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Roma, 22 ago – La “festa del sacrificio” ci è “familiare”: truci le immagini di animali sgozzati e litri di sangue a sporcare pavimenti, strade. “Familiare”, anche, perché le nostre città sono spesso teatro di cotanto spettacolo. A Napoli, per esempio: in Piazza Garibaldi, centinaia di musulmani e rappresentanti della religione islamica, si sono riversati nella zona stazione.
Le proteste e malumori dei residenti, non tardano a farsi sentire: Non possiamo credere che per una riunione del genere non ci sia stato nessun controllo e nessuna vigilanza da parte delle autorità preposte. Crediamo che un incontro di questa portata debba essere svolto in totale sicurezza, soprattutto per noi cittadini che viviamo qui. Ci sentiamo invasi e non tutelati in queste circostanze. Chiediamo che cose del genere non si ripetano più in queste condizioni. È necessario un controllo capillare su chi intende riunirsi in questo modo al centro di una delle piazze più frequentate della città”.
Non solo Napoli (peraltro già fortemente colpita dai danni di una immigrazione incontrollata). Anche a Torino, in Piazza Dora, reunion musulmana con dedica alle vittime di Genova. Circa 20mila partecipanti ed una stima di mezzo milione di animali da sacrificare. Per la serie “padroni in casa nostra”: di certo non noi, a casa loro.
Chiara Soldani

6 Commenti

  1. questi eventi rivelano tutta la superficialità e l’ignoranza, di chi ha promosso la “multiculturalità” senza nemmeno domandarsi cosa fossero le “altre” culture e cosa comportasse la loro presenza in Italia. Ora che li hai qui vuoi probire loro la preghiera? certo che, no….vuoi proibire i loro riti tribali? e come si fa? e ora ci troviamo questo schifo (che si somma allo schifo talvolta preesistente, vedi Napoli, che già di suo non brillava per pulizia, gli mancavano giusti i litri di sangue per le strade e i sacrifici degli animali…)

  2. Obiettivo sempre più chiaro:….”Sostituire con italiani gli animali da sacrificare”.
    Io sono ormai prossimo al ..Traguardo ma la cremazione mi impedirà di continuare a ‘rivoltarmi’.

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