Roma, 23 set – Una scoperta meravigliosa in Bulgaria. Sul fondo del Mar Nero, a circa 1500 metri di profondità, sono state rinvenute da un team di ricercatori circa 60 navi antiche. Galeoni, vascelli, caravelle di diverse epoche, in particolare romana, bizantina e ottomana. Decine di imbarcazioni di varie dimensioni, molte delle quali risalenti a più di 2000 anni fa. Alcuni di questi modelli fino ad oggi erano stati visti soltanto sui disegni e nei documenti, mai però era capitato di ritrovarne uno. Un ritrovamento sensazionale quindi, non solo per l’incredibile quantità di navi, in gran parte praticamente intatte, avvenuto grazie ai Remotely Operated Vehicles (ROVs), veicoli che si immergono in profondità e riescono a captare presenze sottomarine venendo manovrati da remoto.

I membri del MAP, il Black Sea Project guidato dal centro di Archeologia Marittima dell’Università di Southampton e finanziato dall’EEF (Expedition and Education Foundation), sono al settimo cielo soprattutto per la scoperta di una nave romana perfettamente conservata. Nelle stive delle imbarcazioni sono stati ritrovati anche anfore, ceramiche e oggetti vari trasportati al tempo dalle navi che solcavano le acque del Mar Nero. “Ci sono tipi di imbarcazioni mai viste prima. Li potevamo osservare sui mosaici, ma non dal vivo. Sembrava un film”, ha dichiarato Ed Parker, ceo del progetto che aveva lo scopo iniziale di compiere indagini geofisiche e realizzare studi sull’impatto del riscaldamento globale.

Sangue di Enea Ritter

E invece dagli abissi sono emersi timoni, alberi e corde per un lavoro archeologico che adesso si preannuncia lungo ma decisamente interessante. I ricercatori hanno deciso di mantenere segrete alcune aree in cui sono stati ritrovati i relitti per proteggere le scoperte, ma sembra non siano molto distanti  dal porto di Sozopoli, l’antica Apollonia Pontica fondata dai greci intorno al 600 avanti Cristo e a lungo prospera località del Mar Nero. Secondo i ricercatori alcune navi hanno addirittura le corde perfettamente conservate, grazie all’assenza di luce e al pochissimo ossigeno che arriva a quelle profondità. Un tesoro incredibile quindi, scoperto quasi per caso.

 

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