Roma, 9 gen – Caro benzina “in salita”, il governo perde la sua “piccola scommessa”, se così possiamo definirla, essendo generosi. Al mancato rinnovo degli sconti dal primo gennaio 2023 non ha corrisposto a un quadro dei prezzi del carburante incoraggiante. Un fattore su cui probabilmente l’esecutivo contava, preferendo concentrare le briciole (perché di queste si tratta) a disposizione esclusivamente sulle bollette energetiche.

Benzina, la scommessa persa del governo

Il problema del caro benzina non può essere sottovalutato, ed è difficile dargli un peso inferiore alle bollette, probabilmente percepite come più “immediate” dall’opinione pubblica ma non più gravi in termini sociali. La benzina non è un bene strategico solo per l’economia in generale ma anche per la gestione di alcuni servizi fondamentali per cittadino, come hanno testimoniato alcuni allarmi lanciati nei mesi scorsi. Ebbene, il governo Meloni, decidendo di non rinnovare il – peraltro già modesto – sconto sui carburanti promosso dal predecessore Mario Draghi, ha sostanzialmente deciso di puntare una fiche. Poche, pochissime le risorse a disposizione, come la magra manovra finanziaria dimostra pienamente, e la necessità di concentrarle in ambiti specifici. E allora ecco che la “fiche” viene puntata per intero sulle bollette, contando su un andamento dei prezzi del petrolio meno impressionante rispetto ai mesi passati. Per ora, però, quella scommessa appare persa. E in modo pure clamoroso. L’aumento non è infatti di quelli piccoli, visto che siamo ormai verso i 2,5 euro al litro sulle autostrade: una bella mazzata, sostanziale oltre che di immagine, per l’esecutivo.

I tentativi – mesti – di reazione

Come riporta l’Ansa, è Matteo Salvini a fare la voce più grossa. Il ministro delle Infrastutture prova a buttarla sulla speculazione: “C’è qualcuno che fa il furbo”, dice. Aggiungendo che “parleremo con il presidente del Consiglio”. Chiaro l’intento piuttosto triste di provare a smarcare o quanto meno a ridimensionare le responsabilità della Lega come forza di governo sulla questione. Ma quello conta il giusto, ovvero molto poco, visto quanto fosse abbastanza prevedibile. Ciò che conta è che, adesso, l’Italia che lavora e che produce trova sulla sua strada un’altra gatta da pelare non indifferente: e non sarà per niente facile uscirne, vista l’estrema scarsità di risorse di cui dispone.

Stelio Fergola

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