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Bologna, 19 mar – Gli antifascisti bolognesi avevano bollato come fake news la notizia delle liste con i nomi dei fascisti da colpire, gridando all’artificiale “clamore mediatico” e al ridicolo “allarme anni di piombo” costruito in provetta da qualche professionista della carta stampata, sempre in cerca di qualche inesistente scoop e copia venduta in più”. In realtà le liste esistono e un vademecum su come colpire pure. 
Perché per gli antifa bolognesi la violenza può essere cosa buona, a patto che a subirla sia un fascista. “La lotta antifascista non è uno sport a cui applicare una qualche forma di fair play” scrivono quelli di Bologna Antifa in un libretto di poche pagine in cui alla base c’è l’idea che la violenza sia uno “strumento utile” alla lotta antifascista e che quindi il problema non è nell’uso della forza, ma nell’obiettivo che questo uso ha.
Del testo in questione ne parla il Giornale, che cita alcuni passaggi del manuale in sette pagine intitolato “Considerazioni sulla violenza”. Un dossier in cui si legge che “ci sono azioni violente che possiamo ritenere giuste a livello strategico e altre no”. E quando il gruppo di fascisti da sconfiggere è numeroso è bene colpire alle spalle, in modo da non farsi troppo male. Testualmente affermano: “produrre una pratica antifascista che limiti il più possibile i danni (verso di noi) e massimizzi i risultati”.
In sostanza il loro obiettivo è quello di ottenere una “vita non fascista” e di “cancellare queste idee dall’universo intero”. Non male per chi ha fatto della democrazia e della libertà di pensiero un vessillo da esibire a ogni piè sospinto. E così la violenza è sbagliata e da condannare sempre e comunque quando a usarla sono i fascisti, che secondo gli antifa bolognesi “fanno della violenza un feticcio da adorare”, mentre viene nobilitata quando serve a debellare il pericolo fascista. E così il pestaggio ai danni di un esponente di Forza Nuova a Palermo viene definito “sanzionamento”.
Anna Pedri
 
 
 

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2 Commenti

  1. Ma a questi purtroppo nessuno ha mai detto degli oltre 50 mila italiani uccisi (senza contare le donne violentate e le torture)dai partigiani comunisti dopo la “liberazione”(colonizzazione) del 25 Aprile e cioè finita la guerra.Basta leggere gli articoli di storici su https://ricordare.wordpress.com/.Oltre 100 preti furono uccisi da questi criminali e alcuni di questi facevano parte delle brigate partigiane ma siccome protestavano contro omicidi ingiustificati furono eliminati dai loro stessi compagni.
    E nessuno gli ha fatto sapere che Stalin aveva ordinato al suo servo Togliatti di fare attentati prima della “liberazione” contro i tedeschi per scatenare le rappresaglie militari al fine di creare esasperazione nella popolazione.Cio’ serviva per facilitare l’ avvento del comunismo che secondo loro, avrebbe risolto tutto.

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