Roma, 7 apr – Premetto, riesco a guardare la vicenda del referendum con occhi quasi distaccati per due motivi: per primo, ho sempre considerato la magistratura uno strumento armato del potere della sinistra (e prima anche della DC) e non un organo di giustizia, per secondo motivo, vedo nazioni con le carriere separate tra magistrati dove le persecuzioni e le ingiustizie proseguono inalterate, vedi per tutti gli Usa. Ciò premesso, sono andato a votare e ho votato SI perché lo ritenevo un gesto di particolare disistima verso la magistratura italiana che tanto ha perseguitato la mia parte politica.
Il disequilibrio dei poteri e il ruolo del Csm
Nel sistema liberale ci sono tre poteri che dovrebbero restare indipendenti tra loro: l’esecutivo (il governo), il legislativo (i deputati) e la magistratura. Nessuno dovrebbe prevalere sugli altri due e invece la magistratura prevale su tutti. Come ci riesce? Ci riesce grazie all’annullamento dell’immunità parlamentare, così la magistratura può attaccare e ostacolare i politici in ogni momento. Possono, a loro volta, i politici attaccare la magistratura? Impossibile, l’unico organo che può giudicare i magistrati è appunto il Csm dove i magistrati nominano dei loro colleghi per giudicare sé stessi, col risultato che i magistrati sono sempre assolti dai loro errori. Un esempio: solo nell’anno 2025, 650 detenuti sono stati risarciti per ingiusta detenzione e invece solo 3 magistrati su almeno 1.300 sono stati inquisiti per quegli errori. Quindi non solo i casi eclatanti tipo Enzo Tortora, ci sono ingiustizie molto più estese. Da considerare che le pene ai magistrati, assai blande, vengono comminate dal Csm stesso e che i risarcimenti vengono pagati dallo Stato, non dalle tasche dei magistrati.
Una campagna senza battaglia
Praticamente la destra è scesa in campo senza dare mai battaglia, mentre la sinistra e i magistrati (e i vescovi italiani), strettamente uniti dagli anni ’70, hanno dominato la scena con grande aggressività e attacchi continui verso la destra. Ci sono stati ripetuti insulti a chi avrebbe voluto votare SI definendoli dei malavitosi e dei mafiosi, e poi ci sono state delle minacce dirette di resa dei conti in tribunale dopo la chiusura del referendum. E la destra se n’è rimasta con la coda tra le gambe balbettando inginocchiata dalla paura di uno scontro. Aveva la destra argomenti a fronte dell’accusa di essere dei malavitosi? Ne aveva una caterva. Poteva rispondere che la sinistra aveva svuotato 25 miliardi dalla banca Mps (il più grande scandalo italiano), portandola in stato di fallimento e costringendo lo Stato a immettere i nostri soldi per non far esplodere la banca. La destra poteva dire che il Csm doveva indagare a fondo l’atteggiamento dei giudici che non inquisivano adeguatamente i vertici di Mps, specie dopo le voci di feste e festini comuni coi capi di Mps a Siena. Poteva dire che, gli stessi giudici, per 13 anni avevano fatto passare l’omicidio di David Rossi come un suicidio e che David Rossi, alto dirigente di Mps, voleva denunciare gli autori del buco da 25 miliardi dichiarando a chi erano finiti i soldi. E poi il ponte Morandi di Genova coi Benetton e poi Stellantis con gli Elkann. Ecco quindi i veri malavitosi annidati nella sinistra che si godeva i miliardi di Mps. Invece c’era un silenzio totale da parte della timida e pavida destra.
Lo scenario mancato dello scontro istituzionale
Un governo pronto alla battaglia avrebbe eletto un nuovo presidente della repubblica, per il quale è previsto il ruolo di presidente anche del Csm. La destra avrebbe avuto (e ha) i voti necessari a disposizione per quell’elezione. Ottenuto il presidente avrebbe successivamente votato la legge che limitava l’aggressività del Csm. La sinistra, per difendere la valanga dei suoi uomini nella magistratura, avrebbe indetto il referendum abrogativo, tanto quanto è già avvenuto. Poi la sinistra e i giudici avrebbero iniziato con gli insulti e le minacce, come già visto. A quel punto, il nuovo presidente della repubblica e del Csm avrebbe chiesto di indagare quei magistrati e avrebbe anche chiesto di indagare i magistrati del caso Mps, del ponte Morandi e di Stellantis. La maggioranza dei membri del Csm, tutta di sinistra, avrebbe votato contro il presidente della Repubblica creando uno scontro istituzionale. A quel punto, almeno dal punto di vista della battaglia referendaria i veri malavitosi sarebbero risultati gli autori e i complici del buco-voragine di Mps.
Tra paura e rinuncia
Da un lato, la sinistra e i giudici non si erano fatti nessuno scrupolo di insultare le istituzioni dando praticamente dei mafiosi ai ministri del governo che sosteneva la legge sulla giustizia. Dall’altro lato, la destra sapeva benissimo di poter eleggere il presidente della repubblica e del Csm, e di poter votare solo dopo quell’elezione le riforme, ma non voleva arrivare al prevedibile scontro istituzionale tra il suo nuovo presidente della repubblica e i giudici. Ve lo vedete questo governo molle come un fico a contrastare gli insulti e le minacce dei magistrati, magari con qualche arresto dei giudici più aggressivi e offensivi fino al vilipendio? Nel governo di destra sono tutti impegnati a giustificare o a cancellare il loro passato, tremanti di paura. Tutti prostrati alla ricerca di attirare e addolcire una sinistra invece pronta a tutto.
Le riforme e il tempo perduto
Il governo Meloni aveva tre riforme fondamentali: la riforma della giustizia (la madre di tutte le riforme), la riforma federale (autonomia differenziata) e la riforma sul premierato. Diciamo subito che la riforma sulla giustizia non potrà essere ripresentata prima di 10 anni e ora che si devono aspettare sulle altre due riforme? Secondo me, è meglio che pensino ad altre due sconfitte, visto che si faranno di nuovo insultare in tutti i modi. Per scendere sul campo di battaglia non puoi essere un moderato, devi saper combattere e questi invece sono delle mammolette.
Carlo Maria Persano