Il Primato Nazionale mensile in edicola

guerra civile spagnolaRoma, 19 lug – Pochi argomenti sono ancor oggi tanto controversi come la Guerra Civile Spagnola. Pochi sono solitamente trattati in maniera tanto schematica che manichea: i buoni e i cattivi. Da ragazzino mi colpì, in un documentario trasmesso dalla Rai su Hemingway, la frase, che diceva, più o meno: “E’ in Spagna, dalla parte giusta, quella repubblicana”. L’inizio della sentenza inoppugnabile non lo ricordo parola per parola, ma ricordo benissimo la frase: dalla parte giusta, quella repubblicana.

La parte giusta? Da una parte Stalin, la Francia del Fronte Popolare, dall’altra Franco, Mussolini, e, in maniera poco più che insignificante, Hitler. Nella storia non esistono buoni o cattivi. Ma questa volta c’era un male maggiore, quello dei rojos, contro un male minore, quello di Franco. Precisiamo sin da ora che la parte da cui combatterono le Camicie Nere non è la parte giusta. E’ la parte meno sbagliata. Quella delle chiese profanate, distrutte o trasformate in osterie, come la chiesa madrilena dei santi Giusto e Pastore, dei quadri del Greco, di Tintoretto, del van der Veyden, del Velàsquez, di Ribeira, di Tiziano, distrutti perché di soggetto religioso, dei preti, dei borghesi e degli ufficiali scannati, delle suore stuprate, dei paseos, delle camere di tortura, è l’altra, quella che taluni spacciano per la parte giusta. Vero è che i plotoni di esecuzione li ebbe anche Franco, ma è vero anche che i nazionalisti non massacrarono i loro alleati in purghe interne, come a Barcellona, quando vennero scannati trotzkisti del POUM ed anarchici delle FAI dagli uomini di Stalin, inclusi gli italiani Ercoli (Togliatti), Longo, Vidali, Barontini. Vero è che dalla supposta parte giusta c’era quell’André Marty che si guadagnò il soprannome di carnacero de Albacete per aver fatto fucilare cinquecento volontari delle Brigate Internazionali, gente andata in Spagna volontariamente per combattere il fascismo, con l’accusa di deviazionismo trotzkista. Vero è che Hitler non inviò in Spagna la Gestapo, e Stalin la NKVD ed il GRU sì.

Non si può parlare di parte giusta quando Stalin fornì alla Spagna Repubblicana 47 milioni di rubli, raccolti tramite il Comintern, cui si aggiunsero altri 70 milioni forniti direttamente dal governo sovietico, negli anni delle purghe e del massacro dei kulaki. Secondo le stime del governo inglese, tra il luglio del 1936 e il dicembre 1938, l’Unione Sovietica fornì alla Spagna Repubblicana 250 aerei da combattimento, 1.400 autocarri, 731 carri armati , 1.230 pezzi d’artiglieria, senza contare l’armamento individuale, e senza contare le decine e decine di migliaia di tonnellate di rifornimenti e attrezzature militari di tutti i tipi sbarcate nel corso del conflitto dai piroscafi russi nei porti di Valencia, Alicante, Cartagena e Barcellona. No, decisamente chi aveva legami così stretti con la dittatura staliniana non poteva essere dalla parte giusta. Lo scopo di Stalin, tutt’altro che umanitario, era ovviamente di creare una repubblica “sorella” da utilizzare quale porto mediterraneo ed atlantico dell’Unione Sovietica. Il controllo del Mar Nero e della Spagna avrebbe fatto del Mediterraneo un mare sovietico.

Chi si scandalizza, forse ignora questo giudizio:

La fascistizzazione della Spagna sarebbe un altro colpo per le istituzioni parlamentari in Europa. D’altra parte il comunismo in Spagna sarebbe un disastro più grave e più irreparabile, e bisogna augurarsi che esso venga schiacciato […] Armando i comunisti il governo spagnolo si è assunto una tremenda responsabilità ed ha firmato il proprio decreto di morte […] In Ispagna si rivela chiaramente la tattica del Comintern, che consiste nel favorire la nascita di un governo debole per poterlo poi facilmente rovesciare con le armi e stabilire un regime sovietico. La bolscevizzazione della Spagna sarebbe un vero disastro per l’Europa, e darebbe alle attività del Governo sovietico un nuovo impulso minaccioso per tutti i paesi. Noi dobbiamo tutti augurarci che il comunismo spagnolo sia schiacciato, e questo è indubbiamente il sentimento oggi prevalente in Inghilterra, anche se, di fronte agli avvenimenti spagnoli, siamo decisi a mantenere un atteggiamento di neutralità.

