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occhialiRoma, 26 mag – Avviene ormai puntualmente: estintori, appendiabiti, ombrelli scambiati per importanti (e costose) opere d’arte. Ora è successo di nuovo, al Moma di San Francisco. Il 17enne TJ Khayatan, in visita al museo con dei suoi coetanei, è rimasto sorpreso dalla nullità delle opere esposte: “Non erano così sorprendenti”, ha detto a Buzz Feed. Quindi ha pensato di esporre la propria creazione: ha appoggiato a terra, vicino al muro, un paio di occhiali. Poi ha aspettato che qualche visitatore si fermasse davanti al suo capolavoro. L’attesa è durata poco. Una folla di visitatori ha cominciato a osservare quegli occhiali buttati a terra, nonché a fotografarli. E TJ si è fatto due risate su Twitter.



Un annetto fa era successo che al museo d’arte moderna di Arnhem, in Olanda, fior di visitatori con l’aria pensosa si fermassero a commentare dottamente delle stampe vendute da Ikea al prezzo di 10 euro. Le opere, piazzate beffardamente tra i quadri, erano state valutate anche più di 2 milioni di euro. Un muratore di Ravenna, viceversa, ha stuccato, per deformazione professionale, un buco in un muro del museo dell’arte cittadino. Si trattava, in realtà, di un’opera del riminese Eron, al secolo Davide Salvadei, composta dall’ombra lasciata da un grande specchio, posizionato sul pavimento come se fosse caduto. E sopra l’ombra, il buco del chiodo che avrebbe dovuto sostenere la cornice dello specchio. Alla Cineteca di Bologna (anno 2011) hanno invece proiettato a rulli invertiti del soporifero “The Tree of Life” di Terrence Malick: nessuno se n’è accorto. O forse sì, ma non hanno fiatato, per paura di sembrare poco colti: “Ma come, non hai capito la sottile critica dell’alienazione moderna insita nello sfasamento temprale?”.

Ma c’è una logica: quando abbiamo smesso di considerare l’arte come qualcosa che corrispondesse a un canone – certo culturalmente orientato, ma comunque “oggettivo” rispetto a un certo luogo e a un certo tempo – e abbiamo invece preso a ritenere “arte” quella cosa che è tale perché una comunità di esperti ci dice che lo è, allora anche un paio di occhiali buttati in terra possono essere arte. Stanno in un museo, quindi sono arte. Non hanno senso, ma l’arte non si decide più in base al suo senso, quanto piuttosto al suo contesto: se sta nel posto riservato all’arte, allora è arte. Se un critico dice che è arte, lo è. Da fondamento di verità, l’arte diventa quindi gioco di società. Dove prima c’era il senso, ora c’è la fuffa.

Adriano Scianca

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4 Commenti

    • Milo, dopo la “Merda d’artista” di Marzoni le abbiamo viste tutte. Lo scherzo del ragazzino – che mi ricorda quello famoso delle finte teste di Modigliani – con la sua irriverenza “marinettiana” ha sicuramente più valenze artistiche delle puttanate finto-provocatorie di Hirst o di Cattelan. In più non costa niente.

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