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Roma, 3 feb – Il 3 febbraio del 1827 nasceva a Torino Pier Carlo Boggio patriota italiano e politico militante tra le fila della Destra storica. La sua è una figura di secondo piano nella storia del nostro Paese ma, al contempo, quanto mai fondamentale. Assieme a Cavour, fondò e lavorò per “Il Risorgimento”, il giornale del Regno di Sardegna famoso per i suoi temi di politica, economia e cultura dalla venatura rivoluzionaria. Per questo giornale, Boggio iniziò a scrivere articoli riguardanti la politica ecclesiastica, in particolare era fermamente convinto della necessità di riformare il sistema giuridico del regno sabaudo imponendo una ferrea divisone tra Stato e Chiesa, tra potere temporale e potere spirituale. Ben presto, tuttavia, lasciò la redazione del giornale in quanto Boggio era troppo favorevole alla ripresa, pressoché immediata, delle ostilità verso l’Austria dopo la pace di Salasco.
Una volta fatto ingresso in Parlamento, si legò agli ideali di D’Azeglio. Il giornalista torinese divenne famoso in quanto criticò aspramente il famoso “connubio” che si creò tra la Destra e la Sinistra sostenendo che lo stesso compromesso non avrebbe avuto dei buoni riscontri nella gestione del Paese. Nel frattempo, Boggio continua la stesura di opere a favore della separazione dei due mondi spirituale e politico. La sua opera più importante, “La Chiesa e lo Stato in Piemonte dal 1000 al 1854”, venne messa pure all’indice in quanto istigatrice di scontri tra politici e credenti. In realtà, il patriota torinese non prevedeva uno Stato ateo o completamente slegato dalla religione ma piuttosto uno Stato laico nel quale le due entità potessero convivere pacificamente ognuna dirigendo e amministrando la sua sfera di interesse nel migliore dei modi.
Oltre che fiero uomo politico, Boggio fu anche patriota e soldato. Appoggiò fin da subito una rivolta mazziniana nel Veneto e, per questo, si avvicinò al Partito d’Azione anche se in maniera timida e per un breve periodo di tempo. Il 20 luglio 1866 si arruolò volontario nella marina prendendo parte alla famosa battaglia di Lissa. Lo scontro venne vinto dal nemico austriaco ma, anche qui, il soldato torinese dimostrò il suo valore e, avendo assunto il titolo di Guardia civica, ottenne il comando della nave da guerra “Re d’Italia” con la quale affondò non volendo abbandonarla per nessuna ragione al mondo.
Tommaso Lunardi



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1 commento

  1. Patriota di grande temperamento e uomo di fieri ideali , altri momenti storici purtroppo ………la storia spesso si ripete e penso che anche noi dovremmo prepararci poiché la dittatura comunista che ci opprime presto vorrà le nostre vite e le nostre case per darle agli africani……..ci vorrebbe proprio un nuovo risorgimento.

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