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Gli immigrati rivendicano il “diritto di preda”: ecco gli stupratori seriali stranieri

by Francesca Totolo
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Immigrati

Roma, 29 gen – “Lui lo vuole, io non ho fatto niente”, così un 43enne nigeriano si è giustificato dopo aver aggredito e palpeggiato un ragazzo di 19 anni nel pieno centro di Faenza, il quale stava passeggiando con due familiari. Ormai è chiaro che gli immigrati provenienti da culture non assimilabili non abbiano alcun freno inibitorio. Anzi, rivendicano chiaramente il “diritto di preda” come durante le Marocchinate.

D’altronde, Nel settembre del 2017, l’avvocato Carmen Di Genio, allora membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno, affermò, intervenendo al Convegno Nazionale sulla sicurezza e la legalità: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare, probabilmente non conosce questa regola”. Questa dichiarazione si riferiva allo stupro di gruppo di Rimini dell’agosto precedente, dove una ragazza polacca era stata violentata da quattro stranieri, un nigeriano di 16 anni, il 20enne richiedente asilo congolese Guerlin Butungu, due fratelli marocchini di 15 e 17 anni, sulla spiaggia mentre il suo fidanzato veniva ripetutamente picchiato e minacciato.

Sono ormai quotidiani i casi di violenza sessuale perpetrati da stranieri. Ci troviamo di fronte pure a vari e propri stupratori seriali, spesso lasciati liberi di continuare a brutalizzare altre donne e ragazzine. Perché non sono stati rimpatriati e perché non sono stati ristretti in carcere dopo la prima violenza.

Roma e Milano

A Roma, martedì scorso, un 28enne bengalese ha seguito una turista di Singapore di 16 anni che era appena scesa dalla metro, per poi palpeggiarla e cercare di baciarla, approfittando della confusione e della distanza dei genitori. Si è poi scoperto che lo stesso uomo era già stato fermato due giorni prima per aver molestato un’altra ragazza a bordo di un autobus ma era rimasto a piede libero.

Alla fine di dicembre, a Milano, è stato arrestato il 18enne ecuadoriano Andy Mateo G.C. perché accusato di essere uno stupratore seriale. Le vittime sarebbero state due, una ragazza di 15 anni e un’altra di 17 anni. Avrebbero potuto essere tre, se non fosse stato per la prontezza di un genitore che ha salvato la figlia dall’aggressione sessuale. Lo schema era sempre lo stesso: l’ecuadoriano agganciava le adolescenti in metropolitana, le pedinava in monopattino, poi aspettava che entrassero nel portone del palazzo di residenza e, infine, le aggrediva sulle scale, palpeggiandole nelle parti intime.

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre scorsi, a Milano, la 19enne Aurora Livoli è stata violentata e strangolata a morte dal 57enne clandestino Emilio Gabriel Valdez Velazco, il quale aveva già due decreti di espulsione mai eseguiti. Il peruviano viveva da irregolare in Italia dal 2017. Nell’ottobre del 2019, aveva violentato una ragazza vicino al luogo dove è stato rinvenuto il cadavere di Aurora. Scarcerato dopo aver scontato la pena, nel marzo del 2024, era stato rimesso in libertà perché un medico aveva firmato un certificato di inidoneità al trattenimento in un centro di permanenza per i rimpatri.

Gli stupratori seriali stranieri di giovani donne

Quattro mesi dopo, ha tentato di violentare una donna italiana, tentando di soffocarla. Nel luglio scorso, a Cologno Monzese, ha violentato una 19enne connazionale. Poco prima di uccidere Aurora, alla fermata della metro Cimiano, Valdez Velazco ha aggredito una giovane connazionale, trascinandola verso un punto isolato e dicendole: “Stai zitta, ora morirai”. Fortunatamente la ragazza è riuscita a divincolarsi e a richiamare l’attenzione dei passanti, mettendo in fuga il peruviano.

Nel cesenate, l’estate scorsa, è stato arrestato un 19enne marocchino con cittadinanza italiana perché ritenuto l’autore di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina minorenne. Lo stupro era stato interrotto da un’amica della giovane che ha richiamato l’attenzione dei presenti alla festa, i quali hanno quasi linciato il nordafricano. Si sta indagando su un altro fatto che poteva essere collegato a quella violenza. Due settimane prima, in un altro locale della zona, un’altra ragazzina era stata molestata sessualmente. Gli inquirenti sospettavano che si trattasse del medesimo autore.

Giardini pubblici e stazioni

Nel settembre del 2024, a Biella, era stato nuovamente arrestato il 35enne pakistano Ikram Muhammad che, nel corso del mese precedente, sarebbe stato l’autore di molteplici episodi di molestie sessuali ai danni di giovani donne, molti dei quali avvenuti nei giardini pubblici del centro cittadino. L’uomo era già condannato per episodi simili nel mese di luglio ma era stato scarcerato per un parziale vizio di mente.

