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La storia dei gemelli Blanc potrebbe tranquillamente essere inserita in un manuale agiografico sull’imprenditoria europea dell’Ottocento.

Fin da subito, la loro vita si è trasformata in una di quelle linee verticali che gli economisti utilizzano nei grafici per descrivere periodi particolarmente fortunati di crescita economica.

Tutto inizia nella cittadina di Couthézon, nel sud della Francia, quando un circo monta il proprio tendone con gli animali e le attrazioni. Per François e Louis Blanc, è amore a prima vista. In particolare, sono gli illusionisti e i giochi con le carte a richiamare la loro attenzione.

La decisione d’intraprendere una nuova avventura è immediata: lasciano la famiglia e,si uniscono al circo, dedicandosi sempre di più alla prestidigitazione. Si tratta di un rischio ma sono disposti a correrlo, d’altro canto, sarà una costante nel corso della loro straordinaria esistenza.

Dopo aver percorso tutto il sud della Francia, si ritrovano quasi trentenni a Bordeaux, a capo di una società d’investimento che punta sulle fluttuazioni dei valori della borsa cittadina. Può sembrare un altro mondo rispetto a quello circense, ma sono i due fratelli a decidere da che parte navigare per raggiungere il successo.

Capiscono subito che per ottenere il massimo vantaggio dai loro investimenti in borsa, devono conoscere prima degli altri le informazioni. Si affidano al sistema di comunicazioni allora più rapido in Francia, il telegrafo ottico, ideato da Claude Chappe.

Si mettono d’accordo con due addetti alle comunicazioni perché inseriscano tra un messaggio ufficiale e l’altro dei refusi che potevano significare di volta in volta quotazioni in salita o in discesa. Questo stratagemma gli permette di avere un vantaggio di tempo netto rispetto a tutti gli altri agenti di cambio.

L’esperienza dura per due anni, fino a quando non decidono di cambiare settore.

Si trasferiscono a Parigi, con le tasche piene e la voglia di rimettersi subito in gioco. È così che approdano al Palais Royal.

All’epoca, siamo negli anni ‘30 dell’Ottocento, il Palais Royal era il luogo a Parigi in cui si poteva trovare di tutto. Un’enorme struttura in cui convivevano ristoranti, caffè, boutique e altre attività commerciali. È qui che aprono una sala da gioco, di breve durata, ma che segna un punto di svolta per i loro futuri investimenti.

Quando, nel 1838, il re di Francia Luigi Filippo stabilisce la chiusura sul territorio della corona di tutte le sale da gioco, l’incontro tra François e Louis da un lato e il Langravio di Homburg dall’altro, farà la fortuna di tutti e tre. A pochi chilometri da Francoforte, nell’attuale cittadina di Bad Homburg, i due fratelli vengono incaricati dal Langravio di realizzare una sontuosa struttura ricettiva. Terme, ristoranti, sale da ballo, ampi giardini e l’immancabile sala da gioco. È un successo immediato, favorito anche da un’idea imprenditoriale geniale nella sua semplicità: per aumentare i giocatori del casinò, viene tolto uno zero alla roulette. I numeri scendono così da 38 a 37: un’innovazione che dura fino ai giorni nostri, portando la percentuale teorica di ritorno al giocatore al 97,30%. Detto in altri termini, la nuova versione della roulette aumentava le possibilità di vincita dei giocatori.

Negli anni ‘60 dell’Ottocento, arriva l’avventura forse più grande per la famiglia Blanc.

Mentre in Germania, come nel resto d’Europa, le sale da gioco iniziano un periodo di declino economico, il Principe di Monaco Carlo III decide di affidare, dopo alcuni insuccessi, la gestione di quello che diventerà il prestigioso Casinò di Montecarlo a François Blanc (il fratello era morto qualche anno prima).

In pochi anni e grazie anche a consistenti investimenti dello stesso Blanc sul territorio monegasco, il casinò acquista fama internazionale, diventando il luogo simbolo del lusso e del divertimento. Ancora una volta, il profetico Blanc comprende che, per attirare giocatori, è necessario produrre vincite e il doppio zero scompare di nuovo dalla roulette, sovvertendo regole e tradizioni nel nome del successo.

Si conclude nel Principato di Monaco l’ascesa di un uomo forse poco conosciuto ma che, grazie al talento e alle brillanti intuizioni, ha posto le basi per un tipo di turismo e di intrattenimento che negli anni avrebbero riscosso un enorme successo.

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