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Roma, 11 set – Intendo esporre alcune brevi considerazioni intorno ad un confronto di opinioni che si è incardinato in rete e relativo ad una recensione, a cura di Luca Valentini apparsa su Primato Nazionale, del volume collettaneo Roma la città degli Dei, edito recentemente da Carocci.

Ritengo sia necessario, onde introdurre il “tema”, partire dalla consapevolezza che, dalla fine del passato millennio, stiamo vivendo l’epoca del cosiddetto postmoderno che, in guisa quanto più semplice possibile e sotto il profilo storico-culturale, si può definire una epoca di transizione o una “nuova” età che  chiude, e definitivamente, il “discorso” moderno in senso stretto che, noi, secondo la nostra visione del mondo, che è spirituale, organica e quindi antimoderna (per chi ce l’ha!…), definiamo, da sempre, materialista e quindi individualista che è come dire relativista. La modernità, secondo sempre quel “punto di vista”, che è il paradigma del pensiero tradizionale (che non può essere “superato” da alcunché, atteso il fatto che il suo nucleo sapienziale è la Verità oggettiva ed universale, da sempre, del Mondo e dello Spirito dell’Uomo…!) non è altro che la metastasi cancerosa del dualismo cartesiano, padre dell’Illuminismo che poi sono ambedue la secolarizzazione del cristianesimo medesimo.

Ciò detto, cosa è accaduto e sta accadendo in questa incipiente era postmoderna? Tutti i dogmi moderni e gli effettuali sciocchezzai grossolanamente materialisti e positivisti sono crollati, non nella astratta società ma nel profondo dell’animo umano, a livello planetario; in primis è infatti definitivamente morto il dogmatismo marxista-leninista, è scomparsa perciò la sua infernale cappa di piombo che, durante la mia giovane età, dominava incontrastata le cattedre universitarie, le riviste scientifiche, gli studi e le ricerche in tutti i campi del sapere umano, contestualmente è crollato anche (e su questa contestualità si potrebbe dire molto ma non è questa la sede…!) il dogmatismo altrettanto opprimente dell’intero apparato ecclesiale ed ideologico del cristianesimo.

Scomparse, dall’animo dell’uomo (ancora e sempre Evola ci ricorda che Tutto inizia e si conclude nell’Animo…) le “religioni” marxista e cristiana, sembra che sia rimasto quale unico vincitore, a livello planetario, il flagello neoliberista ed il suo incubo del governo mondiale Sinarchico  dell’Alta Finanza apolide, con tutto il suo lucubre corredo di dogmi altrettanto “religiosi” quali la globalizzazione delle merci e degli esseri umani, considerati sempre merci, e la cancellazione stessa dell’idea di identità e quindi di sovranità tanto individuale quanto nazionale.

Tale apparato di potere, oltremodo forte ed arrogante in Occidente e nel nord del pianeta (leggi Europa e Stati Uniti…) è, se si può dire, solo, per l’appunto, un apparato, una rete, una sovrastruttura che, pur avendo ambizioni “religiose” e “metafisiche” (delle Tenebre…) nell’animo dell’uomo non è mai riuscito ad essere Fede, Sogno, Gioia, Orizzonte di una nuova Civiltà, come pur erano stati il marxismo e il cristianesimo; esso, il neoliberismo mondiale, è infatti stancamente e tristemente sopportato dai Popoli ed agli stessi perciò imposto, ai quali l’élite dominanti, le sole che di esso godono i benefici materiali, cercano di far credere che sia una struttura “naturale”, ovvia e ineluttabile, come la pioggia, la grandine o i terremoti.

L’umanità, in questa fine del ciclo moderno non sogna più, non crede più in niente, non conosce alcunché né di Divino né di umano, cercando, quindi, solo di sopravvivere tra un supermercato e una banca, quale tubo digerente consumista, in questa che, già Nietzsche, chiamò deserto!

Nel deserto.. . dell’Animo, c’è qualcuno però che si sveglia, apre gli occhi della mente e, libero dai dogmi delle religioni materialiste e dalle loro lenti ingannatrici, inizia a guardare il Mondo ed a vedere le Civiltà, le Culture, la Scienza, le Filosofie, i Miti, i Simboli, i Riti, le Religioni Antiche e non, per quello che realmente sono e cioè, esperienze e manifestazioni dello Spirito dell’Uomo nonché di quel mistero che è il Divino che da sempre è tutt’uno con l’uomo medesimo e che, proprio per tale ragione, è necessario, secondo la sensibilità postmoderna, studiare in senso autenticamente fenomenologico e cioè senza pregiudizi e ideologie aprioriche. Ecco che, sin dagli anni ’80 del secolo scorso, fu questo il tema fondamentale che intuimmo noi dell’area rautiana e che diede vita all’idea dei Campi Hobbit: ci fu chiaro immediatamente che le Idee da noi difese da sempre ed in estrema solitudine, avendo tutto un mondo contro, venivano straordinariamente ed inopinatamente confermate, riscoperte, riabilitate, legittimate da ambienti, da uomini e da culture non solo lontanissime dalla nostra ma che nulla sapevano della stessA. E ciò a causa del dogma positivista che aveva dominato le coscienze avvelenandole per circa due secoli: la cultura era solo quella illuminista e tutto ciò che si opponeva alla stessa, doveva essere solo barbarie violenta e prezzolata a difesa di privilegi ed ingiuste gerarchie sociali.

