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Roma, 6 marzo – A seguito dell’analisi sul voto relativamente alle elezioni politiche che vi abbiamo presentato ieri, oggi possiamo passare a valutare i risultati delle elezioni regionali che si sono svolte nel Lazio. Prima di vedere i dati nel dettaglio è necessario considerare alcuni elementi che rendono più difficile il confronto con le passate votazioni, sempre nel 2013.
La coalizione di centrosinistra rimane sostanzialmente invariata, con l’ingresso di LeU (che alle politiche correva da solo) e +Europa che vanno a recuperare i voti che alle scorse elezioni erano garantiti da SEL e PSI. Rimane invariato il leader Zingaretti, governatore in carica della Regione Lazio. Nel centrodestra la situazione invece è più complessa. Nel 2013 infatti il leader di coalizione era Francesco Storace, leader di La Destra ormai sparita dalla scena politica, mentre ora la coalizione ha proposto Stefano Parisi, già candidato nel 2016 come sindaco di Milano dalla coalizione nella sfida con Giuseppe Sala. Inoltre c’è da considerare che nel 2013 la Lega si propose nella sola provincia di Roma, sfruttando la lista Lega Centro a sostegno di Storace, mentre oggi si è presentata con il proprio simbolo su tutte le provincie del Lazio. Infine va tenuta in considerazione l’avventura in solitaria del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, con la propria lista civica.
Il dato più evidente è il salto della Lega, che fa registrare una crescita del 658% rispetto alle scorse elezioni, raccogliendo 250 mila voti e attestandosi al 10%. Così come evidenziato sui risultati della Camera, anche alla regione Lazio si verifica il “travaso” di voti da Forza Italia, che perde 230 mila voti, alla Lega, che ne guadagna appunto 216 mila. Buon risultato anche di Fratelli d’Italia che probabilmente beneficia dei voti che alla scorsa tornata erano in seno a La Destra. In generale il centrodestra mantiene il numero di voti assoluti stabile (quasi 960 mila) ma con una crescita del peso percentuale che passa al 31,3% (+2% rispetto al 2013) in virtù del minor numero di votanti (circa il 10% in meno) ma che rimane più basso del 37% ottenuto a livello nazionale. Il centrosinistra del governatore in carica Zingaretti si conferma prima coalizione ottenendo il 33,1% dei voti (+10,2% rispetto al dato nazionale delle politiche), ben lontano dal 40,7% ottenuto nel 2013 e dovuto interamente alla perdita di 300 mila voti da parte del PD.
voto lazioMeritevole di approfondimento invece il dato riguardante il M5S che, anche in questo caso, beneficia dei voti “fuoriusciti” dal partito Democratico (+360 mila voti) e cresce del 77% rispetto al 2013. In questo caso la percentuale dei pentastellati è inferiore al dato nazionale, attestandosi al 27.1% Il vero banco di prova del movimento era in questo caso Roma, dove la sindaca in carica Virginia Raggi vinse le elezioni comunali nel 2016 e ancora oggi amministra la capitale con molte difficoltà. Confrontando i voti presi dal M5S in questa tornata rispetto al primo turno delle comunali (con un numero di votanti in questo caso maggiore dell’8%) emerge una perdita del 17% dei consensi (circa 76 mila voti). Un dato sicuramente da non sottovalutare che conferma la stasi del M5S laddove si è trovato a dover amministrare senza alcuna esperienza e non mettendo in campo soluzioni efficaci ai problemi di cui soffre la capitale, primo fra tutti l’emergenza abitativa.
Di nuovo molto interessante il dato relativo a CasaPound che, così come alle comunali, fa registrare il salto più grande in termini di crescita dei consensi. Nell’aggregato della regione cresce infatti del 130%, attestandosi intorno ai 60 mila voti (2% dei voti in crescita rispetto allo 0,8% del 2013, raddoppiando il dato ottenuto alla camera), presentando come candidato a governatore della regione Mauro Antonini, molto sensibile ai temi sociali che stanno mettendo in ginocchio il Lazio e le rispettive provincie. Guardando alle singole provincie emergono alcuni dati davvero interessanti che confermano la capacita del movimento di inserirsi nel territorio e intraprendere una serie di battaglie sociali in grado di accrescere i suoi consensi. In termini di peso percentuale il risultato di CPI avviene a Viterbo, dove supera la soglia del 3%, toccando il 3,2% con una crescita del 164% dei voti rispetto al 2013. Molto vicina alla soglia del 3% anche a Latina dove riesce addirittura a quadruplicare i suoi voti, crescendo del 288%.
Patrizio Pallicca



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