Roma, 14 gen – Gli omicidi di Pamela Mastropietro, Desirèe Mariottini, Iris Setti, Franca Marasco, Rossella Nappini, Antonia D’Amico, Hui Zhou, Stefania Maria Rosa Dusi, Alice Neri, Santo Re, don Roberto Malgesini, David Raggi, Ashley Olsen, Aurora Livoli e Alessandro Ambrosio hanno un cosa in comune: i loro assassini erano clandestini e gravati da precedenti, spesso già raggiunti da un decreto di espulsione o da un foglio di via mai effettuati. Erano tutti ancora in Italia, liberi di uccidere. Sembrerebbe che la giustizia si sia piegata al politicamente corretto, sacrificando su tale altare le vite di donne e uomini.
Giovanissime vite stroncate da clandestini
A Macerata, la 18enne Pamela Mastropietro è stata stuprata, uccisa e smembrata dal clandestino nigeriano Innocent Oseghale. Era già stato arrestato per spaccio ed era stato allontanato da un centro di accoglienza. Alessandra Verni, madre della giovane, chiede verità e giustizia da otto anni e la riapertura delle indagini. Oseghale non può avere fatto tutto da solo. Il corpo di Pamela è stato depezzato in modo chirurgico e, su Macerata, è scesa un’ombra quasi omertosa dopo il delitto.

In un palazzo occupato da spacciatori africani a Roma, la 16enne Desirèe Mariottini è stata violentata e ammazzata dai clandestini Alinno Chima, Mamadou Gara, già destinatario di un decreto di espulsione, Brian Minteh e Yusef Salia. Come Pamela, la giovane è stata sottoposta a una vera e propria vittimizzazione secondaria, quasi a giustificare la ferocia dei suoi assassini.

A Reggio Emilia, la 25enne barista cinese Hui “Stefania” Zhou è stata accoltellata a morte dal 34enne marocchino clandestino Hicham Boukssid. Era già destinatario di ben due decreti di espulsione non eseguiti. La colpa della giovane è stata quella di opporsi alle avance dell’assassino.

Irregolare dal 2017
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre scorsi, a Milano, la 19enne Aurora Livoli è stata violentata e strangolata a morte dal 57enne clandestino Emilio Gabriel Valdez Velazco, il quale aveva già due decreti di espulsione mai eseguiti. Il peruviano viveva da irregolare in Italia dal 2017. Nell’ottobre del 2019, aveva violentato una ragazza vicino al luogo dove è stato rinvenuto il cadavere di Aurora. Scarcerato dopo aver scontato la pena, nel marzo del 2024, era stato rimesso in libertà perché un medico aveva firmato un certificato di inidoneità al trattenimento in un centro di permanenza per i rimpatri.
Quattro mesi dopo, ha tentato di violentare una donna italiana, tentando di soffocarla. Nel luglio scorso, a Cologno Monzese, ha violentato una 19enne connazionale. Poco prima di uccidere Aurora, alla fermata della metro Cimiano, Valdez Velazco ha aggredito una giovane connazionale, trascinandola verso un punto isolato e dicendole: “Stai zitta, ora morirai”. Fortunatamente la ragazza è riuscita a divincolarsi e a richiamare l’attenzione dei passanti, mettendo in fuga il peruviano.

Donne ammazzate da chi doveva già essere espulso
All’inizio dell’agosto 2023, in un parco di Rovereto, la 61enne Iris Setti venne aggredita, violentata e uccisa da Chukwuka Nweke. 37enne nigeriano clandestino, senza fissa dimora e con diversi precedenti. Al momento del delitto, l’uomo era in attesa del processo per un’aggressione avvenuta l’anno precedente ed era stato sottoposto all’obbligo di firma. Proprio tale procedimento penale e la presenza sul territorio dei figli ne avevano impedito l’espulsione dall’Italia.
Il primo arresto del nigeriano risaliva al luglio del 2011 per resistenza a pubblico ufficiale. Poi nel 2013 per la medesima fattispecie di reato e nel 2018 per atti osceni in luogo pubblico. Nel 2019, venne trasferito in carcere con una condanna a 8 mesi per un cumulo di pene. Due anni dopo, Nweke venne arrestato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale e sottoposto agli arresti domiciliari. Provvedimento violato due mesi senza alcun inasprimento della misura cautelare. Nell’agosto del 2022, a Rovereto aveva aggredito carabinieri e passanti. Nemmeno quella volta era finito in carcere ma si era deciso per l’obbligo di firma.

Da Foggia all’Emilia
Alla fine dell’agosto 2023, a Foggia, la tabaccaia 72enne Franca Marasco venne uccisa con quattro coltellate dal clandestino marocchino Redoane Moslli, durante una rapina. L’uomo era entrato in Italia nel 2008 come richiedente asilo. Su di lui, pendeva un decreto di espulsione mai eseguito dopo una condanna a quattro anni di carcere per rapina, ricettazione e porto d’armi abusivo. Per un breve periodo, nel 2020, Redoane Moslli era stato collocato nel centro di permanenza per i rimpatri di Macomer, in Sardegna, per via del suo curriculum criminale. Ma un giudice di pace non aveva convalidato il provvedimento, rimettendolo in libertà. Così Moslli aveva lasciato il Cpr con un foglio di via del questore, ovvero l’ordine di lasciare il territorio italiano entro sette giorni. Cosa che naturalmente non fece, raggiungendo poi Foggia dove ha ucciso Franca.