Accadeva, quindi, ed accade, come è il caso del libro di cui sopra edito da Carocci, ma è il caso anche di centinaia di libri, riviste, studi, seminari, tesi di laurea, che giovani finalmente liberi si siano, infatti, liberamente resi conto che davanti all’attuale abominio della desolazione economicistica ed alla sua stupida e distruttrice violenza, l’unica “cosa” realmente differente, altra e, quindi, rivoluzionaria sono la cultura ed il pensiero delle civiltà tradizionali e cioè antimoderne. Scoprendo così e rivelando ciò che, in attiva solitudine, quasi un secolo addietro, affermavano gli Evola, i Reghini, i Guenon, i De Giorgio e poi i Dumezil, i Kerenyi, i W.Otto, i Macchioro, i Van Gennep, gli Eliade, i Lorenz, i Gehlen, gli Schimitt, i Romualdi e tanti tanti altri, tra tradizionalisti, storici delle religioni, fenomenologi del Sacro, giuristi, filosofi e scienziati, e a scoprire tutto ciò ed a confermare pertanto ed in guisa esplicita e senza rendersene conto, le fondamenta medesime della nostra Visione del mondo, sono, per una strana forma di “astuzia della Ragione”, proprio coloro che provengono dalla allucinazione marxista.

Dalla Astronomia che parla, ormai, la lingua di Pitagora con la teoria delle stringhe e della musica celeste alla Biologia molecolare ed al suo organicismo, dalla Fisica dei quanti che parla la lingua di Platone e di Ermete Trismegisto alla Scienza olistica della Gnosi di Princeton statunitense; per giungere agli studi straordinari di molti accademici italiani ed europei, pur con sbavature o ricadute nell’errore, dedicati al Mondo Classico e quindi alla nostra Tradizione che, possono presentare anche residuali intenzioni malevole, ma le stesse vengono oggettivamente annullate dall’approccio stesso alla Visione del mondo di quelle Culture che è, nei confronti del recente passato, autenticamente rivoluzionario, poiché, senza pregiudizi ma con rispetto ed onestà intellettuale, fa parlare direttamente, attraverso il corretto studio filologico, quelle Civiltà e quegli uomini, sforzandosi financo di vedere il Mondo con i loro occhi, riconoscendo così il loro valore universale e paradigmatico in uno con la perennità del loro messaggio!

Al fine di riconoscere la obiettiva rilevanza a tutto ciò, non dobbiamo mai dimenticare che sino a quaranta anni addietro nel mondo accademico i Romani erano dogmaticamente considerati: stupratori, violenti, schiavisti,  imperialisti ed ignoranti e la loro religione, come quella dei Greci, era un insieme di sciocchezze in cui, da stupidi, si adoravano le forze della natura; e tutto ciò era imposto all’intera comunità universitaria in uno con la considerazione del Mito quale favoletta per bambini, del Simbolo come balbettio prelinguistico e del Rito come strumento di dominazione sociale…!

Noi, pertanto, dobbiamo politicamente prendere atto di tutto ciò e, come  credo di aver dimostrato nei miei libri e nei miei studi, a cui ho dedicato e dedico la mia vita, ritengo che, quando, per esempio, un Andrea Carandini dichiara in un suo bel libro degli anni novanta su la Nascita di Roma, che la “storia è la metafora del Mito!”, noi  non si possa e non si debba ignorare tale enorme affermazione ma invece la si debba pensare come fatto storico-culturale e politico di straordinaria rilevanza scientifica nonché come una ulteriore conferma, proveniente da un’autorevole accademico, peraltro di formazione marxista, della Verità sapienziale da noi sempre difesa e della sua potenza purificatrice dell’Animo.

Noi sappiamo infine, che la globalizzazione, il melting pot ed il mondialismo sono il capovolgimento satanico, la parodia della Universalità di Roma e quindi dell’Ecumene Elleno-Romano a cui faceva riferimento l’Augusto Adriano. Roma, infatti, in virtù della sua potenza spirituale immensa, avendo agito, nei secoli, nell’Animo dei Popoli con il consenso e la Giustizia, nonché in virtù della sua Majestas ed Auctoritas, quale Patria di tutti gli Dei del Cosmo e cioè dell’Impero, ha potuto governare e condurre verso la Felicitas Augusti e la Pax Romana tutti gli sterminati Popoli dell’immenso Impero, i quali, liberamente, in virtù di libere istituzioni, ruotavano, ognuno secondo le proprie identità etniche e storico-religiose che includevano l’essere orgogliosamente Romani nello Spirito, in una straordinaria e miracolosa circolazione dell’élIte con un costante cambio di classe dirigente e quindi realizzando un’autentica sovranità popolare mondiale legittimata dal Sacro, poiché l’Impero è un insieme di migliaia di libere Città che si autogovernano essendo altrettante Rome; ruotavano, quindi, tutti i Popoli intorno al Centro, che non è l’Augusto o la Città di Roma, come entità fisiche e materiali, ma è Roma come Idea sacra, dono degli Dei ai mortali per la nuova Età dell’Oro.

Giandomenico Casalino

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