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Roma, 25 lug – A prima vista potrebbe sembrare un semplice sasso. Magari dalla forma curiosa, da raccattare come ricordo di una passeggiata nel bosco. E invece, quella piccola pietra di appena 15 centimetri trovata a Velletri è un incredibile calendario lunare. Una scoperta straordinaria dunque, perché in quel sasso vi sono una serie di incisioni realizzante dall’Homo Sapiens circa 10mila anni fa.

Come spiegato dall’archeologo Flavio Altamura nella sua relazione, pubblicata dalle più importanti riviste archeologiche e scientifiche, il ritrovamento della pietra nella zona del Monte Alto Artemisio è stato del tutto casuale. “Come hanno rivelato le indagini – ha detto Altamura a Repubblica – le tacche sono state tracciate nel corso del tempo utilizzando più strumenti di pietra affilati, come se fossero servite per contare, calcolare o per immagazzinare la memoria di un qualche tipo di informazione”.

A scoprirlo e decodificarlo è stato lo stesso Altamura, del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza: “Sono appassionato di trekking e passeggio spesso per i bellissimi sentieri nei boschi dei Castelli Romani. Quel giorno facevo una camminata con il mio cane, quando notai questo ciottolo, arrotondato e molto diverso dal pietrame spigoloso che lo circondava. Il ciottolo era in superficie, ai lati di un sentiero vicino alla cima di Monte Alto. Probabilmente era affiorato con le piogge o per il passaggio di qualche trattore. Ne parlai subito con la mia ‘maestra’ Margherita Mussi che insegna preistoria alla Sapienza. Lei riconobbe immediatamente che si trattava di un manufatto paleolitico e avvertimmo la soprintendenza”.

Il più antico del mondo

Per molto tempo però questo “sasso” si è rivelato un vero e proprio enigma. Nessuno riusciva a capire cosa fosse realmente. Poi Altamura ha risolto il mistero, dimostrando che si tratta del più antico calendario lunare del mondo. “Evidentemente – ha spiegato l’archeologo – questi luoghi speciali hanno sempre attratto l’attenzione dell’uomo, anche durante la più antica preistoria, suscitando un senso di sacralità che chi conosce bene questi luoghi può ancora percepire”.

Alessandro Della Guglia

4 Commenti

  1. L’ ominide era negro , arrivato a ROMA su un gommone grazie alle ong di 10.000 anni fa ??? beh , le merde come soros c’erano già , per fortuna venivano “terminate” vedi Colosseo …..(4.000 anni
    poi III R…H. 70 anni. fa)

  2. Controllate la storia,non ci siamo con le date,controllate era faraonica,che sia egiziana dacordo ,ma risale a molto tempo prima,hoponopono sapiens non c’era al tempo dei faraoni

  3. NEL LUOGO SONO VISIBILI TAGLI NELLA ROCCIA ORIENTATI ASTRONOMICAMENTE… CHE DUNQUE UTILIZZASSERO LE SCIENZE ASTRONOMICHE PER I LORO RITI O ALTRO, E’ COSA NOTA! I REPERTI NEOLITICI POSSONO ESSERE RINVENUTI CON FACILITA’ IN QUEL PUNTO, PROPRIO A CAUSA DELL’EROSIONE DEL SUOLO, UNITA AL MOVIMENTO DELLA TERRA DA PARTE DEI TAGLIABOSCHI. SONO VISIBILI PRATICAMENTE SULL’INTERA AREA. RECENTEMENTE MI SONO IMBATTUTO PERSONALMENTE IN REPERTI SIMILARI, MA ANCHE COSTRUTTI IN ARGILLA. CHE GIACCIONO LI… ASPETTANDO CHE QUALCUNO LI RACCOLGA E LI CONSEGNI ALLE AUTORITA’. BELLISSIMA SCOPERTA COMUNQUE.

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