Noto, 25 giu – Giustizia fatta e verità ripristinata. Il tribunale penale di Siracusa con alla guida il presidente di sezione dott. Anton Giulio Maggiore ha assolto con formula piena i tre imputati “perché il fatto non sussiste”. Andrea Insenga Azzaro, la moglie Simona Bertoli e Gabriele Alessi dopo ben 7 anni possono finalmente chiudere questo triste e sconcertante capitolo scaturito da una lecita e sacrosanta protesta mai sfociata, e i fatti lo confermano e lo supportano anche oggi con la sentenza, in atti violenti. Ripercorriamo brevemente i fatti accaduti nell’ospedale di Noto nell’aprile 2019 quando, e in molti lo ricorderanno anche per l’eco mediatico che travalicò i confini nazionali, un sommovimento popolare vide la locale sezione di CasaPound Italia entrare nel nosocomio e rimanere notte e giorno al suo interno ponendosi di fatto alla guida della protesta.
L’occupazione del reparto
Nella fattispecie i militanti della tartaruga frecciata nella sera del 10 agosto (e per dieci giorni) occuparono il reparto di ostetricia e ginecologia, già di fatto chiuso all’utenza a causa del continuo e inesorabile scippo dei reparti che avrebbe portato alla chiusura totale del Trigona. A quell’azione, tanto forte quanto clamorosa, seguì però una querela da parte dell’allora Direttore Sanitario dott. Di Lorenzo e dell’ASP di Siracusa per violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Ma in quei giorni, Sindaco, Consiglieri comunali e politici di vario ordine e grado, e soprattutto le forze dell’ordine, ebbero modo di constatare lo spirito critico ma pacifico della protesta che nel frattempo aveva ingrossato le fila degli occupanti, tutti cittadini vogliosi di difendere il proprio diritto alla salute.

Nonostante tutto arrivò per sole tre persone il rinvio a giudizio: il dott. Andrea Insenga Azzaro, la moglie di quest’ultimo Simona Bertoli e Gabriele Alessi, come detto, che hanno dovuto attendere ben 7 anni per vedere emergere in modo incontrovertibile la loro innocenza, non senza patemi, considerato che all’esito della requisitoria finale, lo scorso 18 giugno, la Procura della Repubblica nella persona del dott. Andrea Palmieri aveva chiesto la condanna degli imputati a 8 mesi di reclusione e le parti civili condanna e risarcimento danni quantificato in 50 mila euro.
A Noto fu una protesta pacifica
Nel pomeriggio la sentenza così commentata dall’avvocato Salvatore Micale, difensore dei coniugi Insenga Azzaro e Bertoli: “Siamo profondamente soddisfatti di questa sentenza, che restituisce dignità e giustizia ai miei assistiti” e poi aggiunge “Il Tribunale ha riconosciuto ciò che abbiamo sostenuto con forza fin dall’inizio di questa estenuante vicenda: quella di Noto non fu un’azione criminale, ma una protesta pacifica, mossa esclusivamente dall’amore per il proprio territorio e dalla difesa del diritto alla salute dei cittadini. La formula piena cancella sette anni di ingiusta sofferenza mediatica e giudiziaria, dimostrando che la verità, alla fine, trionfa sempre sulle accuse infondate”.
Il deposito della sentenza avverrà entro il 16 settembre. Da quel momento la Procura avrà 45 giorni di tempo per ricorrere in appello. Che sia stato di fatto dunque un processo politico, come spesso avviene quando sul banco degli imputati vengono trascinati impunemente persone non gradite per le loro idee, lo conferma anche il commento dell’avvocato Giuseppe Cultrera difensore di Gabriele Alessi: “Sono dell’idea che sia stato un processo politico e proprio per questo abbiamo atteso con particolare attenzione la sentenza, poiché sull’innocenza del mio assistito e degli altri due imputati non avevo alcun dubbio. Oltre per i fatti come si sono svolti ma poiché il reato, il 336 del codice penale, non poteva in alcun modo essere contestato per la realtà contingente del momento: reparto vuoto. Dunque il ricorrente non esercitava in quel luogo alcun ruolo ufficiale”.
E anche se sono passati 7 anni l’assoluzione piena davvero restituisce dignità agli imputati e da forza a quanti ogni giorno in barba “a chi ci vuole morti” continua ad opporsi al sistema!