(Winston Churchill, colloquio con l’ambasciatore italiano a Londra Dino Grandi, 8 agosto 1936, trascritto nel rapporto intitolato Rivoluzione spagnola- atteggiamento inglese. Colloquio con Winston Churchill, 9 agosto 1936 XV, MAE I, busta 102.)

Queste parole di Winston Churchill possono essere ancor oggi sottoscritte in toto, ancor più alla luce degli avvenimenti spagnoli prima- i massacri di sindacalisti, anarchici e trotzkisti, considerati concorrenti dei comunisti stalinisti- e poi di quelli europei ed extraeuropei del secondo dopoguerra e della Guerra Fredda.

[…]

Detto ciò, molte cose della parte nazionalista non ci piacciono. Non ci piace la retorica della cruzada. Non ci piace la figura dello stesso Franco, per esempio, che evirò le istanze rivoluzionarie e sindacali della Falange di Jose Antonio Primo de Rivera, giungendone a perseguitare ed arrestare i capi, per trasformare nel dopoguerra la Spagna in una grigia e plumbea dittatura reazionaria legata a doppio filo con la Chiesa e con l’Opus Dei di quell’Escrivà de Balaguer che da Franco ricevette un falsissimo titolo di marquis de Peralta. Troviamo grave che sul sito di alleanza cattolica si legga a proposito della difesa dell’Alcazar che “…Né è minore l’importanza militare della conquista di Bilbao, nel giugno del 1937, da parte dei reparti carlisti”. Facendo finta di ignorare che il ruolo principale nella conquista di Bilbao fu quello delle Camicie Nere e dei legionari italiani del C.T.V., cui i baschi si erano arresi, e che si diedero da fare per evitare la limpieza che Franco voleva fortemente. Limpieza che non mancò di colpire parecchi sacerdoti baschi di idee separatiste.

Ma è vero anche che una vittoria dei rojos non sarebbe stata una vittoria repubblicana, ma comunista, avrebbe aperto per la Spagna una stagione ben peggiore e che, al posto della grigia Spagna clericheggiante e feudale (come la definì Anfuso) del Caudillo si sarebbe avuta con tutta probabilità una Spagna rosso sangue (ben più di quanto non fosse il sangue versato dai nacionales, che non fu certo poco). Che è poi ciò che era iniziato sotto il governo di Negrin. Basterebbe leggersi Omaggio alla Catalogna di Orwell per comprendere, se non si è dei sognatori incalliti o totalmente in malafede, che una vittoria repubblicana avrebbe represso ogni istanza libertaria con ancor più forza rispetto a quanto avvenuto a Barcellona nel 1937- 38. Del resto, l’Europa orientale comunista era molto più grigia della pur grigia Spagna franchista. I volontari italiani dei reparti di Camicie Nere furono tra i migliori reparti di tutta la guerra civile, ma delle quali ci si ricorda solo per la sconfitta (del tutto secondaria) subita a Guadalajara, dimenticando le ottime prestazioni durante il resto della guerra.

Guadalajara, insieme al bombardamento di Guernica, è una delle leggende più radicate e meno storiche nate nella guerra sino ad allora più seguita da reporter e giornalisti. E come le due Guerre del Golfo del 1991 e del 2004 la guerra di Spagna abbonda di falsi scoop, di invenzioni della propaganda, di falsificazioni della realtà: si pensi alla foto di Robert Capa del Miliziano che scivola fatto passare per morente, al quadro di Picasso rappresentante una corrida che diviene Guernica… Falsificazioni da una parte e dall’altra, ed è una falsificazione che dura tutt’ora, a dispetto della disponibilità di eccellenti lavori come quello pubblicato dai generali Rovighi e Stefani per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. A mo’ di esempio: su un sito antifascista si leggono queste perle su Guadalajara:

Lister, con un violento contrattacco, annienta la 3^ divisione “Penne Nere” del generale Nuvoloni (…).

