Roma, 8 mar – Sono noti a tutti gli appelli delle Ong, che dopo ogni trasbordo di immigrati davanti alle coste libiche, parlano di bambini e minori non accompagnati che necessitano al più presto di un porto sicuro di sbarco, ovviamente in Italia. Peraltro, sono ancora ben presenti nella memoria degli italiani le parole di Maurizio Martina, allora segretario del Partito Democratico, del gennaio del 2019 che, dopo essere salito a bordo della nave della Ong tedesca Sea Watch, al largo di Siracusa con 47 immigrati a bordo, affermò: “Ho guardato i volti di queste persone e sicuramente lì ci sono ragazzi minori. Lo dico perché guardandoli si capisce”.



La legge Zampa

La “legge sui minori migranti non accompagnati”, la cosiddetta legge Zampa, approvata nell’aprile del 2017, che ha aumentato sia le tutele nei confronti dei minori sia i costi dell’accoglienza (la diaria destinata ai centri di accoglienza per i minori è di 95 euro al giorno, invece dei 29 euro al giorno per gli adulti), ha spinto migliaia di sedicenti minorenni immigrati verso i porti italiani. Infatti, il numero degli immigrati che si sono dichiarati minori non accompagnati è passato dai 3.959 del 2015 (sui 83.970 richiedenti asilo totali, il 4,7 per cento) e dai 5.984 del 2016 (sui 123.600 richiedenti asilo totali, il 4,8 per cento), ai 9.782 del 2017 (sui 130.119 richiedenti asilo totali, il 7,6 per cento) e ai 3.676 (su 53.596 richiedenti asilo totali, il 6,9 per cento). Per giunta, la legge Zampa si basa sul principio della “presunzione della minore età nel caso in cui permangono dubbi sull’età anche in seguito all’accertamento”, accertamento che non deve utilizzare metodi “medici invasivi” e che, peraltro, avviene con la presenza di un mediatore culturale e il cui esito viene notificato anche al tutore del sedicente minore per agevolare la possibilità del ricorso.

La legge Zampa è stata proposta da Save the children e poi depositata in Parlamento da un nutrito gruppo di parlamentari (prima firmataria Sandra Zampa del Partito Democratico). Save the children è la stessa Ong che ha trasbordato migliaia di immigrati dalle coste libiche ai porti italiani, dal 2016 all’ottobre del 2017, mese in cui ha interrotto le operazioni in seguito all’ispezione del Servizio centrale operativo, ordinata dalla procura di Trapani, che ha rinvenuto sulla nave Vos Hestia un “tariffario, in cui erano elencati i bonus percepiti dall’equipaggio, differenziati in base alla mansione, per ogni salvataggio di immigrati effettuato nel Mediterraneo.

La legge Zampa ha causato una serie di storture che hanno portato a diverse inchieste per truffa ai danni dello Stato. L’ultima in ordine di tempo è stata scoperta a Modena nel settembre del 2020. Come ha documentato un articolo de La Pressa, nelle tasche di un sedicente minorenne tunisino, senza alcun documento di identità, sono state rinvenute “in un foglio di carta stropicciato e con scritte in arabo vergate a mano, le indicazioni per ottenere accoglienza, vitto e alloggio a Modena, dichiarandosi minorenne e solo ed evitando così di passare per clandestino“. Come si legge dalla traduzione delle parole in arabo-tunisino stentato, una volta arrivati a Modena spesso dal Sud Italia, basta presentarsi in un posto di polizia (polizia locale, questura, carabinieri, oppure al Centro Stranieri o nei centri di prima accoglienza) e dichiararsi minorenne non accompagnato per ottenere il permesso di soggiorno e per essere iscritti nel sistema di accoglienza.

In seguito a questa vicenda, Piergiulio Giacobazzi, consigliere del comune di Modena di Forza Italia, ha commentato: “Basta dichiararlo (di essere minori non accompagnati, ndr). Mi hanno detto che fino a qualche anno fa i controlli prevedevano un prelievo osseo e una visita auxologica, ma i costi sono aumentati e la procedura di identificazione ha dovuto sacrificare una prova che, anche se non al 100 per cento, garantiva riscontri più o meno attendibili. Insomma, verificare l’esatta età dei falsi minorenni è diventato antieconomico, ma evidentemente non è antieconomico il business che si teme possa celarsi dietro questo escamotage che sfrutta le maglie di una legge, quella a tutela dei minori stranieri non accompagnati, che fa acqua”. La problematica dei falsi minori immigrati non riguarda solo l’Italia: ad esempio, nel 2018, in Svezia, un odontoiatra rivelò che l’80 per cento dei sedicenti minorenni erano adulti, grazie all’analisi dei denti molari.

