né di avere un mestiere conquistato col sudore, lo Stato rinuncia formalmente alla propria sovranità e si trasforma in una gigantesca sala bingo. Resta solo un piccolo dubbio per il futuro: da domani, nelle quote d’ingresso per i flussi migratori, il Ministero dell’Interno inserirà anche una fornitura obbligatoria di biglietti della Lotteria Italia?
Tony Fabrizio