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Roma, 6 mar – L’epoca del Vaffa è finita, resta al massimo “un vaffino” aveva profetizzato Beppe Grillo pochi giorni prima del voto. Del resto l'”imborghesimento” (o la “maturazione” per gli aficionados) del Movimento 5 Stelle è ormai un dato di fatto. La marsina di “governo” di Di Maio e i viaggi del vicepresidente della Camera tra Washington e Londra, a rassicurare Trilateral e investitori in vista di una probabile affermazione pentastellata alle elezioni, ce l’avevano già anticipato. I dietrofront sull’uscita dall’Euro ci avevano dato una ulteriore conferma. Adesso che il M5S è ufficialmente il primo partito e si prepara ad essere il perno di un futuro governo non abbiamo più dubbi: Confindustria, ma soprattutto i mercati finanziari, non hanno paura. 
Alla faccia del populismo e del partito antisistema. “Un po’ era nell’aria un esito di questo tipo. Il M5S è un partito democratico, non fa paura” ha detto Vincenzo Boccia, presidente degli industriali. Un bel riconoscimento da parte dell’establishment per un partito in teoria anti establishment. Nemmeno il Reddito di Cittadinanza spaventa: “Bisogna vedere cosa hanno veramente in mente di fare, quanto è la quota in termini di costo per lo Stato e quindi quanto incide dal punto di vista di deficit e debito pubblico”. Anche da parte di Sergio Marchionne nessuna preoccupazione: “Salvini e Di Maio non li conosco, non mi spaventano“.
La vittoria dei presunti populisti non ha scosso i mercati finanziari. “La reazione dei mercati finanziari viene sicuramente mitigata dal voto tedesco e gli indici paiono al momento scontare una sorta di ‘nulla di fatto’ sul piano politico italiano”, spiega Carlo Alberto De Casa di ActivTrades, che tuttavia ammette: “lecito attendersi una reazione negativa, anche poderosa nell’eventualità di un asse tra Lega e M5s”.
Insomma i mercati stanno a guardare, al momento l’ingovernabilità e l’affermazione pentastellata non hanno generato particolari reazioni. Fatto però che non è destinato a durare, visto che l’ingovernabilità “potrebbe accrescere la volatilità sugli asset italiani”, spiegano da Ubs. Tradotto: se non si formerà un governo in tempi brevi i mercati finanziari inizieranno a fare pressione speculando sui titoli italiani. A quel punto il buon Di Maio, “che non spaventa”, un governo di coalizione lo porterà a casa.
Davide Romano 
 



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1 commento

  1. veramente e’ andata cosi:
    ‘Il 16 febbraio, alle Assise diConfindustria, aveva scandito: “La vera missione è il lavoro“. No dunque alla politica che “pensa di garantire un reddito a chi sta a casa invece di creare lavoro”. Il 6 marzo, due giorni dopo il voto, l’opinione del presidente degli industriali Vincenzo Boccia è molto cambiata.’

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