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Roma, 8 feb – Fratelli d’Italia candiderà alla Camera la torinese Augusta Montaruli, una delle condannate nel processo “Rimborsopoli”, cresciuta politicamente con Agostino Ghiglia, altro piemontese noto nel partito di Giorgia Meloni. Si tratta peraltro di un processo nel quale i giudici hanno adottato un approccio garantista facendo entrare nel novero delle spese rimborsabili molte voci che in un primo momento non parevano tali e condannando solamente coloro i quali risultavano responsabili al di là di ogni ragionevole dubbio, come la Montaruli.
I magistrati della Terza Sezione Penale del Tribunale di Torino hanno infatti ritenuto per molti imputati che le spese contestate potessero essere qualificate come ambivalenti: insomma cene, pranzi, fiori, generi alimentari, borse, orologi, cinture acquistati nel fine settimana o sotto periodo natalizio potevano servire anche al funzionamento del gruppo di Fratelli d’Italia e non solo ai singoli politici. Alla Montaruli venne persino riconosciuto rimborsabile un libro erotico dal titolo “Sexploration. Giochi proibiti per coppie. Istruzioni per l’uso”, che si proponeva di salvare le coppie sposate dal calo della libido ecc (la Monataruli era sposata con Maurizio Marrone, anche lui di Fratelli di Italia, dal quale si è poi separata).
Ma facciamo un passo indietro: secondo l’accusa la Montaruli avrebbe chiesto tra l’altro “rimborsi spese per ristoranti, bar cibi da asporto per 20.003,76 Euro”; per “acquisti presso negozi di abbigliamento, gioiellerie, articoli per la casa, spese varie (apparecchio microtouch, spese per autovettura, fiori) per complessivi Euro 1.00740”; per “alberghi per complessivi 2.011,66 Euro”; per “monitoraggio della propria reptazione on line per complessivi 6000,00 Euro”.
Rispetto all’impianto accusatorio, i giudici torinesi scrivono: “Per quanto riguarda le spese di ristorazione, si deve evidenziare che, per una parte di esse, sussistono alcuni elementi indiziari da cui potrebbe desumersi l’assenza di collegamento con la funzionalità del Gruppo: segnatamente si tratta di spese sostenute soprattutto durante il fine settimana che, per tipologia, luogo e orario, potrebbero apparire incompatibili con attività politica o istituzionale. Tuttavia, come già anticipato, essendo una tipologia di spesa cd ambivalente e, quindi, non ontologicamente incompatibile con il funzionamento del Gruppo […] si deve sottolineare che agli atti non vi sono elementi, in aggiunta ai sopra evidenziati indizi, che consentano di ritenere, al di là di ogni ragionevole dubbio, che i costi siano stati sostenuti per finalità esclusivamente personali […]”.
Discorso analogo venne poi fatto anche per spese rimborsate alla Montaruli e definite dai giudici “abnormi”, relative in particolare all’acquisto di alcuni orologi, cinture e borse (presso Borbonese, Swarosky, Olimpic, noti e prestigiosi esercizi commerciali del centro di Torino) nel periodo immediatamente precedente il Natale. Anche qui si sostenne, nonostante gli elementi indiziari (tipologia e periodo di acquisto) che – scrivono i magistrati – avrebbero consentito di desumere l’assenza di collegamento con la funzionalità del Gruppo, che mancava la prova della colpevolezza della Montaruli al di là di ogni ragionevole dubbio ossia che detti acquisti vennero fatti per interesse personale e non per funzionalità del Gruppo.
Prova che infine è stata raggiunta su altre voci di spesa rimborsate alla ex consigliere regionale Montaruli circa un evento organizzato in un ristorante a sostegno della candidatura dell’ex marito Marrone, anch’egli interessato da guai giudiziari, posto che è recentemente stato dichiarato decaduto dalla Corte di Cassazione dalla carica di Consigliere Regionale per mancato rispetto di alcune procedure formali nel procedimento di nomina a Consigliere Regionale. Nel frattempo alla Montaruli non resta che affidarsi alle migliori valutazioni delle Corte d’Appello Torinese, che verosimilmente si pronuncerà sulla sua condanna dopo il 4 marzo 2018. Cosa avrà da dire Giorgia Meloni da Roma di tutti questi problemi e cosa avrà da dire Agostino Ghiglia, pure candidato alla Camera, dei suoi due enfant prodige?
Giorgio Abbrunante

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3 Commenti

  1. UN NOTO EX CONDUTTORE DI TG , DIREBBE ” CHE FIGURA DI M…..” PER CARITA’ , NEL PRIVATO OGNUNO E’ LIBERO DI DIVERTIRSI COME MEGLIO CREDE , MA NON A SPESE DELLA COLLETTIVITA’ , COSA SERVE UN GADGET DI SWAROWSKI PER L’ ATTIVITA’ POLITICA , DI UN PARTITO E’ TUTTO DA SPIEGARE…

  2. Le spese di “rappresentanza” vigono nelle amministrazioni pubbliche, dove, per motivi “istituzionali” possono essere sostenute.
    Talune, con dei limiti di spesa, talvolta rigorosi.
    È indubbio che ci siano ricorrenze, eventi, occasioni che giustifichino tale “strumento” di relazione tra chi rappresenta l’interesse “pubblico” e “l’ospite”, la/le personalita” verso le quali manifestare un riguardo attraverso il sono di un oggetto o l’organizzazione di una cena (giusto per fare un esempio).
    Non bisogna mai scordarsi del sacro principio, peraltro, dell’ospitalità.
    Ma, per non farla troppo lunga, è l’abusivismo etico di gran parte dei “rappresentanti istituzionali” ai vari livelli, per l’appunto, che una pur legittima posta di spesa diviene strumento di miserevole sbraco.
    Il problema sta, a mio parere, probabilmente nella elasticità della interpretazione motivazionale e nella scarsa attitudine alla sobrietà ma, sicuramente, nella volenterosa propensione del “rappresentante” a sguazzare nella cesta delle ghiande.

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