Un’unità di Lister raggiunge il km. 97 della strada di Francia, praticamente da dove erano partiti i fascisti l’8 marzo. I legionari sono rilevati da una brigata di navarresi; negli scontri hanno perso 1.500 uomini, 1.200 i prigionieri. La battaglia di Guadalajara è finita. Sarà ricordata come la “prima sconfitta del fascismo”.

Ovviamente, si tratta di fantasie: prima di tutto, nessuna divisione italiana è stata annientata, tanto meno la Penne Nere, formata da volontari della MVSN provenienti dagli Alpini; gli italiani rimasero padroni di venti dei quaranta km conquistati, le cifre di prigionieri e perdite sono totalmente inventate. Ma i compagni ieri come oggi sono fatti così, e non basta loro cambiar nome per perdere la terza narice che l’evoluzione (l’involuzione?) ha donato loro. Evitiamo, per nostro conto, di dire cosa pensiamo di questo voler gonfiare il numero di soldati italiani morti in battaglia, rallegrandosene apertamente per motivi di fazione politica.

No, quella repubblicana non fu, e non poteva essere, la parte giusta.

Ed è grave che dell’impiego in linea del C.T.V., durato dal febbraio 1937 all’aprile 1939, la storiografia e la pubblicistica corrente concentri la propria attenzione su un periodo di un mese, sino al marzo del 1937, quando avvenne la battaglia di Guadalajara, enfatizzando l’unico parziale insuccesso del C.T.V. (presentato come una batosta, una sconfitta internazionale, e via esagerando) , ma trascurando i rimanenti venticinque mesi, forse per non dover dire che dalla primavera del 1937 al 1939 gli italiani in Spagna ebbero solamente successi, tanto a livello tattico che strategico, surclassando di gran lunga, quanto a prestazioni ed a risultati, tutte le formazioni militari nemiche ed alleate, sfondando il Cinturon de Hierro, conquistando Bilbao, Santander, dimostrandosi le migliori truppe nazionali nelle campagne di Aragona e del Levante, e costituendo il motore primo dell’offensiva di Catalogna e della conquista di Barcellona.

[…]

In Spagna, dopo tre anni di guerra civile di incredibile ferocia, ha vinto la legalità, quella di fatto, se non di diritto, il principio di ordine e di moralità contrapposto a quanto simboleggiato dalla paradossale somma di tre rivoluzioni opposte ed inconciliabili tra di loro: quella socialista, la comunista e l’anarchica. Si deve concordare con Giovanni Artieri quando ricorda come, annegata nelle sue stesse illusioni, la repubblica borghese, democratica e cattolica, non durò neppure tanto da contare qualcosa nella catastrofe che aveva essa stessa preparato. Franco vinse, prosegue Artieri, perché la sua insurrezione proveniva dalle radici stesse dello spirito religioso spagnolo, della cultura spagnola, dell’anima immortale della Spagna. I nazionali partirono dalle province da dove mossero in cinque secoli, i re e gli eroi della Reconquista: i Ferdinando, gli Alfonso, il Cid, sino ai sovrani che strapparono ai mori il Paese. I suoi soldati venivano dalle regioni di maggiore castiza. I nacionales erano tutto ciò che in bene ed in male è più profondamente spagnolo. I loro avversari erano tutto ciò che la Spagna non era e non era mai stata, e che non volle diventare: uno schema di nuda civiltà di estrazione slava e deterministica, costituita dalla camicia di forza del sistema economico marxista, del gerarchismo sorretto dalle varie Cekas, dalla polizia politica e dai plotoni di esecuzione. Anche Franco ebbe polizia segreta e plotoni d’esecuzione. Ma nell’ordine, e non nel caos.

Nel diario di Nenni, si legge:

Mi rammarico di non essere riuscito a sfondare le difese di Saragozza per poter fare pulizia del clero di quella città ed incendiare la grande Basilica della Madonna del Pilar.

In queste scempiaggini sta la ragione vera della sconfitta dei repubblicani e degli internazionali, morale prima che militare: il fatto che della Spagna ne capivano quanto di Marte. La mancanza di una minima conoscenza della psicologia e della storia spagnola nelle parole esemplari del socialista romagnolo è peggio che un’espressione di fanatismo, o meglio, una smargiassata, è una stupidaggine. Per gli aragonesi la Virgen del Pilar è il simbolo della loro religione, della loro storia, del loro orgoglio: è una Madonna guerriera, la Capitana; e ancor oggi cantano, come nel 1808 le truppe di Palafox e i civili assediati in Saragozza dai francesi, dai polacchi, dagli italiani del generale Verdier, le parole di Agustina Domenech, cantata da Byron nel Childe Arold e disegnata dal Goya, descritta da un ufficiale polacco come bellissima, mentre da sola puntava il cannone, intorno al quale era caduto suo marito con gli altri serventi, sulle colonne francesi :

La Virgen del Pilar dice

que no quiere ser francesa,

que quiere ser la Capitana

de la tropa aragonesa.

Un orgullo singular

tienen los aragoneses

un orgullo singular

porque tienen por Patrona

a la Virgen del Pilar.

Non potevano vincere, non dovevano vincere. Non vinsero. 

[…]

L’Italia non si impadronì delle Baleari, come gli inglesi e i francesi avevano temuto. Era ciò che Galeazzo Ciano, che era stato il maggior fautore dell’intervento italiano in Spagna, aveva detto:

Nessuno crederà che in Spagna noi non vogliamo nulla.

Aggiungendo, parlando con l’ambasciatore Cantalupo,

Anche questa volta gli italiani saranno molto più idealisti di quanto tutti sospettano: non caveremo nulla dalla Spagna e ci contenteremo di raggiungere i fini generali che ci siamo proposti: impedire che, bolscevizzandosi la Spagna, abbia inizio la bolscevizzazione del Mediterraneo.

Era la verità.

La guerra civile era costata cara all’Italia in termini di perdite:

Caduti: 272 ufficiali (105 dei quali della M.V.S.N.), 2.764 sottufficiali e soldati (1.357 appartenenti alla Milizia).

Feriti: 981 ufficiali (399 della M.V.S.N.), 10.205 sottufficiali e soldati (5.200 della Milizia),

Dispersi: 9 ufficiali (4 della Milizia.),

272 militari deceduti per malattia e incidenti vari4.

A ciò vanno aggiunte le ingenti perdite di materiale che depauperarono il già scarso potenziale bellico italiano alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, quantificabili in 14 miliardi di lire dell’epoca. In Spagna combatterono complessivamente 29.000 Camicie Nere; nel corso del conflitto la M.V.S.N. meritò le seguenti decorazioni:

4 ordini militari di Savoia;

33 Medaglie d’Oro al Valor Militare;

426 Medaglie d’Argento al Valor Militare;

532 Medaglie di Bronzo al Valor Militare;

1.745 Croci di Guerra al Valor Militare.

Oltre a loro, nel campo avversario, erano caduti altri 547 italiani: si erano battuti molto bene a Madrid ed a Guadalajara, e a loro va il nostro rispetto, il rispetto dovuto a chi combatte e muore per le proprie idee. Ma non morirono per la libertà e la democrazia come ancor oggi qualcuno pretende: morirono in massima parte in nome di ideali sbagliati, quelli del comunismo ortodosso di Stalin, di Togliatti, di Marty, tentando di imporre alla Spagna una dittatura infinitamente peggiore di quella di Franco, e chi non si adeguava, veniva allontanato, come Piacciardi o Penchienati, o eliminato; spesso agirono da polizia politica contro trotzkisti, sindacalisti ed anarchici: non sappiamo invece il numero degli anarchici italiani massacrati dai comunisti, come Camillo Berneri. E mentre combattevano e morivano in Spagna, marionette inconsapevoli, in Unione Sovietica continuava il Grande Terrore staliniano, le deportazioni dei gruppi etnici, il massacro dei kulaki, i processi farsa in cui Togliatti era parte attiva, e il terrore staliniano raggiunse il culmine proprio nel 1937, l’anno di Guadalajara. Li ricordiamo con rispetto, ma non li rimpiangiamo.

