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Manipulation-médiatiqueRoma, 19 lug – Proviamo per un attimo a mettere insieme due fatti di sangue molto, molto, molto diversi. Non ci interessa confondere i piani, ma solo ragionare sul meccanismo mediatico e i suoi trabocchetti. Primo caso: al termine di una scazzottata la cui dinamica è ancora da chiarire, a Fermo un nigeriano cade a terra, morto. Per questo fatto tragico, viene arrestato un ragazzo locale, tale Amedeo Mancini. Chi è? Di lui si sa che frequenta la curva della Fermana, ma non risulta alcuna militanza politica.

Ci sono sue foto a un banchetto di destra radicale, ma anche alla raccolta firme del M5S. Il sindaco di Fermo, ex Pd, lo conosce bene, pare sia stato un suo sostenitore. “Qualche anno fa diceva di essere comunista”, afferma il primo cittadino. Qualcuno dice di averlo visto anche in alcuni centri sociali della zona. Insomma, un profilo che ha molto della figura “paesana” e poco del militante, di qualsiasi schieramento. Ma per i media, Amedeo Mancini è di estrema destra. È un fascista, lo hanno capito subito e lo hanno scritto ovunque, forti anche della versione della vedova nigeriana, smentita dagli esami autoptici e da tutte le testimonianze. Eppure loro lo sanno: l’uomo è un fascista. E se gli fai notare le incongruenze di tale affermazione, ti rispondono che poco importano le idee o le frequentazioni, chi si comporta in un certo modo è fascista, punto.

Caso numero due, cambiamo completamente scenario. A Nizza, durante i festeggiamenti del 14 luglio, un uomo falcia la folla con un tir e fa 84 vittime. Chi è? Un tunisino, con tutta una serie di problemi personali legati all’instabilità psichica, familiare ed economica. È uno jihadista? Qui gli stessi media di prima diventano improvvisamente cauti. Non si sa, chi può dirlo. Alcuni sono pronti a giurare che l’islamismo non c’entri proprio niente e che si tratti di un classico delitto della follia, un raptus maturato in una mente disturbata. L’illusione tiene, incredibilmente, anche di fronte alle prime evidenze: l’uomo aveva il padre che era un noto estremista islamico tunisino. Aveva il pc pieno di video di attentati e decapitazioni, mentre nella rubrica del suo telefonino è stato trovato il numero di uno dei maggiori reclutatori di jihadisti in Francia, un senegalese legato ad Al Nusra. Spunta uno zio che riferisce di come suo nipote fosse stato “radicalizzato” da circa “due settimane” da un reclutatore algerino membro dell’Isis a Nizza. E all’improvviso si trovano testimoni che ricordano, ultimamente, di averlo sentito elogiare lo Stato islamico. Eppure molti giornalisti sono ancora in attesa del documento in triplice copia firmato dal Califfo con le dovute marche da bollo in cui si attesti formalmente che l’uomo è un soldato dell’Isis. Si obietta che non osservava il Ramadan, che mangiava maiale e pare facesse uso di cocaina. Ma la coerenza militante e ideologica di un soldato è cosa che riguarda i suoi ufficiali o, al limite, il suo dio, non certo gli osservatori che dovrebbero prendere atto dell’evidenza.

Insomma, il quadro è chiaro: da una parte abbiamo un atto terroristico la cui matrice è chiara, limpida, cristallina (si potrà poi discutere sul grado di spontaneismo o meno dell’azione). Eppure si fa un’enorme fatica a riconoscerlo per quello che è. Se uscisse fuori che c’è una parte di mondo che ci ha dichiarato guerra si farebbe un favore alle destre populiste e xenofobe, capite? Dall’altra ci sono altre etichette, come per esempio quella di “fascista”, che i padroni delle parole dispensano a piene mani, senza troppi riguardi, decidendo loro chi lo è e chi non lo è, anche a prescindere dalle idee dell’interessato. Perché avere un fascista in più fa molto comodo a lorsignori, mentre avere un immigrato terrorista in più è una vera tragedia. E non a causa dei morti che ha fatto.

Adriano Scianca

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5 Commenti

  1. Niente di nuovo dai media in mano ai banksters stranieri e alla massoneria transnazionale.Al fine di togliere identità agli italiani,proteggono e finanziano a man bassa e senza limiti l’immigrazione selvaggia per mescolare le razze al fine di levare ogni identità nazionale. Anche la promozione dell’ ateismo e dei gay serve a distruggere la famiglia, base della società italiana.La promozione gender che ci dice che possiamo scegliere il nostro orientamento sessuale serve poi a toglierci anche la piu’ chiara identità che abbiamo dalla nascita; quella sessuale
    Ai mondialisti che con le banche centrali private che in cambio di carta prodotta a costo zero che dovrebbero produrre gli stati si
    prendono tutte le ricchezze dei paesi, serve un uomo senza identità, famiglia e patria da manovrare e schiavizzare a piacimento sin dalla nascita
    Inoltre è chiaro che si vuole la guerra tra le principali religioni e a tal fine molti degli attacchi sono creati da centrali deviate con il marchio isis che fà sempre comodo per instaurare uno stato di polizia liberticida

  2. Non si ha il coraggio di dire la verità: l’Islam ci ha dichiarato guerra. Con questo atteggiamento debole, purtroppo, siamo destinati alla sconfitta. Prepariamoci a vedere il Vecchio Continente sommerso da moschee.

    • Non è guerra tra religioni. La cosa migliore è definirla guerra sociale dei ricchi sfondati contro i non ricchi: a ogni classe è stato dato un ruolo, e all’interno di questa macrodistinzione ad ogni religione è stato assegnato a sua volta un ruolo (c’è l’ha l’ebreo con la sua retorica dell’eterna vittima sacrificale come ce l’ha il musulmano con la sua retorica di violenza). L’immigrato veste un ruolo che è congeniale all’idea di impoverimento e indebolimento del popolo per meglio garantire la posizione privilegiata dei ricchi sfondati (spesso eletti che hanno preso il posto da ormai 3 secoli alla vecchia nobiltà guerriera e al clero: la classe che ha fatto della liquidità monetaria il suo miglior vessillo).
      Non lasciamoci ingannare ed evitiamo di pensare ciò che loro vogliono farci pensare. Il commento di Cesare è lungimirante.

      • Non é guerra di religione, perché l’Occidente é ateo. É guerra e basta. E l’Islam la sta portando avanti da 1400 anni. Stop.

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