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Roma, 22 feb – In largo Tommaso Perassi, nel quartiere Aurelio, è stato aperto nel 2016 un centro di accoglienza. I residenti, ovviamente, non furono informati e, nel silenzio più assoluto, lì vi hanno trovato sistemazione più di 200 immigrati, presunti profughi. Le preoccupazioni espresse dai cittadini, già a disagio per il comportamento poco consono degli immigrati, non sono state ascoltate dal municipio competente.
Questa mattina i circa 200 ospiti hanno inscenato una rivolta nel cortile del centro, facendo salire notevolmente la tensione. Il motivo della protesta? Il mancato pagamento del pocket money, o meglio delle ricariche telefoniche previste nella “paghetta quotidiana”. I presunti profughi si sono dunque barricati all’interno della struttura rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Al termine delle trattative, pare che la situazione sia tornata “tranquilla”.
Fortunatamente non si sono registrati episodi di violenza. Cosa che, al contrario, è avvenuta in altre situazioni simili, allorché ospiti di altri centri di accoglienza sparsi per tutta Italia hanno aggredito il personale delle relative strutture. Le cause scatenanti delle proteste e, talvolta, delle violenze sono di solito il cibo, non gradito dai palati fini immigrati, i soldi o internet. Del resto, si converrà, per chi scappa dalla guerra il wi-fi non può che essere un’impellente priorità.
Valerio Benedetti

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4 Commenti

  1. …..ogni ”etnia” torni a casa sua…. I loro governi si devono assumere la responsabilità sociale della loro ”etnia”: non devono scaricare i loro problemi sociali su altre popolazioni, mettendole in gravi difficoltà…..( anche se questo mette in difficoltà le coop dei ”centri sociali” ai quali rendono ”più della droga”..)

  2. Africani parassiti e spacciatori,a pulire le strade ed asfaltare le buche…..non vogliono??? A casa allora,analfabeti.

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