Pierluigi Romeo di Colloredo

(da “Frecce Nere! Le Camicie Nere in Spagna 1936- 1939, Genova 2012)

La tua mail per essere sempre aggiornato

9 Commenti

  1. Decisamente fazioso e falso come articolo. Si basa tutto su supposizioni, analogie banali e calunnie di bassa lega: anzitutto avete deciso voi che gli ideali comunisti sono “sbagliati”, e tutto il resto si basa su bugie di bassa lega riprese dalla propaganda liberale senza sapere di cosa si parla (“Terrore”, “Grandi Purghe”, “processi farsa” [!], “Cekas” con un evidente anglicismo visto che la Ceka era una e il plurale in russo non si fa mettendo le “s” alla fine). Oppure su sillogismi del tipo: Franco era male → eh vabbè ma il comunismo era peggio; “Franco era male però…” oppure (perla!): «Anche Franco ebbe polizia segreta e plotoni d’esecuzione. Ma nell’ordine, e non nel caos». Perché, in URSS non c’era ordine? E da cosa desumete che i regimi socialisti dell’Est Europa, che al contrario della Spagna franchista promulgarono serie leggi e attuarono vere tutele nei confronti dei cittadini e dei lavoratori (non si può definire serio il cosiddetto “Fuero del Trabajo”), fossero “ancor più grigi della pur grigia Spagna franchista”?
    Enunciando gli aiuti di Stalin, però, avete contribuito a smascherare la bugia secondo cui Stalin non aiutasse la rivoluzione all’estero, e di questo vi ringrazio e vi ringraziamo! Ma la “bolscevizzazione” della Spagna non era un piano suo: Stalin ha sempre sostenuto che la rivoluzione dovesse nascere in seno al popolo e non essere esportata. Indipendentemente dalle scuse di trotzkisti e anarchici, che in moltissimi casi, come a Barcellona, agirono come agenti segreti di Franco. Lo stesso Stalin, come del resto Lenin e tutti i comunisti conseguenti, non quindi Togliatti, Nenni e compagnia, hanno sempre tutelato la libertà religiosa dei loro popoli, attaccando il clero e l’uso strumentale e reazionario della religione, che è giustissimo. Le Brigate Internazionali combatterono per la libertà della Spagna sostenute dall’unica vera democrazia del mondo, mentre il golpe franchista fu sobillato da due regimi infami che poi invasero quel paese. Nessuna menzogna revisionista e nessuna strumentalizzazione potrà cancellare questa verità.

  2. Io vedo delle tremende analogie tra la guerra civile spagnola e l’attuale guerra in Siria (preoccupa quello che venne dopo..): in entrambi i casi abbiamo un popolo che combatte contro invasori pagati dalla plutocrazia apolide internazionale (che allora portava il vessillo del proletariato e oggi invece si è artatamente riciclato nella ideologia nazionalista del popolo eletto: la centrale rimane comunque esogena al paese preso di mira). E in entrambi i casi abbiamo un paese (Italia nel caso spagnolo, Russia e Iran nel caso siriano) che ha deciso di intervenire in funzione di baluardo dei popoli e contro la barbarie ideologica degli sradicati di turno. Dispiace per gli anarchici e i socialisti che non capirono chi rappresentasse veramente le loro rivendicazioni, visto che si fecero fagocitare dai più potenti e pubblicizzati comunisti: evidentemente si fecero accecare dall’anticlericalismo di fondo.
    Questa deriva fu saggiamente evitata da Mussolini..

  3. La parte giusta, o meno sbagliata era quella che vinse, anche con asserito da sir Winston Churchill.
    Complimenti per l’articolo.

  4. L’articolo è invece sbagliato su alcuni punti oggettivamente parlando, primo, non tutti i comunisti del fronte popolare erano stalinisti, c’era il POUM, trotskista e antistalinista, George Orwell fu membro e lo ricordò in Omaggio alla Catalogna, c’erano anche gli anarchici e gli indipendentisti baschi, secondo si può dire che dalla parte sbagliata ci fossero appunto gli stalinisti, non tutto il fronte popolare. Non mi interessa difendere o accusare qualcuno, sta di fatto che nessuna dittatura di destra o sinistra é stata giustificabile in passato. Se dovessimo stabilire chi avesse torto o ragione in quella guerra dovremmo chiedere agli spagnoli stessi invece di stare qui a sindacare per niente.

Commenta