Era clandestino anche il 29enne tunisino Mohammed Bedoui Gaaloul, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per l’omicidio della 32enne Alice Neri. Il corpo della donna venne poi rinvenuto all’interno della sua auto carbonizzata nelle campagne di Concordia sulla Secchia. Il tunisino, sul quale gravava già un decreto di espulsione non eseguito, era fuggito in Francia dopo il delitto. Gaaloul era già accusato di tentata estorsione ai danni di un’altra donna sempre della Bassa Modenese. Il 9 gennaio del 2019, la 35enne americana Ashley Olsen venne strangolata a morte nella propria abitazione dal 25enne senegalese clandestino Cheik Diaw che si sarebbe infuriato perché, a un certo punto, la donna gli aveva chiesto di andarsene.
Liberi di uccidere
Nel 2018, è stato condannato a 30enne di reclusione il 40enne egiziano clandestino Moussad Hassane che uccise la 54enne Antonia D’Amico a Lodi nel maggio del 2015. All’epoca dell’omicidio, l’immigrato avrebbe già dovuto trovarsi fuori dall’Italia perché raggiunto, il mese precedente, da un decreto di espulsione emesso dal prefetto di Lodi. Tuttavia, non era stato possibile il rimpatrio perché l’egiziano sosteneva di non essere in possesso del passaporto. Inoltre, Hassane aveva anche presentato un ricorso contro il rigetto della domanda di protezione internazionale. Per questo motivo, il tribunale di Bari aveva disposto il non trattenimento dell’egiziano nel centro di identificazione ed espulsione.

Il 4 settembre del 2023, a Roma, nell’androne del condominio in cui abitava, è stato ritrovato il corpo senza vita della 52enne Rossella Nappini. Alla fine, gli investigatori erano arrivati a un uomo, il marocchino 45enne clandestino Adil Harrati, con il quale Rossella Nappini aveva avuto una relazione finita poche settimane prima dell’omicidio. L’uomo viveva da irregolare in Italia da dieci anni ed era già stato più volte raggiunto da decreti di espulsione, mai rispettati. A Milano, il 29 aprile del 2020, il corpo senza vita della prostituta 45enne Stefania Maria Rosa Dusi era stato rinvenuto all’interno della sua abitazione nel quartiere Lorenteggio. Le indagini successive avevano portato all’arresto del 25enne clandestino egiziano Ibrahim Mostafa Mohamed Saleh, il quale era già stato raggiunto da un decreto di espulsione.
La furia omicida dei clandestini non risparmia nemmeno gli uomini
La sera del 5 gennaio scorso, nel parcheggio dei dipendenti della stazione di Bologna, il 34enne capotreno Alessandro Ambrosio è stato accoltellato a morte dal 36enne Marin Jelenic. Il croato era già noto alle Forze dell’ordine. Ed era già stato raggiunto da un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano emesso il 23 dicembre dal Prefetto di Milano che però non era stato eseguito.

La sera del 12 marzo 2014, mentre girava ubriaco per le strade di Terni, il clandestino marocchino Amine Assaoui incrociò il 27enne David Raggi all’uscita da un pub. Gli squarciò la gola con un coccio di vetro, uccidendolo. Nonostante fosse già stata dichiarata la sua pericolosità sociale, nonostante un decreto di espulsione risalente al 2007 e nonostante avesse già accumulato condanne per 6 anni e 8 mesi, il marocchino era ancora libero di delinquere in territorio italiano.

La morte di don Malgesini
Il 15 settembre del 2020, il 51enne don Roberto Malgesini, parroco della chiesa del quartiere di San Rocco di Como, venne ucciso con 25 coltellate da uno degli immigrati che stava cercando di aiutare. L’assassino, il 53enne clandestino tunisino Ridha Mahmoudi, era già destinatario di diversi decreti di espulsione mai eseguiti.
Nel maggio scorso, a Catania, il 30enne Santo Re, padre di una bimba di 4 anni, è stato accoltellato a morte dal clandestino John Obama dello Zimbabwe. L’uomo aveva già collezionato numerosi precedenti ed era stato sottoposto a diversi provvedimenti emessi dal questore di Catania. Nel luglio del 2019, mentre operava come posteggiatore abusivo sul lungomare Ognina, aveva aggredito due vigili urbani che stavano per sanzionarlo, colpendoli con pugni e calci. Aveva anche rotto il dito a un ispettore della volante, sempre durante un controllo di routine nella stessa zona. Era poi stato arrestato per lesioni volontarie, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, reati per i quali scontò un periodo in carcere. Nonostante i provvedimenti, era tornato a frequentare piazza Mancini Battaglia, dove è avvenuto l’omicidio di Santo Re.
Il pestaggio del funzionario del Mimit
Clandestini sono anche alcuni membri del branco che, sabato scorso, nei pressi della stazione Termini di Roma, hanno pestato a sangue un funzionario del Mimit di 57 anni, il quale era poi stato trasferito in gravissime condizioni in ospedale. Sono irregolari quattro dei sei fermati, un 18enne egiziano con precedenti, già destinatario di un decreto di espulsione, e tre tunisini di 19, 20 e 21 anni. Gli altri due, entrambi tunisini di 20 anni, hanno già collezionato una lunga lista di precedenti. I sei farebbero parte di una gang di immigrati che sta provando a imporre il comando territoriale in quella zona. Dopo il pestaggio del funzionario del Mimit, due di quei nordafricani hanno molestato una donna, derubato e aggredito altri due uomini.
Francesca Totolo