Roma, 12 set – Si ritorna sui banchi di scuola, ma con 300mila studenti in meno. A fornire questo dato allarmante è lo stesso ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il quale in occasione dell’apertura del nuovo anno scolastico ha snocciolato alcuni numeri sulla scuola italiana. Un bilancio negativo che certifica il preoccupante calo demografico che vive la nostra Penisola.

300mila studenti in meno, tutti i numeri del calo

“Abbiamo avuto una caduta del numero degli allievi: tra il 2021 e oggi, ne abbiamo persi circa 300 mila”, queste le parole del ministro Bianchi che però si contenta al contrario del fatto di aver “mantenuto il numero di docenti che avevamo prima del Covid”. Insomma, che la scuola italiana perda una coorte di studenti grande quasi come una città come Firenze non sembra preoccupare troppo il ministro.

Che questo dato si possa leggere a partire dal calo demografico italiano e dall’invecchiamento della nostra società è dimostrato da come la diminuzione degli studenti sia progressiva e colpisca in particolar modo la scuola primaria. Gli alunni della prima dell’anno scolastico 2022-2023 sono 2.260.929, ovvero 52.994 in meno rispetto ai 2.313.923 dell’anno scolastico 2021-2022, secondo un report dello stesso Miur. Diversamente gli alunni delle superiori per il 2022-2023 sono 2.645.849, ovvero 16.007 in meno rispetto ai 2.661.856 del 2021-2022. A certificare il cattivo andamento demografico è anche il paragone tra scuola primaria e superiori, con la prima che nel corrente anno scolastico avrà ben 384.920 studenti in meno.

Ma la scuola pensa ad altro

Se è vero che la scuola non può di certo sobbarcarsi da sola il problema della natalità, gli addetti ai lavori sembrano però preoccuparsi unicamente a dare una continuità a loro stessi. Così il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, afferma: “Il problema principale è che non ci sono tutti i docenti che dovrebbero esserci”. Questione non solo numerica, ma segnata anche dalla forte precarizazzione degli insegnanti, tanto che “un quarto dei posti occupati da docenti non di ruolo ma supplenti”.

Michele Iozzino

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