Roma, 30 gen – Rischio tecnocratico, già. A partire dalla crisi governativa del 2011, in cui l’ultimo governo Berlusconi fu deposto a colpi di spread e presunta necessità di attuare delle riforme strutturali per la nostra nazione, abbiamo assistito al fortificarsi dell’ideologia tecnicista.

Il rischio tecnocratico: uno spettro sempre presente

Dunque il rischio tecnocratico si approfondisce nel corso degli anni. Certo, anche nel secolo scorso la politica italiana fece ricorso a delle figure tecniche più che squisitamente politiche per guidare apparati e ministeri di peso, Carlo Azeglio Ciampi su tutte, che cominciò la propria scalata istituzionale senza essere in principio un uomo di partito ma, appunto, un tecnico prestato alla politica.

Tuttavia, da poco più di un decennio quella che era un’opportunità remota e sempre distante dal rivelarsi consuetudine nei palazzi del potere sembrerebbe tramutarsi in una quasi irrinunciabile necessità. Infatti, il richiamo alle figure tecniche, ultima in ordine cronologico quella di Mario Draghi per guidare l’attuale governo, ha superato l’opportunità di sviluppare nuovi accordi politici che partorissero una figura di partito, o di preferire le elezioni anticipate al commissariamento della politica stessa.

Le vicende del Quirinale

Ulteriore esempio calzante è dimostrato anche nella partita del Quirinale, dove l’ipotesi di nominare una figura tecnica al Colle (sia Draghi o chiunque altro) ed indirizzare un ulteriore volto estraneo a partiti e politica per la guida di un nuovo esecutivo non ha sconvolto l’opinione pubblica. Pertanto, l’aver modificato la nostra prospettiva sociale in ambito nazionale come geopolitico, lasciando ampio spazio di manovra alla visione tecnocratica che si presenta come panacea di tutti i mali rischia di trasformare irreversibilmente aspetto e sostanza delle nostre democrazie e del mercato stesso delle nostre nazioni. Rischi ed aspetti di cui si è occupato magistralmente Lorenzo Castellani, autore de L’ingranaggio del potere e Sotto Scacco, appena pubblicato dalla casa editrice Liberilibri. Due volumi dedicati proprio all’esposizione del pericolo tecnocratico, su cui la Cina rischia di ottenere il primato mondiale, che con l’emergenza pandemica ha ottenuto la possibilità di espandersi a macchia d’olio senza che molti di noi se ne siano neanche resi conto.

Tommaso Alessandro De Filippo

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