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Roma, 22 giu — E’ proprio amato da tutti il Ceo di Amazon — nonché uomo più ricco del mondo — Jeff Bezos. Talmente amato che alla notizia del suo imminente viaggetto nello spazio per testare la sua astronave Blue Origin, due cittadini americani hanno pensato bene di pubblicare su Change.org altrettante petizioni chiedendo che il miliardario… rimanga in orbita intorno alla Terra. E decine di migliaia di persone le stanno firmando.



Jeff Bezos, che ha fondato la Blue Origin nel 2000, volerà infatti ai confini dello spazio insieme a suo fratello Mark il 20 luglio. A fare loro compagnia a bordo ci sarà anche il vincitore di un’asta online, che si stima abbia pagato il suo «biglietto» per lo spazio 2,8 milioni di dollari. I passeggeri trascorreranno almeno 10 minuti galleggiando a gravità zero all’interno della capsula durante il viaggio suborbitale.

Due petizioni affinché Jeff Bezos rimanga in orbita

La prima, Non permettiamo a Jeff Bezos di tornare sulla Terra, ha oltre 41 mila firme. Si legge nell’introduzione: «I miliardari non dovrebbero esistere né sulla Terra e né nello spazio. Ma in caso contrario, dovrebbero rimanere lì (nello spazio)». Alcuni dei firmatari commentano la petizione affermando che «essere riammessi sulla Terra è un privilegio, non un diritto. La terra non vuole persone come Jeff, Bill Gates, Elon Musk ed altri miliardari simili».

La seconda raccolta firme è di stampo più complottista e ha totalizzato più di 20mila adesioni. «Jeff Bezos è in realtà Lex Luthor, travestito da presunto proprietario di un negozio online di grande successo», spiega il creatore della raccolta firme. «In realtà è un uomo malvagio deciso a dominare il mondo. Lo sappiamo da anni. Jeff ha lavorato con gli Epstein e i Cavalieri Templari, così come con i Massoni per ottenere il controllo su tutto il mondo».

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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