Roma, 21 mar – L’Istat parla della guerra in Ucraina, o meglio dei suoi effetti terribili sulle già flebili speranze di ripresa economica. Lo rende noto l’Ansa.

Istat e ripresa economica: la guerra blocca tutto

Le note dell’Istat sulla guerra sono, come prevedibile, preoccupanti. Il conflitto ha generato “un blocco rispetto alla speranza di ripresa“. E così, se le previsioni iniziali dicevano che ad aprile il Pil sarebbe tornato ai livelli pre-pandemia, al punto in cui ci troviamo “non sarà così”. A parlare è proprio il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, che intervistato a SkyTg24 ha parlato di impatto negativo del conflitto di circa 0,7 punti di Pil. Ma il rischio è che questo numero aumenti, arrivando a valori “decisamente più grandi“. Blangiardo ha poi aggiunto: “Come statistiche ufficiali non siamo in grado di poter dare un’indicazione rispetto a qualcosa che non è sotto controllo. Viviamo praticamente alla giornata”.  Poi ha concluso, definendo il livello dei prezzi “preoccupante”, e il riferimento non poteva che andare alle famiglie meno abbienti:  “Non c’è nulla che faccia sperare che le cose possano migliorare”.

Un percorso difficile

L’Istituto nazionale di Statistica aveva già rilevato, circa due mesi fa, un rallentamento non indifferente nella corsa alla “ri-occupazione” dei lavoratori finiti in difficoltà durante il periodo della pandemia. Soprattutto, l’allarme si era concentrato sulla crescita piuttosto rilevante del lavoro precario, nonostante una “giustificazione” ufficiale non proprio rasserenante: “La realtà è però che 286mila lavoratori non hanno ancora “recuperato” la propria posizione. L’aumento del precariato a dicembre è considerato un “fenomeno in parte naturale“, dovuto al fatto che durante le feste nazionale l’aumento degli stagionali sia fisiologico”.

Alberto Celletti

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1 commento

  1. Basta fesserie.

    La guerra non blocca niente.

    Siamo arrivati alla fine del ciclo di espansione e ora che i mercati sono saturi non resta altro che recessione.

    In tutto il mondo non solo in Italia.

    Sabato avevo previsto l’aumento del petrolio e c’è stato, l’aumentone di Milano e c’è stato, chi vi dice che la ripresa è frenata racconta balle, proprio perché l’economia capitalistica è ciclica e con il livello di saturazione dei mercati raggiunto si rischia una crisi peggiore di quella del 1929-32 che è finita nel 1954.

    Tutto il resto è fumo per nascondere la durezza della realtà.

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