I dati del 2021: le dichiarazioni delle Ong vs i numeri riportati da Iom Libya

Per comprendere meglio il fenomeno, abbiamo analizzato i numeri dei minori a bordo delle navi delle Ong, dichiarati dalle stesse organizzazioni, e i numeri forniti dall’Iom Libya, sede libica dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, riguardanti i salvataggi della Guardia costiera libica e dei ritorni autonomi. A differenza delle Ong, l’Iom non fa distinzione tra minori e minori non accompagnati, quindi abbiamo aggregato i dati nei grafici.

Aggregando i dati relativi al 2021 (dal primo gennaio al 28 febbraio), è evidente quanto i dati anagrafici degli immigrati riportati dalle Ong si discostino da quelli di Iom Libya: le organizzazioni hanno dichiarato di avere a bordo delle “navi umanitarie” 537 minori, tra minori e minori non accompagnati, su un totale di 1.672 immigrati, mentre Iom ha attestato che sono stati 184 i minori, riportati in Libia dalla Guardia costiera libica e ritornati autonomamente, su un totale di 3.729 immigrati.

I dati in percentuale documentano un divario ancora più lampante: le Ong hanno dichiarato di avere a bordo delle proprie navi il 32,1 per cento di minori (tra minori e minori non accompagnati), mentre Iom Libya ha certificato che sono stati il 4,9 per cento i minori ritornati in Libia, a bordo delle motovedette delle Guardia costiera libica e con rientri autonomi.

I dati del 2020: le dichiarazioni delle Ong vs i numeri riportati da Iom Libya

L’Iom Libya ha iniziato a pubblicare le infografiche dal primo aprile del 2020, quindi non sono disponibili le generalità degli immigrati tornati in Libia, sulle motovedette della Guardia costiera libica e attraverso i rientri autonomi, in precedenza. Per questo motivo, l’analisi del 2020 inizia dal primo aprile. Peraltro, i dati riportati si riferiscono solo alle categorie adulti (uomini e donne) e minori, perché alcune Ong non hanno dichiarato il numero di donne a bordo delle proprie navi, limitandosi a comunicare solo le donne incinte.

Anche nel 2020, le dichiarazioni delle Ong sui minori immigrati a bordo delle cosiddette navi umanitarie divergono fortemente dai dati pubblicati dai Iom Libya sui minori riportati in Libia dalle motovedette delle Guardia costiera libica e tornati in Libia con i rientri autonomi: sui 1.609 immigrati trasbordati a bordo delle navi, le Ong hanno dichiarato che 378 erano minori, mentre sui 8.939 immigrati tornati in Libia, 548 sono stati registrati come minori.

Il grosso divario è ancora più lampante osservando i dati in percentuale: il 23,5 per cento degli immigrati a bordo delle navi sono stati attestati come minori dalle Ong, mentre solo il 6,1 per cento degli immigrati tornati in Libia sono stati certificati da Iom Libya come minori.

Le dichiarazioni sui minori delle Ong

Abbiamo ulteriormente analizzato i dati del 2020 per ogni singola Ong, rapportandoli a quelli relativi ai salvataggi delle Guardia costiera e ai rientri autonomi in Libia, avvenuti nel medesimo periodo del trasbordo delle organizzazioni.

Dal 25 e il 30 giugno 2020, la nave Ocean Viking ha effettuato 4 trasbordi davanti alle coste della Libia. La Ong SOS Méditerranée ha dichiarato che a bordo erano presenti 26 minori sui 181 immigrati totali. Nello stesso periodo, la Guardia costiera libica ha portato a termine 3 salvataggi. Al momento dello sbarco nei porti libici, Iom Libya ha registrato 43 minori sui 548 immigrati totali.

In percentuale, a bordo della Ocean Viking erano presenti il 14,4 per cento di sedicenti minori, mentre a bordo delle motovedette libiche erano presenti il 7,8 per cento di minori, secondo i dati diffusi da Iom Libya.

Nel 2020, la nave Open Arms ha effettuato due missioni davanti alla Libia, una tra il 6 e il 12 settembre e l’altra tra l’8 e l’11 novembre. La Ong spagnola ha dichiarato che a bordo erano presenti 129 minori su un totale di 533 immigrati. Nei medesimi periodi, sono tornati in Libia 76 minori su un totale di 982 immigrati, una parte a bordo delle motovedette della Guardia costiera libica e una parte con rientri autonomi.

In percentuale, durante le due missioni nel 2020, a bordo della Open Arms erano presenti il 24,2 per cento di minori, mentre sono stati il 7,7 per cento i minori tornati in Libia, mentre la nave della Ong pattugliava le coste libiche.

