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Londra, 23 set – Transport for London (TfL), l’autorità responsabile per la gestione del sistema integrato di trasporto nell’area metropolitana di Greater London, ha sospeso la licenza con la quale permetteva ad Uber, la società privata di taxi, di operare per le strade della capitale britannica.



Il divieto di circolare per gli automezzi affiliati alla multinazionale californiana scatterà dal prossimo 30 settembre e riguarderà tutte le tipologie – da Uber Pop in su – offerte. La scelta è motivata dal fatto che, stando a TfL, il servizio sarebbe “inadatto”: Uber non avrebbe infatti “i requisiti necessari per presentarsi come operatore privato” in quanto la sua condotta “ha dimostrato un’assenza di responsabilità aziendale, che avrebbe potuto portare a implicazioni sulla sicurezza pubblica”. Fra le motivazioni addotte anche il terrorismo, nella misura in cui molti autisti Uber sfruttano un software, Greyball, che impedisce alla Polizia di accedere all’app, utilizzata sulle sponde del Tamigi da oltre tre milioni di persone serviti da più di 40mila autisti.

La decisione dell’ente è appoggiata anche dal sindaco della capitale, Sadiq Khan: “Anche se offrono un servizio innovativo – ha spiegato – tutte le compagnie operanti a Londra devono rispettare le regole e rispondere ai più alti standard, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei clienti”.

Uber, che ha tre settimana di tempo per presentare le proprie controdeduzioni, ha subito fatto appello contro la decisione. Anche qualora dovesse vincere il ricorso, non tutto filerebbe comunque liscio: TfL ha infatti di recente annunciato una revisione delle tariffe per le licenze che imporrebbe ad Uber, che oggi paga meno di 3000 pound per una licenza di cinque anni, un esborso pari a 2,9 milioni di sterline.

Filippo Burla



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