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Il metodo Fiano: trasformare la fiera del libro in un tribunale politico

by La Redazione
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Fiano

Roma, 28 nov – La partecipazione della casa editrice identitaria Passaggio al Bosco alla fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi ha innescato, nelle ultime ore, una polemica politica che sembra riproporre dinamiche già viste. L’On. Emanuele Fiano, storico esponente del Partito Democratico, ha pubblicamente chiesto agli organizzatori della kermesse di escludere l’editore dalla manifestazione, definendolo “neofascista” e sollecitando l’intervento del sindaco di Roma.

Fiano torna a vestire i panni del censore

La richiesta di Fiano arriva a seguito di un post nel quale l’esponente dem riprende, quasi integralmente, materiale già circolato in passato e oggetto di querela da parte della stessa casa editrice. Le accuse, che vanno dalla solita reductio ad hitlerum a una serie di collegamenti indiretti, hanno alimentato un clima di sospetto attorno alla presenza dello stand, ignorando peraltro che l’iscrizione a una fiera non avviene tramite invito politico ma attraverso una normale procedura contrattuale. Passaggio al Bosco, fanno notare dall’editore, è regolarmente presente da cinque anni consecutivi, dopo una lunga lista d’attesa come avviene per molti operatori del settore. La replica diffusa dall’editore sottolinea la natura professionale dell’iniziativa e respinge l’idea che una manifestazione dedicata al mondo del libro debba trasformarsi in un terreno di epurazioni ideologiche. Passaggio al Bosco, che oggi conta quasi trecento titoli in catalogo e un’attività culturale ramificata sul territorio nazionale, rivendica il diritto di rappresentare una visione identitaria e di farlo in un contesto che si richiama esplicitamente al principio di libertà.

L’antifascismo degli antifascisti

L’editore parla di “meccanismo che pretende di elargire patenti e imporre dogmi”, riferendosi alla tendenza ricorrente a trasformare il dissenso culturale in un caso politico. Un ulteriore elemento che rende la vicenda ancora più grottesca è quello che dovremmo iniziare a chiamare l’“antifascismo degli antifascisti”. Solo poche settimane fa, Emanuele Fiano veniva contestato da gruppi della sinistra radicale e bollato come “sionista”, mentre lui stesso si difendeva definendo “fasciste” le piazze che lo attaccavano, nonostante non avessero proprio nulla di “nero”. Oggi, l’esponente dem torna a indossare i panni dell’antifascista d’ordinanza e pretende l’esclusione di una casa editrice identitaria da una fiera del libro. Ma non è questa la sede in cui verrà commesso l’errore di dare del fascista a Fiano: bisogna rompere questo circolo vizioso e far saltare in aria le contraddizioni interne al fronte antifascista. Perchè questa ennesima dinamica racconta più di molte analisi sulla fragilità di una cultura politica che ha bisogno continuamente di un nemico per legittimarsi, anche quando quel nemico è un editore che fa il proprio lavoro.

Il solito metodo mafioso

Il caso si è comunque chiuso rapidamente. L’Associazione Italiana Editori, che promuove la fiera, ha confermato la presenza di Passaggio al Bosco, ribadendo che la manifestazione tutela la libertà di edizione e non prevede criteri politici per la selezione degli espositori. Una decisione che riporta la discussione su un terreno semplice e lineare: il confronto culturale non si difende con le interdizioni, ma con la pluralità. In un clima spesso dominato dalla paura del dissenso, la vicenda ricorda che la censura preventiva non è solo un errore politico: è una resa culturale. E che un Paese che pretende di parlare di libertà non può permettersi di esercitarla a intermittenza.

Vincenzo Monti

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