Roma, 9 gen – Governo contro la Bce. Quanto durerà non ci è dato saperlo, dei nostri problemi di sovranità siamo ben consci. Ciò che è certo che è l’esecutivo sulla delicatissima materia in oggetto vada sostenuto in ogni modo, se proseguirà nella sua politica quanto meno critica al riguardo. La Banca centrale europea non è nostra amica e non lo è mai stata: questo per ribadire una banalità che però è necessario ricordare.

Con il governo, contro le politiche repressive della Bce

Non serve un genio, e lo dice lo stesso Guido Crosetto, per capire che investire quando si è in crisi economica sia una priorità. Eppure la Bce non comprende o non vuole comprendere questo basilare approccio, in vigore in ogni Paese al mondo esclusi i poveri con la sfortuna di finire in questa gabbia di recessione e di contrazione economica rispondente al nome di Unione europea. Una disgrazia sociale con pochi rivali, forse nessuno, almeno nel nostro presentissimo ventunesimo secolo (si può discutere di ben altro per lo scorso, chiaramente).

Le dichiarazioni del ministro della Difesa dei giorni scorsi sono inequivocabili e difficilmente non condivisibili, a meno di non avere le proverbiali fette di prosciutto sugli occhi: “Fatico a comprendere le ragioni che hanno spinto la Bce a cambiare politica sugli acquisti dei titoli di Stato europei, in un momento già economicamente molto complesso, per certi versi drammatico, come quello che sta attraversando il mondo e l’Ue in particolare. Non sta a me giudicare ma non serve un premio Nobel, basta il buonsenso di una massaia per capire che alcune decisioni provocano effetti negativi perché amplificano la crisi. Quando Draghi lanciò il whatever it takes, la situazione economica e sociale era enormemente migliore di quella a cui stiamo andando incontro. A maggior ragione oggi non c’era alcuna ragione per una stretta”. La stretta è quella sui tassi di interesse in salita, come è ben noto da settimane. C’è crisi? Meno acquisti di titoli di Stato. Quindi meno soldi. Meno investimenti. Per meglio dire, scoraggiamento agli investimenti. Di conseguenza meno lavoro e ancora più stenti. Un minimo comune denominatore che caratterizza tutta la storia di Bruxelles: vietato crescere, a qualsiasi costo. Umano, sociale, economico. In fondo basta contenere l’inflazione, chissenefrega se poi arriva la fame. Giusto, Bruxelles?

Stampa mainstream – come al solito – vergognosa

Quando c’è da difendere l’interesse nazionale, la stampa mainstream va nella direzione opposta. Per carità, ci siamo tristemente abituati. Siamo abituati a colleghi costantemente in polemica contro il futuro di questa povera Nazione e tenacemente difensori delle peggiori nefandezze provenienti da vari vincoli esterni, euroinomani ma non soltanto. In un momento di crisi economica profonda il fatto che la Bce ostacoli investimenti e rilanci economici non solo non conta, ma è addirittura smentito. Si pensi al titolone sedicente sprezzante su La Stampa di un pezzo della mai troppo criticata Veronica De Romanis, che definisce “parole in libertà” quelle del ministro. Si pensi al tristissimo editoriale che si legge sull’Huffington Post nel merito, il cui titolo è inequivocabile: “Crosetto e Meloni sbagliano: non si può chiedere a Lagarde di aprire l’ombrello se c’è sole”.

Quale sole, poi, resta un mistero. Nel testo si legge anche: “Gli acquisti di titoli di stato della Bce sono stati introdotti come una parentesi in tempi eccezionali e non rappresentano affatto la normalità”. Sottolineando quanto tutto ciò sia “santico dai trattati”. Ma porsi due domande sul fatto che questa normalità non sia affatto normale, ovviamente, è illecito. Addirittura non è nemmeno contemplato. Quando, per citare Crosetto stesso, “non serve certamente un Nobel”. Quando si è in crisi, si spende e si investe. Quando si è in prosperità si prova a contenere l’inflazione. Dovrebbe essere evidente anche al più allocco degli euroinomani. Ma così non è. E allora si continui a difendere la Bce e le sue politiche economiche oppressive, così, per principio, perché è scritto nei trattati. Trattati che a questo punto potrebbero anche chiedere direttamente di buttarsi da un ponte, ma noi seguiamo, ciecamente, affinché il vecchio “ce lo chiede l’Europa” non non muoia mai. Anche se esso comporta la nostra morte. No, non esiste. Il governo su questo tema va sostenuto fino alla fine. Augurandoci che insista il più possibile.

Stelio Fergola

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