Nel 2020, la nave Sea Watch 3 ha effettuato una missione davanti alla Libia, dall’8 al 18 giugno (di cui sono disponibili i dati anagrafici di una parte degli immigrati, ovvero 146 sui 211 totali), e la nave Sea Watch 4 una missione dal 21 al 27 agosto. Dei 350 immigrati trasbordati dalle navi della Ong, 104 erano sedicenti minori, mentre dei 1.051 immigrati salvati dalla Guardia costiera libica nei medesimi periodi, 19 sono stati registrati come minori.

In percentuale, durante le due missioni della Ong nel 2020, a bordo delle navi di Sea Watch erano presenti il 29,7 per cento di minori, mentre sono stati l’1,8 per cento i minori tornati in Libia a bordo delle motovedette libiche.

Nel 2020, la nave Alan Kurdi ha effettuato due missioni davanti alle coste libiche, una dal 6 al 7 aprile e l’altra dal 16 al 17 settembre. La Ong tedesca Sea-Eye ha dichiarato di aver trasbordato un totale di 283 immigrati, di cui 85 minori. Nei medesimi periodi, la Guardia costiera libica ha salvato e riportato in Libia 820 immigrati, tra questi 11 erano minori, secondo i dati diffusi dall’Iom Libya.

In percentuale, durante le due missioni della Alan Kurdi, sui barconi intercettati erano presenti il 30 per cento di minori, mentre sui barconi recuperati dalle motovedette libiche i minori erano l’1,3 per cento.

Nel 2020, la nave Mare Jonio ha effettuato una missione davanti alla Libia, dal 25 al 30 giugno. La Ong italiana Mediterranea ha dichiarato che, dei 43 immigrati a bordo della nave, 17 erano minori. Nello stesso periodo, la Guardia ha salvato un totale di 548 immigrati, tra questi 43 erano minori.

In percentuale, sulla Mare Jonio erano presenti il 39,5 per cento di minori, mentre sulle motovedette libiche erano presenti il 7,8 per cento dei minori.

Nel 2020, la nave Louise Michel ha effettuato la sua prima e unica missione davanti alle coste libiche, dal 21 al 29 agosto. A bordo della nave finanziata dal writer Banksy, erano presenti 17 minori su un totale di 219 immigrati. Durante il medesimo periodo, la Guardia costiera libica ha salvato 408 immigrati, di cui 11 minori.

In percentuale, sulla nave Louise Michel erano presenti il 7,8 per cento di minori, mentre sulle motovedette libiche erano presenti il 2,7 per cento dei minori.

Tabella riepilogativa

Nel 2020, le Ong hanno dichiarato di avere a bordo delle proprie navi il 500 per cento di minori in più rispetto al numero di minori fornito dall’Iom Libya, riguardante gli immigrati tornati in Libia a bordo delle motovedette della Guardia costiera libica e tramite rientri autonomi, 378 di minori dichiarati dalle Ong sui 1.609 immigrati totali rispetto ai 203 minori dei dati di Iom Libya sui 4.357 immigrati totali. La Ong che ha dichiarato di avere a bordo della propria nave la più alta percentuale di minori è stata Mediterranea. La Ong Sea-Eye ha affermato di avere a bordo della Alan Kurdi un numero di minori 23 volte superiore a quello a bordo delle motovedette libiche.

Nel 2021, al 28 febbraio, le Ong hanno dichiarato di avere a bordo delle proprie navi un numero di minori del 655 per cento superiore rispetto al numero di minori a bordo delle motovedette libiche, mentre nel 2020, dal primo aprile al 31 dicembre, il numero di minori sulle navi umanitarie è stato quasi il quadruplo ai ritorni in Libia. Alla luce dei suddetti dati e delle documentate discrepanze, è lecito chiedersi chi suggerisca agli immigrati di dichiararsi “minori non accompagnati” al momento dello sbarco nei porti italiani.

Per questo motivo e alla luce dei numerosi fascicoli aperti nelle procure siciliane che hanno altresì portato alle richieste di rinvio a giudizio nei confronti di diversi membri delle Ong, la modifica della legge Zampa dovrebbe essere una priorità per razionalizzare il sistema dell’accoglienza in Italia. Lo sbarco nei porti siciliani non deve più essere una sorta di vittoria alla “Lotteria Italia”. Non si può più, anche a causa delle infiltrazioni jihadiste sui barconi (documentate da anni dai Servizi segreti), della crisi economica e dell’emergenza sanitaria, accogliere indiscriminatamente gli immigrati che contribuiscono al business del trafficanti di esseri umani e che non hanno i requisiti necessari per la richiesta di asilo.

Francesca Totolo

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta