Il Primato Nazionale mensile in edicola

Damasco, 12 feb – Un lieve manto di neve copre la valle della Bekaa. Sulla strada tra Beirut e Damasco l‘ultimo vento invernale si arrende impotente allo scorrere perenne delle stagioni. È quasi primavera in Siria. Indifferente alla vista, è prima di tutto percezione. Ed è forse per questo che tornare oggi nell’antica capitale araba, dopo la liberazione di Aleppo da parte dell’esercito di Assad, è come scoprire un’altra città, rinata dopo anni di attacchi terroristici. Ci hanno provato, persuasi dalle sferzanti armi della barbarie. Ci hanno provato a prendersi l’arco romano e il tempio di Giove. Ma eccolo qua il tricolore di Siria, è sempre lì ad aprire le porte del suq damasceno. Ha resistito ai colpi di mortaio e alle bombe di una guerra per procura foraggiata da tanti, troppi nemici senza frontiere.



E il mercato coperto più amato dai siriani oggi brulica di vita e ti avvolge in un vortice di colori e spezie, dove l’unica battaglia impossibile da vincere ti costringe a schivare le buste della spesa di mamme ansiose di preparare la cena e i palloncini colorati dei rivenditori ambulanti, presi di mira da frotte di bambini che sfrecciano armati di gelati. Ci hanno provato a distruggere la cappella di Anania, dove visse uno dei primi discepoli di Cristo. Gli stessi che agli albori del 2011 chiamarono alle armi contro Assad i fedeli raccolti in preghiera nella moschea degli Omayyadi, dove riposa San Giovanni Battista, il profeta dell’Islam che battezzò il Signore dei cristiani. Ci hanno provato a sbandierare per rivoluzionaria la tanto decantata primavera araba.

La stessa ventata di retorica che ha coperto di slogan democratici le nefandezze del terrore ma che nella capitale siriana ha prodotto solo qualche anno di paura, spazzata via da chi ha attraversato la storia dell’uomo segnandola con esempi mirabili che oggi sono tornati a splendere nella stessa città che i turisti apprezzavano prima della guerra. Vitale e affascinante. Damasco oggi è in piedi, spossata dalle campagne di odio della gran parte dei media internazionali, segnata dai colpi alle spalle di coloro che ci descrivevano come eroici ribelli in lotta contro il tiranno. Erano solo miserabili tagliagole a libro paga di chi voleva annientare quelle radici e quell’identità che hanno permeato la parabola storica mediterranea ed europea. Damasco ha vinto, anche per noi

https://www.youtube.com/watch?v=pgv33dVLF58&feature=youtu.be

di Eugenio Palazzini

Video e Foto – Davide Di Stefano e Alberto Palladino



La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta