Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 26 lug – C’è una lezione che si può trarre dalle vicende e dalle reazioni emotive di questi giorni: quando si violano i confini insorge mezza Italia, quando si toccano i bambini tutta Italia (o quasi) insorge. Quando la tedesca altoborghese Carola ha consapevolmente violato il confine di Stato, una maggioranza di italiani ha vinto il condizionamento mentale di decenni in senso apolide e ha reagito con sdegno. Purtroppo non vi è stata una reazione unanime, ancora molti hanno continuato a cullarsi nei sogni umanitaristi senza comprendere che lo slogan dei no border è solo una mossa della partita a scacchi di un imperialismo di tipo nuovo contro la sovranità nazionale.

La Grande Madre

Nel caso di Bibbiano qualcosa di diverso è accaduto: una sollevazione popolare, tramite lo strumento dei social, ha vinto la sostanziale reticenza dei media televisivi. Di Bibbiano, dei bambini violati, dei focolari domestici devastati si è cominciato a parlare “a furor di popolo”. Viene il sospetto che in un Paese da sempre definito come “mammista” si sia ridestato qualcosa che junghianamente potrebbe essere interpretato come l’Archetipo della Grande Madre, di colei che protegge la vita e in senso individuato i bambini, che nutre la vita proteggendo tutto ciò che, attraverso la famiglia naturale, consente la perpetuazione della vita stessa. Questo archetipo così potente nella tradizione italiana inorridisce per le violenze esercitate sui bambini strappati al padre e alla madre.

Vita, prosperità e difesa dello spazio con solide mura

Possibile che questa energia profonda della nazione italiana si sia incarnata anche nella figura di una cantante pop come Laura Pausini? Suscita ilarità pensarlo in senso astratto, ma un archetipo, se è efficiente, non può che rivelarsi in personaggi in un certo senso popolari, legati al comune sentire. Ma non è soltanto Laura che stavolta c’è (per citare un altro cantante che ha detto la sua). Il tema di Bibbiano mobilita le coscienze, vince le ritrosie, suscita una reazione dall’Italia profonda, quell’Italia che appunto viene raffigurata da secoli come una florida donna dispensatrice di vita e prosperità. Particolare significativo, questa iconografia che molto deve al culto antico di Cibele raffigura la Madre Italia con una corona turrita: la civiltà italiana (come ogni civiltà) nasce da una delimitazione di confini, da una difesa dello spazio con solide mura… D’altra parte anche in ambito cattolico uno dei culti più popolari, quello della Beata Vergine del Rosario (originariamente Beata Vergine della Vittoria), si lega a una difesa armata dello spazio e a una battaglia vinta contro i turco-islamici come quella di Lepanto, combattuta tra le onde del Mediterraneo.

Anima di popolo

Ha accarezzato e approfondito con rispetto questo mistero del Femmino arcaico italico Alessandro Giuli in un libro dal titolo dannunziano Venne la Magna Madre. Giuli ricorda che furono i Libri Sibillini e l’Oracolo di Delfi a “consigliare” ai Romani l’accoglimento della grande madre Cibele nell’Urbe. L’operazione, ai tempi della seconda guerra punica (218-202 a.C.), aveva l’obiettivo strategico di sventare l’appello di Annibale a una grande coalizione tra popoli italici e Cartaginesi sulla base di un unico collante: la comune opposizione a Roma, “l’anti-romanismo” per così dire. A quell’appello Roma rispose evocando una figura primigenia che rappresentasse a sua volta un collante tra l’Urbe latina e gli altri popoli italici, appunto una figura materna, che poi con la sua immagine sarebbe diventata l’espressione iconografica dell’anima di popolo italiana.

Una forza ancora vigente?

Fu Traiano il primo a far imprimere la raffigurazione dell’Italia turrita sull’Arco che porta il suo nome a Benevento. E Adriano ordinò l’emissione di una moneta con l’immagine della Donna-Italia con la cornucopia, il corno dell’abbondanza. A lei evidentemente pensava Dante quando, in una terzina dolente, richiama l’Italia al suo rango di “donna di provincie”. A lei si ispirava Petrarca quando parlava di una “Madre benigna e pia”. La gran Donna turrita balena nelle vicende del Risorgimento, nella Grande Guerra talvolta in audaci raffigurazioni liberty. La ritroviamo sulla scheda del referendum istituzionale del ’46 come simbolo della Repubblica in alternativa allo Scudo Crociato sabaudo (sino ad allora simbolo ufficiale dello Stato unitario). Solo una cartolina del tempo che fu? E se fosse una forza vigente? E se chi ha allungato le proprie mani sozze sui bambini italiani dovesse cominciare a temerne l’ira? E se chi ama la Patria potesse evocare e confidare in questa forza materna?

Alfonso Piscitelli

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta