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Roma, 21 ott – Nell’articolo “Roma meticcia, che disdetta”, a firma di Antonio Carioti, apparso su La Lettura del 22 ottobre 2017, l’articolista riconosce, in riferimento a Roma, “che ogni grande potenza è stata costruita sulla forza”, ma che al contempo nella storia “le civiltà più feconde e durature”, come appunto quella romana, “non hanno mai perseguito una purezza etnica incontaminata”. Prendendo spunto da queste osservazioni ci permettiamo allora di perorare la causa dei sino ad oggi vituperati Conquistadores, che se pure hanno costruito l’impero coloniale spagnolo sulla forza, tanto da essere stati addirittura accusati di genocidio, non solo non hanno applicato la limpieza de sangre nelle Americhe, ma si sono a tal punto meticciati con le popolazioni locali da creare una ‘razza’ del tutto nuova, quella creola. Sarebbe pertanto opportuno segnalare questa importante novità storica a chi negli Stati Uniti vuole abbattere le statue di Colombo, senza rendersi conto di stare ostracizzando un paladino della multirazzialità.

Nello stesso articolo si trova poi sorprendentemente scritto: “Atene, aperta al mondo, ha lasciato un’eredità immortale; Sparta, chiusa in se stessa, non ha prodotto nulla di culturalmente apprezzabile”. È evidente che all’articolista è sfuggito il mito ateniese dell’autoctonia, la schiavitù vigente ad Atene e soprattutto la legge proposta proprio da Pericle di circoscrivere la cittadinanza ateniese ai soli figli di genitori a loro volta entrambi cittadini ateniesi. Insomma, l’Atene ‘sangue e suolo’ pare essere stata del tutto ignorata dall’articolista. Così come l’articolista sembra non essere a conoscenza dell’enorme attrazione bimillenaria esercitata da Sparta.

Essendo però davvero stucchevole ricostruirla nella sua interezza, mi limito a suggerire la lettura, a mo’ d’introduzione all’argomento, dei libri di Giuseppe Cambiano, Polis. Un modello per la cultura europea (Laterza) e di Daniele di Bartolomeo, Nelle vesti di Clio. L’uso politico della storia nella Rivoluzione francese (Viella). Solo due aggiunte: sfogliando il secondo volume del testo di Quentin Skinner dedicato a Le origini del pensiero politico moderno (il Mulino), si scoprirà la presenza delle istituzioni spartane in autori ugonotti antiassolutisti cinquecenteschi come Beza, Hotman e Duplessis-Mornay. Mentre, leggendo il “Progetto di Costituzione della Repubblica Napoletana”, redatto nel 1799 da Mario Pagano, ci si accorgerà che il “Titolo XIII”, dedicato alla “Custodia della Costituzione”, affidava tale delicatissimo compito a un corpo di cittadini chiamati Efori, come l’antica magistratura spartana.

Giovanni Damiano

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