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Roma, 8 mar – Da oggi chiusi due ristoranti su tre (66%), nelle nuove zone rosse e arancioni. Questo mentre in Sardegna, unica zona bianca del nostro Paese, sono 12 mila i servizi della ristorazione che possono rimanere aperti anche la sera. E’ l’allarme della Coldiretti in occasione della nuova mappa dei colori che scatta da oggi, con soltanto Valle d’Aosta, Liguria, Lazio, Calabria, Puglia e Sicilia in zona gialla (e quindi con bar e ristoranti aperti fino alle 18).



L’apertura serale vale l’80% del fatturato dei ristoranti

Il settore della ristorazione è in crisi. La Coldiretti sottolinea come la possibilità dell’apertura serale a cena vale l’80% del fatturato di ristoranti, pizzerie ed agriturismi. Come se non bastassero le chiusure a singhiozzo, nelle zone gialle dalle 18 in poi sono consentiti soltanto la consegna a domicilio e l’asporto. Un “contentino” quindi l’apertura a pranzo che in molti casi non permette di sostenere le spese di gestione. Tanto che in molti preferiscono mantenere le serrande abbassate aumentando le perdite economiche ed occupazionali.

Con le chiusure vino e cibi invenduti per un valore di circa 11,5 miliardi

Ancora più grave – continua la Coldiretti – la situazione nelle zone rosse ed arancioni dove è sempre proibito il servizio al tavolo e al bancone con un ulteriore colpo a bar, ristoranti e agriturismi che travolge a valanga interi comparti dell’agroalimentare made in Italy, con vino e cibi invenduti per un valore stimato dalla Coldiretti in 11,5 miliardi dopo un anno di aperture a singhiozzo. Stop and go che hanno messo in ginocchio l’intera filiera dei consumo fuori casa, che vale un terzo della spesa alimentare degli italiani fuori casa. La drastica riduzione dell’attività – sostiene l’associazione degli imprenditori agricoli – pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Colpita l’eccellenza agroalimentare made in Italy

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Nello specifico, ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi. Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali. Costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. Numeri dietro i quali – precisa la Coldiretti – ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori.

Una filiera che vale 538 miliardi e 3,6 milioni di posti di lavoro

In questi comparti economici la reazione a catena coinvolge 360 mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi in tutto il Paese con difficoltà su 70 mila industrie alimentari e 740 mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere – conclude l’associazione di imprenditori agricoli – la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi, pari al 25% del Pil nazionale. Ristori immediati dunque per uno dei settori più colpiti e che potrebbe subire l’ennesima mazzata, visto che il governo sta valutando la possibilità di richiudere tutto per accelerare con la vaccinazione.

Adolfo Spezzaferro

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