Accusato di essere uno stupratore seriale anche un 33enne marocchino che aveva violentato quattro ragazze in un parco di Reggio Emilia, per poi scomparire dall’Italia. Due anni dopo, nel settembre del 2023, era stato rintracciato in Francia, dove era già detenuto per un’altra aggressione. Lo stesso era anche sospettato di essere il responsabile di altri due stupri avvenuti in Germania. A incastrarlo la prova del Dna, eseguita appena in tempo perché l’uomo, pochi giorni dopo, avrebbe finito di scontare la condanna e sarebbe tornato in libertà.

Terreni di caccia

A Padova, nel giugno del 2023, venne arrestato il 20enne tunisino clandestino Rayen Wasti. Si fingeva minorenne, con l’accusa di essere un violentatore seriale di ragazze. Il suo terreno di caccia preferito era la stazione di Padova. Sceglieva le proprie vittime, le inseguiva e poi le costringeva a subire atti sessuali. Le denunce nei confronti del tunisino erano arrivate a otto. Nel dicembre del 2023, arrivò la prima condanna a 9 anni e 2 mesi di reclusione per il clandestino. Dopo quella sentenza, un’altra ragazza lo riconobbe, facendo salire a nove le vittime del violentatore seriale della stazione di Padova. La condanna verrà poi confermata in Appello.

Il tunisino Jamel Moamib, sbarcato in Italia nel 2008, venne intercettato dalle Forze dell’ordine che gli consegnarono un decreto di espulsione ma lo lasciarono libero. Alcuni giorni dopo, venne nuovamente fermato e poi trasferito al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Caltanissetta, dal quale però si allontanò. Il 6 agosto successivo, venne beccato a spacciare droga e trasferito nuovamente in un Cie, questa volta quello di Bologna. Rilasciato dopo sessanta giorni per la scadenza dei termini, Moamib violentò una ragazzina di 15 anni in strada nel capoluogo emiliano. Fu condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione e all’espulsione dal territorio nazionale. Al termine della pena, il tunisino non venne ancora una volta rimpatriato e, nell’ottobre del 2017, venne nuovamente arrestato per spaccio di stupefacenti. Rilasciato, nel gennaio del 2018, cercò di violentare una donna romena.

Le tre aggressioni di Ferrara

Il 10 gennaio scorso, la Corte d’Appello ha ridotto la pena nei confronti del 21enne nigeriano Favor Osagiede da 6 a meno di 5 anni reclusione. L’extracomunitario Osagiede era stato arrestato a conclusione di non semplici indagini riguardanti tre aggressioni sessuali a Ferrara. La prima risaliva alla sera del 19 giugno 2024. La vittima stava raggiungendo a piedi le sue amiche quando è stata palpeggiata dal nigeriano che, con il cappuccio alzato, l’aveva affiancata in bicicletta. Poi, era tornato indietro aveva sollevato il vestito alla ragazza e afferrato gli slip, facendola cadere a terra. La seconda violenza era del 4 luglio successivo, dove un’altra 20enne era stata sorpresa alle spalle e palpeggiata. La terza violenza due giorni dopo, il 6 luglio: una ragazza era stata palpeggiata dopo che l’aggressore le aveva abbassato i pantaloni.

Il caso di San Mauro Pascoli

“Perché quell’uomo era libero di violentarmi? Ho seppellito una parte di me in quel parco”, aveva dichiarato la 47enne che, il 5 dicembre scorso, era stata violentata a San Mauro Pascoli, mentre faceva jogging a mezzogiorno, da un 26enne gambiano con precedenti anche per molestie sessuali. L’uomo era già sottoposto all’obbligo di firma, dieci giorni dopo avrebbe dovuto essere espulso dall’Italia. “Non ho il diritto di sapere se il mio violentatore ha delle malattie in corso per motivi di privacy”, aveva continuato la donna che si sta sottoponendo alla profilassi per l’HIV e per altre malattie infettive. Non fu l’unico episodio di violenza sulla pista ciclabile del Rio Salto. I volontari che si occupano della manutenzione di una celletta mariana avevano riferito di aver incontrato lo stesso soggetto la mattina stessa dell’ultima aggressione. All’incirca due ore prima che questa avvenisse.

Durante le operazioni di allestimento di un presepe, un residente della zona li aveva avvicinati, avvertendoli che il gambiano era il medesimo individuo che aveva già tentato di violentare una signora anziana. Un secondo racconto circostanziato aveva fatto luce su un precedente tentativo di violenza, risalente a una decina di giorni prima. La vittima, una 70enne, recatasi alla celletta per pregare, si era sentita afferrare alle spalle dall’uomo, che si è presentato con i pantaloni abbassati. La donna aveva mantenuto il sangue freddo, affrontando verbalmente l’aggressore. La situazione si era risolta grazie all’arrivo in lontananza di una coppia, circostanza che ha spinto il molestatore a fuggire velocemente.

I violentatori seriali stranieri non risparmiano nemmeno le donne anziane

Nell’estate del 2025, a Roma, è stato arrestato un altro straniero accusato di essere uno stupratore seriale, il gambiano Sheikh Hydara di 26 anni con regolare permesso di soggiorno risalente al 2024. L’uomo avrebbe violentato una donna di 60 anni al parco di Tor Tre Teste, una 26enne e una 44enne in zona Prenestina. Tutto è avvenuto in soli tre giorni.

Lo scorso 19 agosto, una donna di 52 anni era stata ferocemente aggredita alle spalle e violentata mentre stava passeggiando lungo il percorso natura dei laghetti di Sant Anna, a San Damaso, in provincia di Modena. Le indagini portarono all’arresto di un 20enne studente marocchino con cittadinanza italiana. Martedì, la notizia che lo stesso soggetto ora è accusato di altri due casi di violenza sessuale pluriaggravata e lesioni ai danni di altre due donne di 55 e 60 anni, avvenute nel medesimo luogo e con la medesima dinamica il 12 febbraio e il 23 maggio dello scorso anno. Il marocchino avrebbe anche minacciato una delle tre vittime con una pistola.

Da Milano ad Agrigento

Nel novembre del 2024, a Forlì, un operaio egiziano di 25 anni era stato condannato con rito abbreviato a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Aveva palpeggiato quattro donne tra i 20 e i 30 anni, per poi fuggire a bordo di un monopattino. Le violenze erano state perpetrate nella provincia di Milano nel corso dei mesi di giugno e luglio precedenti. Dopo la sentenza, il nordafricano era stato posto ai domiciliari.

Nell’aprile del 2020, a Milano, un 22enne nigeriano clandestino era stato arrestato con l’accusa di aver stuprato due donne di 22 e 53 anni nel sottopasso che collega via Duprè alle vie Govone e della Pecetta, in zona Ghisolfa. Le violenze erano avvenute a distanza di poche ore. L’uomo era sbarcato in Italia nel 2018 ed era già gravato da numerosi precedenti, anche per violenza sessuale. Nel 2019, era stato anche accusato di atti persecutori ai danni di una donna che lavorava in un centro d’accoglienza straordinaria di Palermo. Un mese prima del doppio stupro, era stato indagato per aver molestato e palpeggiato una donna nei pressi di un supermercato di Tradate, in provincia di Varese.

Nell’ottobre del 2020, ad Agrigento, veniva emesso un provvedimento cautelare nei confronti del 30enne nigeriano pluripregiudicato Martins Ozua. Era ritenuto responsabile di due violenze sessuali, una tentata e l’altra consumata, con connesse rapine aggravate, commesse ai danni di due donne vulnerabili a Castel Volturno e Mondragone. Il nigeriano era già in stato di arresto per una serie di efferate rapine culminate con lesioni gravi ai danni delle vittime e si trovava recluso nel carcere di Agrigento.

Un elenco infinito

Nella provincia bergamasca, nel luglio del 2019, era stato arrestato il 29enne senegalese Moustapha Diop con l’accusa di aver violentato e rapinato tre donne. L’uomo aveva già un precedente del 2014 per violenza sessuale. All’epoca, venne condannato a un anno e due mesi di reclusione ma in carcere ci rimase solamente un giorno.

Sempre nel luglio del 2019, un 20enne tunisino era stato condannato con rito abbreviato a 6 anni di reclusione per avere violentato o palpeggiato quattro donne. Tra queste due minorenne, una donna di 60 anni e un’altra donna disabile. I fatti erano avvenuti a Porto Recanati. Le violenze erano avvenute nel giro di tre mesi.

Sbarcato in Italia nel 2015 come richiedente asilo, il clandestino nigeriano Valentine Omwanta venne arrestato per la prima volta a Trapani nel 2016. Fu condannato a sette anni di reclusione per aver stuprato una donna di 57 anni. Tornato in libertà dopo sei anni con un ordine di espulsione dal territorio nazionale in tasca, si trasferì sul litorale romano. Dove, nel maggio del 2023, ad Anzio, violentò brutalmente per ore una ragazza di 19 anni in una cascina abbandonata. Arrestato dopo due mesi di indagini, si era scoperto che il suo Dna corrispondeva al materiale biologico trovato sul corpo di un’altra donna. La 43enne era stata violentata nel quartiere della Garbatella la sera del 30 settembre del 2022.

Francesca Totolo

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