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Washington, 11 feb – Stephen Bannon, consigliere di Donald Trump alla Casa Bianca, si sarebbe formato anche sui testi di Julius Evola. A dimostrarlo, scrive il New York Times, una sua citazione nel corso di un incontro in Vaticano nel 2014.



A dir la verità, la citazione è abbastanza generica: Bannon, infatti, nel corso di un’argomentazione che riguarda anche il presidente russo Putin, si limita a menzionare “Evola e i diversi scrittori dell’inizio del ventesimo secolo, che sono i veri fautori di quello che è chiamato movimento Tradizionalista”. Dunque, è ovvio questo semplice accenno non comporta una conseguente condivisione del suo pensiero, tanto meno, come osserva Gianfranco De Turris – segretario della Fondazione Julius Evola – il fatto che quelle idee influenzeranno il presidente degli Usa e la sua politica. Ma resta il fatto che, come sottolinea ancora il consulente editoriale di Edizioni Mediterranee, “è la prima volta che il consigliere di un presidente americano conosce Evola, o ha una formazione tradizionale”, il che non è esattamente cosa da nulla e, quanto meno a livello culturale, rappresenta una particolarità di sicuro notevole.
Autore di “Rivolta contro il mondo moderno”, nemico giurato del secolarismo e della sovranità popolare, proprio all’aristocratico romano, infatti, si deve una grossa influenza, più che sul regime fascista, sulle variegate schiere di neofascisti giunti dopo la sua caduta, rappresentando ancora oggi uno dei pensatori di riferimento di quell’area politica. È a lui, impegnatissimo sui fogli di regime ma impropriamente definito fascista (proprio in nome della sua concezione elitaria della politica, del resto, si rifiutò sempre di prendere la tessera del Pnf), che si deve la trasfigurazione del fascismo in una “riduzione” meta-politica, che valuta e asseconda il fenomeno storico da esso rappresentato soltanto in quanto proiezione imperfetta di un’idea di civiltà universale, trascendente le religioni e le epoche, definito dal concetto di “Tradizione”. Ed è proprio lui che, leggendo il secondo conflitto mondiale come uno scontro tra il mondo della “Tradizione” e quello della “Sovversione”, ne ha così fornito una interpretazione per così dire super-storica.

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Ecco perché, seppur imprecisa per certi versi, quella apparsa ieri sul New York Times, firmato da Jason Horowitz – già reporter a Roma per il Times – è una notizia comunque interessante, seppur l’intenzione del giornalista, ovviamente, sia quella di screditare Bannon attraverso l’accostamento ad “un fascista esoterico” quale Julius Evola, scorrettamente descritto come “affiliato al nazismo”. Soltanto il giorno prima, del resto, un altro articolo, pubblicato su HuffingtonPost da Paul Blumenthal e JM Rieger, tentava di farlo passare come un matto visionario che crede nella necessità dell’apocalisse. Tutto ciò a testimonianza di un clima di demonizzazione mediatica da propaganda bellica, che non aiuta certo la corretta informazione.

Sta di fatto, che ieri il New York Times titolava: “Steve Bannon citò il pensatore che ispirò i fascisti”. “Quelli che provano ad individuare le radici della visione del mondo buia e a volte apocalittica di Stephen K. Bannon”, esordiva Horowitz, “hanno ripetutamente ripreso un discorso che il sig. Bannon, guru ideologico del presidente Trump, ha fatto nel 2014 nel corso di una conferenza in Vaticano, parlando di Islam, populismo e capitalismo”. In pochi, però, segnala l’ex reporter del Washington Post, hanno fatto caso proprio alla citazione di Evola, “conosciuto soprattutto in quanto esponente principale del Tradizionalismo, una visione del mondo popolare nell’estrema destra e nei circoli religiosi alternativi, secondo la quale il progresso e l’uguaglianza sono illusioni pericolose”. Inoltre, secondo Horowitz, che azzarda in proposito accostamenti vaghi, Evola sarebbe stato anche una sorta di “padrino” dei “terroristi post-fascisti degli anni Settanta e Ottanta”. Ma si capisce subito dove il reporter vuole arrivare, sparando tutte le sue cartucce contro i populismi: “oggi, il partico greco neonazista Alba Dorata include le sue opere tra le letture suggerite, e il leader dello Jobbik, il partito nazionalista ungherese, ammira Evola ed ha scritto una introduzione ai suoi scritti”. Lo stesso Richard Spencer, importante figura dell’alt-right americana, avrebbe dichiarato: “Julius Evola è una delle figure più affascinanti del ventesimo secolo”. “Alcuni nell’alt-right”, aggiunge Horowitz, “considerano Bannon come una porta attraverso la quale le idee di Evola di una società gerarchica guidata da una casta spirituale superiore possono fare il loro ingresso in un periodo di crisi”.

Senonché, dopo una relativamente sufficiente descrizione di Evola, il giornalista del NYT, spiega: “[Mussolini] ammirò i primi scritti sulla razza di Evola, che influenzarono le leggi razziali del 1938”. Un’affermazione perlomeno discutibile, dal momento che Evola più volte si schierò contro un razzismo di tipo biologico, insensato secondo lui in tempi moderni, a favore di una distinzione su base spirituale (“La razza dell’uomo sfuggente”, scrive infatti in uno dei suoi libri a proposito dell’uomo moderno).
A parte questo e mettendo da parte la propaganda, lo sdoganamento di Evola su scala mondiale non è cosa da sottovalutare.

Emmanuel Raffaele

 

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3 Commenti

  1. Forse si apre una strada contro il capitalismo puro di stampo masso-giudaico ? Staremo a vedere, la visione di Evola è troppo grande per essere recepita in toto, ma comunque ogni “lungo cammino” inizia da un primo passo.

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