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Roma, 24 mar – Era il 23 marzo quando, al largo del Mediterraneo Orientale, il cacciatorpediniere “Lanciere” affondava con il suo capitano Casana e con 452 dei suoi 470 iniziali membri. A Genova, il 18 gennaio 1900, nacque uno dei più importanti, ma quanto mai sconosciuti, marinai della seconda guerra mondiale: Costanzo Casana. Appena quindicenne, si iscrisse all’Accademia Navale di Livorno e, fino al 1920, la frequentò diplomandosi con il titolo di Guardiamarina. La sua avventura in Marina era, così, iniziata. Fin da subito venne imbarcato su alcune unità siluranti di superficie e, nel 1926, salito di grado a Tenente di Vascello e avendo ottenuto il brevetto di Osservatore, venne affidato ad uno Stormo di idrovolanti.
Nel 1934 venne promosso con il grado di Capitano di Corvetta e fu posto a capo del sommergibile Diamante. Di li a poco ottenne anche il comando dei due cacciatorpedinieri Malocello e Da Recco. Con queste navi combattè in Etiopia mantenendo le posizioni italiane nel Mar Rosso e difendendo la costa eritrea ed etiope da possibili interventi via mare delle altre potenze coloniali. Distintosi per tecnica ed abilità, nel 1939 venne promosso Capitano di Fregata e, nel 1940, divenne Direttore dei Corsi alla Scuola di Osservazione Aerea di Taranto. Nel 1940 venne chiamato alle armi con l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale a fianco dell’Asse. Assunto il comando del cacciatorpediniere Lanciere, il soldato genovese partecipò, con altre tre navi dello stesso genere, al secondo scontro della Sirte del 22 marzo 1942. Gli inglesi volevano schiacciare gli italiani dopo l’inconcludente scontro del dicembre dell’anno precedente, per questo compirono un massiccio attacco ai danni delle truppe di stanza nel Mediterraneo.
L’attacco degli italiani risultò, secondo le fonti inglesi, piuttosto efficace; 7 dei 12 cacciatorpedinieri inglesi vennero danneggiati in maniera molto grave e dovettero rientrare ad Alessandria mentre le altre navi da guerra vennero attaccate l’indomani della battaglia dalla Lutwaffe. Casana riuscì a salvare la sua imbarcazione gravemente danneggiata e, “dimostrando ottime doti di comando, aggressività e sprezzo del pericolo” riuscì ad allontanarsi dal campo di battaglia, una volta conclusa. “La sua reazione di eroico animatore e di intrepido marinaio veniva, però, sopraffatta dalla violenza del mare che rendeva vani gli sforzi del magnifico equipaggio. Quando ogni speranza fu perduta e la nave stava per soccombere, sapeva donare ai suoi uomini, che con fierezza lo avevano seguito in combattimento, anche la forza spirituale di affrontare serenamente l’istante supremo” così recita la medaglia d’oro al Valor Militare conferitagli solo dopo la sua morte.
Il suo Lanciere, infatti – come anche l’altro cacciatorpediniere Scirocco -, venne colpito da una violenta tempesta che lo danneggiò irreparabilmente. Alle ore 9:58 del 23 marzo 1942 e alle 10:07 dello stesso giorno, il capitano Casana inviò un S.O.S. molto particolare, semplice ma incisivo “perché tutti i marinai d’Italia potessero raccoglierlo a testimonianza del tradizionale spirito eroico della nostra gente”, il messaggio citava “Stiamo affondando! Viva l’Italia! Viva il Re! Viva il Duce!”.
Tommaso Lunardi



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1 commento

  1. Dovremmo ricordare queste sacre parole alla feccia politica italiana e alla loro lordura africana…….. ammesso che siano in grado di capirle. Auguri.

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